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La Bce, i conti di Draghi e il rischio mattane della Germania

Gren Pass

L’analisi di Giuseppe Liturri

Quando si parla di Italia e del suo debito pubblico, nonostante agosto sia ormai alle spalle, la temperatura comincia a salire tra Bruxelles e Francoforte.

Oggi dall’Eurotower dovrebbero giungere le prime indicazioni circa le intenzioni del consiglio direttivo della BCE relativamente al programma straordinario di acquisto di titoli pubblici (PEPP) lanciato a marzo 2020.

Da giorni sono ormai in corso le manovre di posizionamento dei “falchi” e delle “colombe” e i segnali di nervosismo sono tangibili. I primi, davanti ai precoci segnali di ripresa dell’economia nel secondo trimestre, vogliono ridurre gli acquisti, fino al punto di non utilizzare l’intero plafond disponibile di 1.850 miliardi. I secondi avvertono che è prematura ogni riduzione e che i segnali di ripresa dell’inflazione sono del tutto transitori. L’ultimo in ordine di apparizione, anche se non fa parte del consiglio, è l’ex presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che a Bloomberg ieri ha dichiarato che l’eurozona è in una ben diversa situazione rispetto agli USA, che invece hanno già annunciato la volontà di ridurre gli acquisti (pur non specificando con precisione la data d’inizio). Trichet ha evidenziato che gli acquisti BCE godono di una maggiore flessibilità rispetto al programma della FED.

Segnali di nervosismo giungono anche dal resto della Germania. Uno studio del prestigioso centro di ricerche ZEW, accusa in modo abbastanza esplicito i membri del consiglio Bce ed i governatori della banche centrali nazionali provenienti dai Paesi ad alto rapporto debito/PIL, di spingere verso il proseguimento del Quantitative Easing ancora a lungo. Perpetuando così la “dominanza fiscale” costituita dalle scelte di indebitamento e di emissione titoli di alcuni Paesi (Italia in testa) che si cullano sul cuscinetto costituito dagli acquisti di Francoforte. Il commentatore del Daily Telegraph, Ambrose Evans-Pritchard, ha subito ripreso lo studio tedesco, parlando esplicitamente del pericolo che corrono le quotazioni del debito pubblico dei “Paesi del sud” (Francia inclusa, e non è né una sorpresa, né un caso) nel momento in cui la Bce rallentasse gli acquisti. I mercati reagirebbero con un rialzo dei tassi molto pericoloso per la sostenibilità del debito e sarebbero messi a nudo tutti i difetti strutturali dell’eurozona: l’assenza di una vera unione fiscale dei trasferimenti e di un’unione bancaria.

Questi commenti mettono anche sotto una nuova luce gli ultimi eventi sul fronte italiano:

  1. Le disponibilità liquide del Tesoro presso la Banca d’Italia che al 31 agosto sono arrivate alla cifra record di 139 miliardi. Questo anche grazie all’incasso di 25 miliardi dell’anticipo del Recovery Fund avvenuto prima di Ferragosto. Per assurdo, lo Stato potrebbe evitare di fare emissioni nette di titoli pubblici e finanziare il fabbisogno ancora per molti mesi attingendo dalla cassa.
  2. Martedì la Reuters ha reso noto, citando fonti riservate vicine al Tesoro, che il deficit/PIL per il 2021 (inizialmente previsto pari al 11,8%) dovrebbe scendere nettamente sotto il 10%. Tutto ciò per effetto di una maggiore crescita del PIL (che dovrebbe sfiorare il 6%) e di un miglior andamento del fabbisogno pubblico (c’è stato minor tiraggio rispetto al previsto per alcune voci di spesa).
  3. I buoni dati relativi all’andamento delle entrate tributarie (+11,5%, nel periodo giugno-luglio rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente).
  4. Il buon andamento del fabbisogno del bilancio statale: dopo il saldo positivo di 5 miliardi a luglio, anche ad agosto si registra un avanzo di 9,1 miliardi che porta il fabbisogno da gennaio a 70 miliardi (contro i 106 dello stesso periodo del 2020).

A Roma si preparano a mettere i sacchetti di sabbia a protezione delle trincee, perché in ogni caso non si prospetta nulla di buono per noi: o la Germania continua ad accettare una politica monetaria accomodante da parte della BCE, imponendo però un prezzo altissimo all’Italia, in termini di disciplina di bilancio e di riforme; oppure la BCE comincia a tirare i remi in barca con gli acquisti, scatenando la tempesta perfetta sul mercato dei titoli pubblici ed imponendoci il soccorso del MES.

Resta da capire come il Presidente Mario Draghi potrà contrastare tali scenari. Sempre che non sia stato chiamato a ricoprire quel ruolo proprio per renderli possibili senza grande opposizione interna…

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