Economia

Ecco come e quando ci sarà la Fase 2. Fatti, date e scenari

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coronavirus consigli polizia 1

Si comincerà con riaperture mirate delle attività produttive, forse già da metà aprile. Ma soltanto dopo questo assaggio di fase 2, non prima di inizio maggio, arriveranno le misure di allentamento dei divieti di spostamenti e uscite per i cittadini. Fatti, date e scenari sulla Fase 2

Si comincerà con riaperture mirate delle attività produttive, forse già da metà aprile. Ma soltanto dopo questo assaggio di fase 2, non prima di inizio maggio, arriveranno le misure di allentamento dei divieti di spostamenti e uscite per i cittadini, compresi gli anziani e i bambini.

E’ quello che scrive oggi il Sole 24 Ore delineando una sorta di road map allo studio del governo con l’ausilio dei tecnici del Consiglio di superiore di sanità.

La decisione sarà comunque tutta politica e già entro sabato – come ha scritto Huffington Post Italia – il Governo potrebbe varare il nuovo Dpcm per non arrivare, come accaduto altre volte, troppo a ridosso della scadenza delle misure prevista per il 13 aprile.

COME RIAPRIRANNO LE REGIONI DOPO PASQUA. L’AGGIORNAMENTO DI START

LE PAROLE DEL MINISTRO BOCCIA

“Il 4 maggio? No, Non c’è una data per fase due e riapertura. E’ una valutazione che dovrà fare il Consiglio dei ministri e concordare attraverso la cabina di regia, che è una proposta del Pd. La fase due è da costruire insieme fra maggioranza, opposizione, Regioni, scienziati e parti sociali. E’ l’interruttore generale che si riaccende, bisogna ripartire gradualmente anche in base al fattore di rischio dei singoli settori produttivi. Il grado di rischio determinerà i tempi”, ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia (Pd) a Circo Massimo su Radio Capital.

LE INFORMAZIONI DEL SOLE 24 ORE

L’idea del governo – ha sottolineato oggi il Sole 24 Ore – “è di individuare le categorie di aziende (all’interno dei codici Ateco) legate alle filiere strategiche come alimentare, farmaceutica e sanitaria. Ma le riaperture mirate riguarderanno anche la manifattura, in particolare la meccanica, l’edilizia e il commercio, soprattutto quello all’ingrosso. Ovviamente le aziende dovranno rispettare i criteri del distanziamento sociale e nel caso prevedere l’obbligo di mascherina e altri protocolli di sicurezza”.

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L’ANALISI DI RICCIARDI

Ha detto Walter Ricciardi, rappresentante per l’Italia nell’Organizzazione mondiale della Sanità e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, sulle regole nel periodo della Fase due: “Innanzitutto il distanziamento sociale, anche oltre un metro, il lavaggio delle mani che è la misura più efficace. Poi il testing e il tracking che abbiamo detto e l’igienizzazione e sanificazione attenta dei posti pubblici e di lavoro. Se si può pensare ad aperture per aree geografiche in base al numero dei casi? È una possibilità percorribile. Però bisogna farlo con responsabilità avendo i dati a disposizione. E cioè bisogna sapere se in una area c’è lo 0,1% dei contagi o l’1%. Perché questo cambia di molto le cose”.

I TIMORI DI CARTABELLOTTA

“Se nelle prossime settimane sarà confermato il rallentamento dei nuovi casi, con una certa spavalderia la “Fase 2″ potrebbe essere avviata tra fine aprile e inizio maggio, accettando pero’ il rischio di una nuova impennata dei contagi. Se al contrario la linea vuole essere quella della gradualità e della prudenza, qualsiasi riapertura prima di fine maggio non si basa sulle dinamiche del contagio in Italia”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, traccia una stima del possibile allentamento delle misure sulla base del modello predittivo elaborato dalla Fondazione con l’analisi della regressione, utilizzando due variabili: l’incremento percentuale dei nuovi casi e il tempo espresso in giorni. Il modello prevede che il 16 aprile l’aumento dei casi scenderà al 2%, il 27 aprile all’1%, il 7 maggio allo 0,5% e il 2 giugno allo 0,1%, soglia utilizzata a Hubei per allentare le misure in base all’andamento dei contagi.

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Il confronto della Fondazione Gimbe è stato effettuato con la provincia di Hubei che conta 58,5 milioni di abitanti e ha avuto una modalità di espansione iniziale dell’epidemia simile a quella italiana. Le curve di crescita dei contagi dimostrerebbero pero’ che i risultati delle misure attuate in Italia sono ben lontani da quelli ottenuti in Cina. ‘Questa differenza – spiega Cartabellotta – è dovuta almeno a tre motivazioni: da noi misure non tempestive, meno rigorose e piu’ frammentate e minore aderenza della popolazione’. Il risultato e’ che la curva del contagio e’ rallentata, ma l’aumento dei nuovi casi – rilevano da Gimbe – è ancora rilevante. Le misure di distanziamento sociale hanno alleggerito il carico sugli ospedali, ma il loro effetto sul numero totale dei casi e’ ancora modesto. ‘L’allentamento delle misure – conclude Cartabellotta – dovrà essere graduale e differenziato per tipologia di intervento e, ove possibile, “personalizzato” nelle varie Regioni monitorando strettamente l’insorgenza di nuovi focolai. Il ruolo dei dati nelle decisioni politiche dipenderà da quali indicatori sceglierà il Governo per l’avvio graduale della “Fase 2″, nella consapevolezza che, a differenza della Cina, non siamo in condizioni di applicare una sistematica tracciatura dei contatti tramite tecnologie avanzate e che i test sierologici non permettono ancora di fornire alcun ‘patentino di immunità”.

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