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Come funzionano i ristori in Francia, Germania, Spagna e UK per aziende e professionisti

Ristori In Europa

Come i governi in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito si sono mossi per aiutare aziende e professionisti colpiti dai lockdown

L’aumento – oramai esponenziale – dei contagi non porta con sé solo lo spettro del lockdown con tutte le conseguenze economiche sul Pil ancora non del tutto decifrabili, ma rievoca pure alla memoria il fallimento governativo di dare sostegno alla popolazione in modo tempestivo e adeguato. Non è certo un caso che Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, abbia salutato così l’annuncio del premier, Giuseppe Conte, di procedere con ristori immediati: “Abbiamo ancora 12 mila persone che aspettano da maggio la cassa integrazione erogata dallo Stato, è su queste cose che gli italiani perdono la fiducia. Dobbiamo ristabilire la fiducia, altrimenti questi provvedimenti perdono efficacia”. E poi ci sono le partite Iva: qui a Start abbiamo seguito bene le loro vicissitudini (commercialisti e avvocati in particolar modo, ma più in generale ci siamo soffermati anche sugli esclusi dal contributo a fondo perduto). L’esecutivo ha strappato loro tre assegni di sussistenza (due da 600 euro e un terzo da 1000, a patto di aver dimostrato minor incasso sull’anno precedente) dalla portata quasi insultante dato che, nelle grandi città, con quegli importi si paga appena l’affitto di uno studio in un monolocale.

COSA ACCADE ALTROVE?

Un suggerimento per il governo potrebbe dunque essere quello di guardarsi attorno per comprendere cosa fanno gli omologhi nelle altre nazioni europee per tutelare le fasce più colpite dalle restrizioni. Proprio questa mattina il portavoce del governo francese, Gabriel Attal, ha annunciato l’instaurazione di un nuovo coprifuoco a Parigi che si aggiungerà all’attuale lockdown. “Ripristineremo un coprifuoco a Parigi e forse nell’Ile-de-France”, la regione della capitale, probabilmente a partire dalle ore 21:00, ha detto Attal a BFM-TV. Il portavoce ha precisato che “un decreto in questo senso uscirà in giornata” e anche i prefetti di “altri territori” potranno applicare questa misura. Parallelamente il governo francese sta predisponendo una ulteriore rete economica di ristori a tutela delle categorie maggiormente interessate. E il nostro excursus perciò comincia proprio da Parigi.

COSA HA FATTO LA FRANCIA?

Lo scorso 15 aprile il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, aveva annunciato che il piano emergenziale di ristori a sostegno delle imprese e dei ceti più colpiti sarebbe passato da 45 a 110 miliardi di euro. Nella prima fase della pandemia il Governo d’Oltralpe ha messo in campo forme a tutela della disoccupazione, che riguardano attualmente 8,7 milioni di lavoratori e il fondo di solidarietà per le PMI e le ditte individuali. Sono 900.000 gli artigiani e indipendenti che hanno richiesto i 1.500 euro versati ogni mese in compensazione della mancata attività cui l’esecutivo francese ha comunque riconosciuto un aiuto complementare fra i 2mila e i 10mila euro in funzione del numero di dipendenti. Come in Italia, tra i vari ristori, sono stati offerti alle imprese e agli autonomi prestiti garantiti (fra il 70 e il 90%) dallo Stato già prorogati al 30 giugno 2021. Sono stati rinviati tutti gli oneri sociali delle imprese che ne fanno richiesta perché colpite dalla crisi legata al Coronavirus, (oltre ai 12 miliardi già stati posticipati). Secondo i calcoli più recenti quotidiano Le Monde, l’esecutivo francese ha mobilitato 470 miliardi di cui 64 di spesa effettiva, dove la parte del leone è data dai circa 31 miliardi per il finanziamento della cassa integrazione e 8 miliardi per il fondo di solidarietà destinato alle piccole e medie imprese.

GERMANIA FA DEBITO PUR DI AIUTARE LE IMPRESE

Come faceva notare La Stampa qualche giorno fa, la Germania non sta certo badando a spese pur di aiutare la propria classe imprenditoriale. Anzi, è corsa a ritoccare la Costituzione federale nella parte in cui poneva limiti alla crescita del debito pubblico pur di mettere subito in circolazioni fiumi di denaro. E così, in tema di ristori, i tedeschi hanno beneficiato di 194 miliardi di erogazioni pubbliche in più rispetto agli italiani. Tra le misure messe in campo per fronteggiare la prima ondata, potenziata la cassa integrazione o “Kurzarbeitergeld” fino al 31 dicembre 2020: è ora possibile ricorrervi anche solo per il 10% dei dipendenti di una impresa, con il pieno rimborso delle contribuzioni sociali da parte dell’Agenzia per il lavoro e con l’estensione dell’applicazione anche al lavoro interinale. L’esecutivo per la prima ondata di Covid ha poi predisposto sostegno immediato per micro-imprese e lavoratori autonomi (“Solo-Selbständige”) e approvato un programma di aiuti dal volume di 50 miliardi di euro per micro-imprese in tutti i settori (compresa l’agricoltura) e lavoratori autonomi (“Soloselbständige”) e liberi professionisti autonomi o con fino a 10 dipendenti ritrovatisi in difficoltà a causa del Coronavirus.

ASSEGNI UNA TANTUM DA 9/15 MILA EURO

In Germania i ristori consistono in un contributo una tantum a fondo perduto per 3 mesi, fino a 9.000 euro per imprese con massimo 5 dipendenti (equivalenti a tempo pieno) e fino a 15.000 per imprese con massimo 10 dipendenti (equivalenti a tempo pieno). Ancora, dal 3 aprile il Ministero federale dell’Economia e dell’Energia finanzia al 100% consulenze professionali per PMI colpite dalla crisi da Coronavirus, dal valore fino a 4.000 euro. I costi sostenuti dallo Stato comprendono la consulenza, gli onorari, costi di viaggio ma non l’IVA. Le condizioni di finanziamento migliorate resteranno in vigore fino a fine 2020. Per prestiti in capitale concessi dal sistema bancario per investimenti e beni operativi per imprese in difficoltà a causa del Coronavirus, il Kreditanstalt für Wiederaufbau assume fino al 100% del rischio. Il programma di credito rapido con garanzia federale del 100% tramite KfW e tasso d’interesse del 3% che può essere richiesto dalle aziende alle proprie banche di fiducia a partire dal 15 aprile 2020. Inoltre, le imprese possono fare riferimento alle garanzie delle banche statali di garanzia (Bürgerschaftsbanken).

COSA HANNO FATTO IN SPAGNA

Con l’Art. 29 del “Real Decreto-ley 8/2020, de 17 de marzo, de medidas urgentes extraordinarias para hacer frente al impacto económico y social del COVID-19” in Spagna si è attivata una linea di garanzia pubblica del valore di 100 miliardi di euro per i finanziamenti concessi a imprese e lavoratori autonomi al fine di preservarne le attività e mantenere i livelli di occupazione. La misura consiste nel rilascio da parte dell’Instituto de Credito Oficial (ICO, assimilabile alla nostra Cassa Depositi e Prestiti) di garanzie per nuovi prestiti o prestiti rinnovati concessi da banche o altre entità finanziarie per assicurare: pagamento degli stipendi e dei fornitori, affitto di locali e uffici, spese per utenze, esigenze di liquidità, adempimento scadenze di obbligazioni finanziarie o tributarie.

I VARI RISTORI SPAGNOLI

Il 24 di marzo è stata attivata la prima tranche di garanzie per un importo di 20 miliardi di euro (10 dei quali riservati a lavoratori autonomi e PMI). Per le piccole e per le medie imprese (e gli autonomi) viene garantito l’80% del capitale. Per le rimanenti imprese viene garantito il 70% del capitale per i nuovi prestiti e il 60% per i prestiti rinnovati. Il 10 aprile è stata attivata la seconda tranche di garanzie per ulteriori 20 miliardi di euro ed è stata riservata totalmente ad autonomi e PMI. Al fine di assicurare ulteriore liquidità a imprese, PMI e autonomi, è stato inoltre ampliato di 10 miliardi di euro il limite di indebitamento netto dell’ Instituto de Crédito Oficial stabilito dalla Legge Finanziaria. Tale aiuto sarà attivato con linee ICO di finanziamento sia a breve che a medio-lungo termine, gestite dalle entità finanziarie. Finora, comprendendo la totalità dei ristori, il governo spagnolo ha stanziato 3,9 miliardi per la proroga della scadenza di tasse sul lavoro e contributi, 1,2 miliardi per lo slittamento di imposte sul reddito delle imprese e 5 miliardi per la moratoria sui prestiti delle imprese in difficoltà.

I RISTORI BRITANNICI

Buttando l’occhio infine a quanto fatto oltre i confini dell’Unione europea – ma restando sempre nel Vecchio continente -, Londra aveva già varato un serio piano di ristori: 330 miliardi di garanzie sui prestiti. HM Treasury e la Bank of England hanno lanciato un Covid Corporate Financing Facility (CCFF) che fornirà finanziamenti alle imprese acquistando carte commerciali fino a un anno di scadenza, emesse da società che offrono un contributo materiale all’economia del Regno Unito. Il regime funzionerà per almeno 12 mesi ma va verso la proroga seguendo pedissequamente l’evolversi dell’emergenza. Prevista una proroga anche del nuovo regime di prestiti per interruzioni dell’attività fino a 5 milioni di sterline (nel primo pacchetto varato erano 1,2 milioni), senza interessi dovuti per i primi sei mesi. Il governo di Boris Johnson ha tessuto un pacchetto di riduzioni fiscali e sovvenzioni per circa 20 miliardi di sterline. Per le imprese del terziario, con un valore imponibile inferiore a 51.000 sterline, è stata adottata una sovvenzione in contanti fino a 25.000 sterline per azienda e diminuita l’Imposta sul valore aggiunto. Sono state aumentate le sovvenzioni per le piccole imprese che già pagano tariffe ridotte o nulle a causa del Small Business Rate Relief (SBRR) da 3.000 a 10.000 sterline. Infine, per le persone in difficoltà a causa del Coronavirus, i prestatori di mutui hanno concordato di offrire vacanze ipotecarie fino a tre mesi. Assegni una tantum da 697,92 fino a 3.750 sterline (oltre 4.100 euro) al mese.

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