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Sta per scoppiare la bomba Amco al Tesoro?

Amco

Dossier Amco: fatti, numeri e scenari. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Potrebbe aprirsi un nuovo capitolo nel libro che racconta le vicende del Monte. dei paschi di Siena (Mps), la più antica banca italiana che da anni attraversa una fase complicata e da cui il Tesoro, azionista di maggioranza, sta cercando una strada per uscire. Ora la morsa di Rocca Salimbeni potrebbe abbattersi su Amco, la società controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze – ex Sga – che è specializzata nella gestione dei crediti deteriorati. Se infatti già dal bilancio del 2021, pubblicato poche settimane fa, emergeva una perdita di 422 milioni di euro a causa degli accantonamenti one-off per 529 milioni di euro sull’intero portafoglio di crediti rilevato da Mps, ci ha pensato poi anche la Corte dei Conti – nella relazione sulla gestione finanziaria 2020 – a mettere in luce quanto abbia pesato l’acquisizione dei crediti deteriorati del Monte. E c’è chi comincia a chiedere di porre maggiore attenzione su Amco per sventare possibili futuri problemi.

I CONTI 2021 DI AMCO

Tornando ai conti del 2021 risulta che Amco ha registrato un utile netto normalizzato a 70 milioni (+22% rispetto al 2020) con Cet1 al 35,1% “a supporto della futura espansione del business”, come evidenzia la società. Margine operativo lordo a 185 milioni (+17%) e ricavi a 307 milioni (+43%). “Chiudiamo il 2021 in sensibile crescita e con una importante redditività” ha commentato l’amministratore delegato di Amco, Marina Natale, che ha aggiunto: “Nel corso dell’anno abbiamo supportato con successo ristrutturazioni di molte aziende italiane, confermando l’approccio sostenibile al credito tramite una gestione paziente, volta a favorire la continuità aziendale delle imprese, a sostegno del tessuto economico del Paese”.

Natale non ha però menzionato il fatto che – come si legge in una nota a pie’ di pagina del comunicato sui risultati 2021 – l’esercizio 2021 si è chiuso con una perdita di 422 milioni di euro perché la società è stata costretta ad appostare accantonamenti one-off per 529 milioni di euro sull’intero portafoglio di crediti rilevato da Mps. Insomma, l’utile normalizzato di 70 milioni “non include gli impatti del processo di revisione della valutazione del portafoglio MPS, avviato, come comunicato nella relazione semestrale, a valle dell’acquisizione dello stesso mediante scissione societaria in continuità di valori contabili e che ha avuto durata di 12 mesi”.

Dunque, si legge ancora nella nota, “l’applicazione delle policy di accantonamento di Amco all’intero portafoglio MPS ha portato ad accantonamenti one-off per 529 milioni e una perdita contabile di 422 milioni”.

COS’HA SCRITTO LA CORTE SU MPS-AMCO

La tirata d’orecchi, si diceva, è arrivata poco dopo dalla Corte dei Conti che nella relazione sulla gestione finanziaria del 2020 ha detto chiaramente che esiste un profilo “di obiettiva criticità e rischio” nell’operazione tra parti correlate Amco-Mps per la cessione del compendio di 8,1 miliardi di crediti deteriorati.

La Corte ha chiesto ad Amco un approfondimento sull’operazione riscontrando come – trattandosi di operazione tra società soggette a controllo del Mef – la scissione sia stata eseguita “in continuità dei valori contabili”. E ancora: “Deve rilevarsi sul punto come l’ampiezza del portafoglio sia suscettibile di generare, in esito al suddetto processo di valutazione, significativi scostamenti contabili sottoforma di rettifiche/riprese di valore. Si tratta di un profilo di obiettiva criticità e rischio, la cui dimensione risulterà apprezzabile compiutamente in sede di formazione del bilancio 2021”.

L’ISPEZIONE VOLUTA DAL GIP SALVINI

Altri spunti interessanti provengono da fuori i confini nazionali. La Verità ha infatti reso noto un report mai pubblicato della Banca Centrale Europea che nel 2017 contestavano a Siena mancati accantonamenti per oltre 7 miliardi. Nei documenti, scrive il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, si riportano i risultati dell’ispezione fatta dal 17 maggio 2016 al 17 febbraio 2017 e la perizia degli esperti Giangaetano Bellavia e Fulvia Ferradini, incaricati dal gip Guido Salvini di verificare la corretta contabilizzazione, tra il 2012 e il 2015, delle rettifiche nei bilanci su miliardi di crediti deteriorati e i relativi accantonamenti.

Dalla maxiperizia, informa ancora La Verità, emerge che in quegli anni Mps non aveva contabilizzato tempestivamente nei propri bilanci rettifiche su crediti per complessivi 11,42 miliardi di euro, pari a 7,77 miliardi al netto dell’effetto fiscale. La perizia mette anche in dubbio la correttezza dei conti 2016 e 2017, fatto che – in caso di imputazione –“potrebbe indurre la Commissione Ue a interpretare come aiuti di Stato i 5,4 miliardi che il Tesoro, nel 2017, verso a Mps come ricapitalizzazione precauzionale per evitarne la chiusura”. In sostanza, le carte mostrano come venivano gestiti ancora nel 2015 i crediti difficili da riscuotere o già in sofferenza di clienti e aziende.

IL RAPPORTO DELLA BCE

Passando a parlare specificamente del report Bce, La Verità rileva che il team ispettivo di Francoforte ha preso in esame un campione di 1.534 posizioni creditorie in bonis e/o deteriorate presenti nel bilancio del gruppo al 31 dicembre 2015. Secondo quanto emerso dall’ispezione si stima che occorrono ulteriori accantonamenti per 7,55 miliardi rispetto ai 22,7 miliardi esistenti a fine 2015. Si legge: “Il Processo per individuare le esposizioni al rischio di credito che hanno subito una riduzione di valore non funziona correttamente: di conseguenza, la probabilità di default non è stimata correttamente”.

E ancora: “L’esame della documentazione delle garanzie nella documentazione creditizia campionata ha rivelato un conteggio doppio o multiplo” e “il cda non è sufficientemente informato del deterioramento della qualità del rischio di credito”. Inoltre si sono evidenziate lacune nei processi di raccolta e di aggregazione dei dati e nei sistemi informatici della banca. Da questa verifica ispettiva della Bce parte un intero capitolo della relazione di 5.662 pagine dei periti Bellavia e Ferradini consegnata al Tribunale di Milano il 26 aprile 2021.

Tra le posizioni riviste dall’Eurotower ci sono quelle di grandi clienti come Sorgenia, Lucchini e Unicoop Tirreno ma anche di piccole imprese così come di nomi importanti come quello dell’ex presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

LA RETRIBUZIONE DELL’AD NATALE

Nel frattempo dalla relazione della Corte dei Conti è emerso un altro elemento che dà da pensare: nel 2020 la retribuzione percepita del direttore generale e amministratore delegato di Amco, Marina Natale, è balzata del 62,8% rispetto al 2019 ed è arrivata a un totale di 345.032 euro. Al tweet del direttore di Startmag, Michele Arnese, che sottolineava questo fatto ha risposto Guido Crosetto – imprenditore, già co-fondatore di Fratelli d’Italia – evidenziando che l’importo “sarebbe poco, se facesse funzionare la società. Sarebbe un’enormità se invece la società fosse un buco nero pericolosissimo, tipo il prossimo grande scandalo finanziario italiano”.

AMCO NUOVA SAIPEM?

Pochi giorni prima, a seguito della divulgazione del bilancio 2021, lo stesso Crosetto su Twitter aveva scritto: “Fra qualche mese qualcuno farà finta di accorgersi del problema ‘AMCO’. E cadranno tutti dalle nuvole come per Saipem”.

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