Economia

Come i giornaloni manovrano contro l’Italia le notizie sui titoli di Stato. L’analisi di Liturri

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Un anno dopo si scopre che chi ha venduto titoli di Stato italiani è stato avventato, magari spinto dai profeti di sventura. La minaccia del governo gialloverde all’ordine costituito è stata pompata ad arte? L’analisi di Giuseppe Liturri.

Non è una novità che i dati pubblicati da Banca d’Italia siano quasi sempre usati in modo asimmetrico come una clava mediatica a favore o contro una parte politica, ma quando si tratta di riportare le notizie relative agli acquisti o alle vendite di titoli pubblici italiani da parte di soggetti esteri, per qualche imperscrutabile motivo l’asimmetria assume dimensioni incommensurabili.

Ricordate i titoli a caratteri cubitali dell’ottobre 2018 sulla presunta fuga dei capitali esteri dai nostri titoli di Stato? Ricordate anche i timori (infondati) su chi avrebbe mai sottoscritto i titoli di un Paese isolato, abbandonato da tutti?

Quei titoli originavano da un calo dei titoli pubblici detenuti da stranieri per circa €66 miliardi tra maggio ed agosto 2018 che solo in parte trovavano contropartita nell’aumento dei depositi di soggetti esteri presso banche italiane (in pratica gli stranieri avevano venduto e parcheggiato la liquidità presso le banche italiane, quindi non c’era sfiducia nell’Italia) ed in parte trovavano invece contropartita nel debito della Banca d’Italia verso la BCE (il famoso saldo Target2; quello che in passato avrebbe dovuto essere un deflusso di riserve, ai tempi dell’euro ‘si segna’ tra le passività o attività delle banche centrali).

Bene, i dati della bilancia dei pagamenti pubblicati il 19 settembre da Banca d’Italia ci raccontano una situazione nettamente ribaltata. Tra giugno e luglio, gli stranieri hanno aumentato i loro investimenti in titoli italiani per ben €66miliardi (di cui €54 titoli pubblici, il resto azioni ed obbligazioni private). Una valanga, in soli due mesi.

Ma la cosa ancora più rilevante è che tale ingente afflusso di capitali determina gran parte del calo delle passività di Banca d’Italia verso la BCE per circa €51 miliardi in due mesi, tornate ai livelli di fine 2017, dopo un massimo di €492 miliardi ad agosto 2018. Il miglioramento di €51 miliardi è pure già al netto del deflusso di capitali per €22 miliardi relativo alla diminuzione dei depositi stranieri presso banche italiane, altrimenti sarebbe stato ancora più eclatante.

Il calo delle passività di Banca d’Italia presso BCE è stato così rilevante da far diminuire le passività del conto finanziario della bilancia dei pagamenti e migliorare così la posizione netta sull’estero dell’Italia, ormai molto vicina all’equilibrio.

Con accettabile approssimazione, tra giugno e luglio 2019 è accaduto, con segno invertito, quanto accaduto tra maggio e giugno 2018.

Ma questa volta i profeti di sventura si sono volatilizzati. Il silenzio dei giornaloni, sia il 20 agosto, quando sono stati pubblicati i dati di giugno, sia il 20 settembre con i dati di luglio, è davvero imbarazzante.

Eppure non sarebbe difficile spiegare che, da gennaio 2019 quando è cambiato il vento rialzista sui tassi USA e, ancor più da giugno, quando la BCE non ha fatto più mistero della sua volontà di riprendere gli acquisti di titoli pubblici, è in atto una corsa verso i titoli di Stato italiani, considerati dagli investitori uno dei migliori titoli per rapporto rischio/rendimento. Non a caso, la parte più rilevante della discesa dei tassi sul BTP è avvenuta proprio a giugno, prima delle turbolenze politiche agostane, il cui esito ha poi anche contribuito ad un ulteriore ribasso.

È appena il caso di notare che le aste dei titoli di Stato del 2019 hanno sempre avuto rapporti di copertura piuttosto elevati e, da maggio 2019, tassi rapidamente decrescente. Altro che aste deserte!

Ma non basta. Questa corsa precipitosa degli stranieri trova anche origine nell’avventatezza con cui avevano alleggerito le posizioni durante il 2018, sotto il clamore mediatico dello scontro con la Commissione UE che, per pochi decimali, ha irresponsabilmente tenuto aperto per mesi un fronte che sarebbe stato ragionevole chiudere in poche settimane. Salvo poi dover ammettere nei mesi successivi che la politica fiscale espansiva potrebbe far bene, e quindi avrebbe potuto far bene anche nell’autunno 2018, all’Italia ed a tutta l’Eurozona.

Numerosi gestori di grandi fondi esteri non hanno fatto mistero di essere rimasti ‘sottopesati’ sui titoli italiani e di essere stati costretti rapidamente a correre ai ripari. Rimasti probabilmente anch’essi prigionieri della bolla mediatica all’interno della quale ogni giorno si rincorrevano voci, dichiarazioni, smentite e si faceva fatica a capire cosa stessa realmente accadendo nel confronto tra Governo ed Unione Europea.

E sapete chi nel frattempo è stato il maggior compratore di debito pubblico italiano? Le banche italiane. Che, da aprile 2018 a luglio 2019, hanno aumentato i titoli in portafoglio di circa €63 miliardi. In buona compagnia anche di Banca d’Italia che, per effetto del programma acquisti della BCE comunque terminato a dicembre 2018, ha incrementato nello stesso periodo di circa €29 miliardi, mentre gli stranieri sono ancora al di sotto per circa €26 miliardi.

Considerato che nel frattempo i tassi del BTP decennale sono scesi dai massimi del 3,50% di ottobre 2018 ai minimi dello 0,90% di questi giorni, non è difficile immaginare chi ha fatto un affare e chi sta ancora mordendosi le mani per aver creduto a timori infondati.

In definitiva, siamo costretti a scoprire, un anno dopo, che chi ha venduto titoli di Stato italiani è stato avventato, ha prefigurato scenari sbagliati, magari spinto dai profeti di sventura in servizio permanente effettivo, ha dovuto amaramente pentirsi e correre a ricomprare il tutto in pochi mesi.

Col senno di poi, sembra potersi concludere che la minaccia del governo gialloverde all’ordine costituito è rimasta sulla carta o, ancora più probabilmente, è stata pompata ad arte per poi sgonfiarsi alla prova dei fatti.

(Rielaborazione parziale di un articolo pubblicato oggi dal quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

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