Economia

Codici Ateco, ecco le aziende che apriranno e quelle che dovranno chiudere secondo il nuovo decreto

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Clima

Aggiornata la lista dei servizi essenziali allegata al Dpcm del 22 marzo. I codici Ateco entrati, quelli usciti e quelli circoscritti, mentre cresce il lavoro dei prefetti. Il consigliere economico del Mef, Leonardi: in attività la metà dei lavoratori dipendenti. L’approfondimento di Manola Piras

Aggiornato l’elenco delle attività che resteranno aperte nonostante le restrizioni decise dal governo. Le correzioni al decreto della Presidenza del Consiglio del 22 marzo scorso sono arrivate con un decreto del ministero dello Sviluppo economico che avrà effetto da oggi fino al 3 aprile, come il Dpcm. I nuovi comparti per cui scatterà la chiusura dovranno sospendere l’attività da sabato 28 marzo, compresa la spedizione della merce in giacenza. Rimane il forte potere decisionale dei prefetti mentre oggi il consigliere economico del ministro dell’Economia, Marco Leonardi, chiarisce che con le attuali restrizioni decise per i servizi essenziali proseguiranno l’attività circa la metà dei lavoratori dipendenti.

CODICI ATECO, LE VOCI USCITE

Dalla lista allegata al Dpcm escono i codici Ateco relativi alla fabbricazione di spago, corde, funi e reti e a quella di articoli in gomma, tra cui pneumatici. Eliminate anche la fabbricazione di macchine per l’agricoltura e la silvicoltura e quella di macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (incluse parti e accessori); restano fuori pure il commercio all’ingrosso di altri mezzi e attrezzature da trasporto, escluse auto, moto e bici.

CODICI ATECO, LE VOCI ENTRATE

L’elenco allegato al decreto ministeriale del Mise comprende invece la fabbricazione di macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio; la fabbricazione di vetro cavo e quella di radiatori e contenitori in metallo per caldaie per il riscaldamento centrale. E ancora: la fabbricazione di imballaggi leggeri in metallo e quella di batterie di pile e di accumulatori elettrici; le attività delle agenzie di lavoro temporaneo, che operano in relazione alle attività industriali e commerciali aperte, e altri servizi di sostegno alle imprese per le consegne a domicilio.

LE VOCI RIPERIMETRATE

Come accaduto anche tra la bozza e la versione definitiva della lista del Dpcm alcune voci Ateco vengono corrette, come nel caso della fabbricazione di imballaggi in legno, oppure circoscritte come accade per le voci relative alla fabbricazione di carta (escludendo ad esempio cartotecnica e carta da parati.

Riparametrate pure le voci Ateco per la fabbricazione di prodotti chimici (fuori i coloranti, fiammiferi, articoli esplosivi) e di articoli in materie plastiche (come parti per le calzature e oggetti per l’ufficio o la scuola); per la riparazione e manutenzione, installazione di macchine e apparecchiature con diverse esclusioni (ad esempio di forme e sagome, di armi e munizioni, casseforti, carrelli per la spesa e porte blindate, giostre, ma anche di aeromobili e veicoli spaziali e di materiale rotabile). Per quanto riguarda l’ingegneria civile via libera alle opere di pubblica utilità con alcune esclusioni come la costruzione di opere sportive, idrauliche (porti e opere fluviali, porticcioli per imbarcazioni da diporto, sbarramenti, idrovie) e chimiche (raffinerie, impianti chimici).

Limitata l’attività dei call center, escludendo quella in uscita (outbound) e i servizi telefonici a carattere ricreativo. I call center in entrata (inbound) possono invece operare solo in relazione a contratti stipulati con soggetti che svolgono attività economiche essenziali e che dunque restano aperte.

COSA STANNO FACENDO LE PREFETTURE

Rimane intatto il ruolo dei prefetti deciso nel decreto di Palazzo Chigi: possono sospendere le attività se ritengono che nelle aziende non sussistano le condizioni perché continuino e possono autorizzare le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa e le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale. A decidere sono ovviamente i prefetti della provincia dove sono ubicate le attività produttive.

L’ampia responsabilità affidata alle prefetture ha portato anche a una gran mole di richieste da tutto il Paese per poter continuare a stare aperti. Sono decine di migliaia, scriveva ieri Start Magazine, le aziende che hanno inviato comunicazioni in cui dichiarano di essere regolarmente operative o perché rientrano tra le attività consentite o perché – pur se escluse dal Dpcm – effettuano produzioni necessarie per non fermare la filiera delle imprese che possono continuare ad operare.

QUANTI SONO I LAVORATORI N BALLO SECONDO IL GOVERNO

A fornire numeri ci pensa oggi anche Marco Leonardi, consigliere del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, ospite di 24 Mattino su Radio 24. Sostanzialmente le attività aperte, dice, “corrispondono più o meno a metà dell’occupazione dipendente italiana, cioè da oggi dovrebbero essere al lavoro solo la metà dei lavoratori dipendenti. Abbiamo chiuso metà delle attività produttive. Per primi abbiamo scelto questa linea molto dura e ora gli altri ci stanno seguendo, imparando anche dai nostri errori”. Leonardi precisa comunque che “al netto delle zone più critiche, lavorare nelle attività essenziali deve essere assolutamente sicuro. C’è un protocollo e c’è il coinvolgimento sindacale. La gente non deve aver paura di andare a lavorare, altrimenti non si riescono a fare neanche le cose essenziali”.

 

IL TESTO UFFICIALE DEL DECRETO DEL MISE

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