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Chi trema in Amco (ministero dell’Economia)

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Che cosa succede ad Amco, l’asset management company di proprietà del ministero dell’Economia nel settore della gestione dei crediti deteriorati. Fatti, rumors e scenari

Dossier Amco da sbrogliare per il futuro esecutivo che nascerà dopo le elezioni

Tra un paio di mesi, con un nuovo governo, scatterà nuovamente lo spoil system. A rischiare è anche il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera.

Il motivo? A far ballare la sua poltrona non è tanto la vicinanza al Pd che – di quando in quando, nel centrodestra – gli viene imputata (il fratello di Rivera è del giro stretto di Luciano D’Alfonso, gran capo dei democratici abruzzesi), quanto un nome di quattro lettere: Amco.

Precedentemente nota come Sga, Amco è il servicer di proprietà del Mef e si occupa principalmente di acquistare crediti marci delle banche, compresa il Monte dei Paschi di Siena, per poi impacchettarli e cercare di recuperare il possibile.

L’amministratore delegato è la ex zarina Unicredit Marina Natale, mentre il presidente è un fedelissimo di Rivera, Stefano Cappiello, che al Tesoro è a capo della regolazione finanziaria.

Finora Amco si era dedicata soprattutto a situazioni non di mercato e alle grandi crisi bancarie (esempio Popolare di Vicenza). Ma negli ultimi tempi si nota – come mormorano con crescente fastidio in ambienti finanziari – un singolare attivismo di Amco, decisa a giocarsela con gli altri servicer (DoBank, Intrum, Prelios).

Piccolo problema: l’asset management company di proprietà del Mef non gioca ad armi pari. Quando si presenta alle gare, offre prezzi marziani, inarrivabili per gli altri. Peccato che poi i conti della stessa Amco scricchiolino (qui l’approfondimento di Start Magazine).

L’ultima trimestrale di Amco evidenzia una vistosa svalutazione proprio del portafoglio Mps (529 milioni), indizio del fatto che Amco acquista a mano bassa portafogli di crediti, salvo svalutarli dopo qualche anno perché comprati a prezzi fuori mercato.

I funzionari del Tesoro di lungo corso – secondo rumors ministeriali – sono molto preoccupati da questo andazzo, perché sanno che di qui a non molto gli occhiuti mastini di Bruxelles inizieranno a sfruculiare i vertici di Amo.

Il vero rischio è infatti che gli interventi di Amco siano qualificati come aiuti di Stato indebiti. Senza contare che al Mef circolano già ipotesi che prevedono di passare proprio ad Amco i crediti assistiti da garanzie di Stato, anziché abbandonare i debitori in difficoltà al loro destino: Equitalia.

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