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Cosa fa (e farà) la Cina su microchip, telco e digitale

Smic

Smic, la più grande società cinese di microchip, ha riportato un utile netto superiore alle aspettative, ma accusa le sanzioni americane. Crescono anche i ricavi degli operatori di telecomunicazione. Tutti i dettagli

Semiconductor Manufacturing International Corp. (SMIC), la più grande società cinese che produce microchip, ha riportato una crescita del fatturato del 42 per cento, a 1,9 miliardi di dollari, nel secondo trimestre dell’anno, in linea con le aspettative. Ma il suo utile netto, di 514,3 milioni, ha superato nettamente le previsioni, che si fermavano a 469,5 milioni.

SMIC – scrive Bloomberg – ricopre un ruolo fondamentale nei piani della Cina per diventare in grado di produrre internamente semiconduttori avanzati e ridurre la dipendenza dal silicio statunitense, che rappresenta la maggior parte del consumo annuale del paese, pari a 155 miliardi di dollari in tutto.

LE SANZIONI AMERICANE HANNO DANNEGGIATO SMIC

Sui microchip, componenti fondamentali per lo sviluppo e la competitività industriale, si combatte una sorta di “guerra tecnologica” tra la Cina e gli Stati Uniti. Circa due anni fa l’amministrazione di Donald Trump inserì SMIC in una lista nera per ragioni di sicurezza nazionale, con l’obiettivo di impedirle l’accesso alla tecnologia straniera (da fornitori come la società nederlandese ASML e la giapponese Nikon, per esempio) e bloccarne l’evoluzione in un produttore di chip avanzati.

SMIC ha detto che le sanzioni americane hanno effettivamente danneggiato le sue capacità di sviluppo. Quest’anno è comunque riuscita a far avanzare le sue tecnologie produttive di due generazioni, arrivando a fabbricare microchip da 7 nanometri. Gli esperti spiegano però che i semiconduttori di SMIC potrebbero non basarsi sugli stessi standard impiegati da aziende come la taiwanese TSMC, un vero e proprio colosso manifatturiero del settore.

IL TITOLO SCENDE IN BORSA

Il titolo di SMIC alla borsa di Hong Kong ha perso ieri fino al 3,1 per cento, per via degli annunci fatti dalla compagnia in merito al calo degli ordini di componentistica dai produttori di smartphone e di televisori.

COME VANNO LE TELECOMUNICAZIONI

Nei primi cinque mesi del 2022 in Cina l’industria delle telecomunicazioni è cresciuta del 6,7 per cento su base annua, arrivando a un valore complessivo di 94,6 miliardi di dollari. A fine maggio i tre principali operatori del settore – China Telecom, China Mobile e China Unicom – avevano in tutto 1,6 miliardi di utenti di telefonia mobile; i clienti in possesso di servizi 5G ammontavano a 335 milioni.

Nel secondo trimestre dell’anno, poi, China Mobile e China Unicom hanno fatto sapere di aver registrato una crescita dei ricavi rispettivamente del 12 e dell’8,3 per cento.

GLI OBIETTIVI DIGITALI PER IL FUTURO

Il quattordicesimo piano quinquennale cinese si prefigge, tra le altre cose, di alzare la quota di partecipazione dell’economia digitale al prodotto interno lordo dal 7,8 per cento del 2020 al 10 per cento nel 2025.

Il documento prevede l’aggiornamento e l’ottimizzazione delle infrastrutture digitali, la digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, la promozione dell’intelligenza artificiale, l’aumento della cooperazione internazionale sull’economia digitale, e lo stimolo alla ricerca e sviluppo sul 6G: sono gli standard di sesta generazione per le tecnologie di telefonia mobile che sostituiranno in futuro il 5G, di cui la Cina è già leader a livello internazionale.

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