Economia

Come correggere la manovra? Meglio meno tasse che più spese

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Il commento di Gianfranco Polillo su manovra e rapporti Roma-Bruxelles

Che Dio ce la mandi buona. Speriamo cioè che non vi sia bisogno di intervenire, in corso d’anno, sulla manovra e che il consuntivo ci porti la bella notizia di un tasso di crescita pari all’1,4 per cento ed un deficit di bilancio, anche solo leggermente al di sotto della linea del Piave. Quel 2,4 per cento che gli Italiani stanno imparando a conoscere: nemmeno si trattasse di un numero della cabala. Ma se, disgraziatamente, così non fosse, quali sarebbero i rimedi?

LE PAROLE DI TRIA E GIORGETTI

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Giovanni Tria, Ministro dell’economia, si sono spesi per rincuorare i dubbiosi e combattere i pessimisti. Vi sarà un monitoraggio costante: hanno detto. Uno di carattere, per così dire, strategico ogni tre mesi. In coincidenza – riteniamo – con i dati Istat circa l’andamento del Pil trimestrale. Un altro, meno strutturato, che terrà conto dell’andamento mensile della spesa, sulla base dei dati del fabbisogno.

GLI INTERROGATIVI TRA SPESA E PIL

Schema condivisibile, dal punto di vista organizzativo. Gli interrogativi sorgono, invece, quando si affronta il merito. Lo scostamento dai parametri indicati può derivare da due cause distinte. Può essere il frutto di un eccesso di spese, dovute al tiraggio sui conti pubblici. Ma può essere anche la conseguenza di uno sviluppo più lento rispetto alle previsioni. Ipotesi diverse che non possono dar luogo agli stessi correttivi.
Nel primo caso si può operare più facilmente, contenendo le spese con un’apposita spending review. Il che presuppone, tuttavia, che fin da ora si individuino i settori in cui intervenire. Già se l’entrata in vigore della legge Fornero fosse rallentata e l’erogazione del salario di cittadinanza posticipato alla realizzazione dei Centri impiego, sarebbe un risultato importante. Specie nel secondo caso. Non si correrebbe, infatti, il rischio di garantire forme di assistenza che sarebbe, poi, estremamente difficile rimuovere. Se è stato impossibile tornare indietro sul bonus di 80 euro, benché fatto passare come una riduzione del carico d’imposta e nonostante i cambiamenti del quadro politico, figuriamoci quali potranno essere le difficoltà nel far cessare, all’improvviso, questa forma d’aiuto. Il cui intento elettorale è così evidente.

L’EQUAZIONE DELLA MANCATA CRESCITA

Più complicato è invece risolvere l’equazione della mancata crescita. In questo caso, un eventuale taglio della spesa avrebbe effetti pro-ciclici. Si tradurrebbe cioè in un impulso deflazionistico destinato a ridurre ulteriormente quel tasso di crescita, che è all’origine dello sforamento dei conti pubblici. Si entrerebbe così in una spirale preoccupante. Il mancato sviluppo determina un peggioramento degli equilibri di finanza pubblica. L’intervento per ridurre il tiraggio della spesa, a sua volta, determina l’ulteriore caduta del tasso di crescita. Il sistema di interazioni determina, così, un blocco.

IL FATTORE BORSA

Non sarà quindi facile risolvere il problema. Né, forse, si dovrà aspettare che i relativi nodi vengano al pettine. I mercati, infatti, tendono ad anticipare. Se ritenessero che la governance annunciata non sia adeguata alla bisogna, difficilmente potranno muoversi in contro tendenza rispetto a quanto è già avvenuto. E’ bene ricordare quanto sia ampio il terreno da recuperare. Dall’inizio dell’anno la Borsa ha perso oltre il 17 per cento. Le banche hanno visto sfumare un terzo della loro capitalizzazione. Gli spread mostrano un leverage di oltre 150 punti rispetto agli standard legati ad una diversa politica economica. I centri finanziari, che posseggono una parte ingente dei titoli di Stato, stanno subendo perdite per minusvalenze di decine di miliardi.

PERCHE’ LA STRADA E’ LUNGA

La strada del recupero è quindi lunga e accidentata. Richiede certezze che, nonostante le buone intenzioni dei due più autorevole esponenti del Governo giallo-verde, non possono essere date. Specie se si tiene conto del contesto europeo ed internazionale. Una Commissione, a Bruxelles, decisa a non fare sconti, Agenzie di rating più che perplesse, Organismi internazionali che hanno fatto già sentire la loro voce, sottolineando la debolezza intrinseca della linea di politica economica. Così com’è stata pensata.

LA MANOVRA TROPPO RIGIDA

La verità è che la manovra è fin troppo rigida. E questo rende difficile ogni possibile correzione in corso d’opera. Fin dall’inizio si doveva puntare su interventi capaci di accelerare, con più immediatezza, il ritmo di crescita. Gli investimenti vanno bene, da un punto di vista teorico. Nella pratica, tuttavia, il tempo che passa dal momento in cui le risorse sono stanziate a bilancio e l’effettivo avvio dei cantieri è tale da alterare il rapporto tra contabilizzazione e realizzazione. Con i mercati che guardano soprattutto al primo termine del problema. Per quanto si possa semplificare ed innovare sulle relative procedure, il lag (ritardo) è stato sempre un punto debole di ogni ipotesi di programmazione.

PERCHE’ ERA PIU’ OPPORTUNA UNA RIDUZIONE FISCALE

Meglio sarebbe stato puntare su una più consistente riduzione del carico fiscale. Al di là di ogni altra considerazione, l’efficacia di quest’intervento è nell’immediatezza dei risultati. Agisce, quasi in tempo reale, sulle aspettative delle famiglie e delle imprese. Si traduce in una crescita dei consumi interni e degli investimenti privati, offrendo maggiori garanzie circa l’impulso immediato ad una maggiore ripresa dell’economia.

LA TEORIA DEL CALABRONE

Giancarlo Giorgetti, di fronte ad un simile interrogativo, non ha potuto far altro che allargare le braccia. Siamo in presenza di un Governo di coalizione e di un’amalgama programmatico quasi impossibile, nel disperato tentativo di far convivere sviluppo ed assistenza. Si può sperare nella teoria del calabrone, che stando alle leggi della fisica non dovrebbe essere in grado di volare. Ma se così non fosse, sarebbero evidenti le relative responsabilità. Risultati che già traspaiono nei diversi equilibri politici che si intravedono all’orizzonte. A partire dalle elezioni in Trentino e Alto Adige. Una corsa contro il tempo: il vero antidoto contro guai ancora peggiori.

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