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Chi vuole strangolare Italia, Francia e Spagna sul debito

Gren Pass

Il commento di Giuseppe Liturri sul position paper firmato dai ministri delle Finanze di Austria, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Olanda e Svezia

Nella nostra nota di giovedì mattina, parlando del prezzo che ci sarebbe stato da pagare per continuare ad avere una politica monetaria accomodante da parte della Bce, eravamo stati facili profeti.

Il prezzo si annuncia alto e le prime indicazioni non lasciano intravedere sconti particolari. Al contrario, tornano le solite rigidità. I soliti dogmi, che si sono rivelati fallimentari alla prova dei fatti e, ciononostante, vengono riproposti senza battere ciglio.

Parliamo della disciplina di bilancio pubblico e delle regole che la governano. Solo momentaneamente e parzialmente sospese per effetto della clausola generale di salvaguardia attivata a marzo 2020, che però dovrebbe essere disattivata nel 2023, costringendo già a fine 2022 a redigere una legge di bilancio che tenga conto di tutti gli obiettivi che ci siamo abituati a conoscere e credevamo ormai sepolti in soffitta con la crisi Covid.

Invece, a tenere alta la tensione è appena giunto l’annuncio di un position paper firmato dai ministri delle Finanze di ben otto Paesi (Austria, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Olanda e Svezia) che recitano il ruolo del poliziotto cattivo (sappiamo che quello buono ha sede a Berlino).

“i sogni dei paesi del Sud di un’Europa amichevole verso il debito stanno diventando un incubo”. Così il sito Politico.eu, ha commentato (già giovedì pomeriggio) questo documento la cui diffusione è prevista per sabato in occasione di un consiglio Ecofin informale che è in corso da oggi in Slovenia (titolare della presidenza di turno del Consiglio).

I mantra sono sempre quelli: “I Trattati obbligano gli Stati membri ad evitare e ridurre il deficit eccessivo… il rapporto debito/Pil troppo alto deve essere ridotto”.

Le invocazioni di Italia, Francia e Spagna a favore di una tempestiva revisione di quelle regole restano lettera morta. Anzi, i Paesi firmatari di questo documento hanno dichiarato che essi sono a favore di una revisione delle regole, ma solo nel senso di rendere quelle regole ancora meglio applicabili e facili da rispettare. Nessuna illusione quindi.

Nemmeno con riferimento al tema della coincidenza tra riattivazione del Patto di Stabilità e sua revisione. “Ci vuole tempo per discutere e migliorare il quadro delle regole del governo economico e tale discussione dovrebbe anche basarsi su ampie consultazioni da parte della Commissione”. Insomma “la qualità è più importante della velocità”.

Con buona pace di quanti, Mario Draghi e Paolo Gentiloni in testa, si sono dichiarati fermamente contrari alla riattivazione di quelle regole senza prima aver messo mano alla loro riforma.

La crisi del Covid sembra essere stata solo una ricreazione nell’ambito di applicazione di regole che assegnano all’eurozona il triste primato, ormai da venti anni, della crescita più bassa tra le economie avanzate. Nessuno sembra aver ancora imparato la lezione.

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