Economia

Chi spinge (e chi frena) sul triangolo Mps, Carige e Popolare Bari

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Ecco chi e perché spinge (e chi invece frena) per la fusione tra il Monte dei Paschi di Siena (Mps), Banca Carige e Banca Popolare di Bari.

 

Dopo il crollo del titolo Unicredit in Borsa, il Cda della banca ha gettato acqua sul fuoco sull’ipotesi di acquisizione di Mps e un portavoce del consiglio di amministrazione ha fatto sapere che l’istituto di credito di piazza Gae Aulenti non accetterà operazioni che vadano a danneggiare gli interessi del gruppo. Intanto, mentre da un lato sfuma lo scenario di una possibile aggregazione tra le due banche a ogni costo, dall’altro spunta un’altra opzione per il Monte dei Paschi di Siena: una fusione a tre tra Mps, Banca Carige e Banca Popolare di Bari, con il Ministero dell’Economia e delle Finanze come socio di maggioranza del polo bancario. Il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni, per evitare una “macelleria sociale” si è spinto ad auspicare il matrimonio delle tre banche in difficoltà, un’operazione che sarebbe ben vista dal viceministro del Tesoro, Laura Castelli (M5S). Il Movimento 5 Stelle da tempo si è dichiarato contrario alla privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena.

ACQUA SUL FUOCO PER UNICREDIT/MPS

Dopo il tracollo di Unicredit a piazza Affari, che con i cali registrati tra lunedì e martedì ha perso circa due miliardi di capitalizzazione in Borsa, il Cda della banca di piazza Gae Aulenti ha frenato sull’ipotesi Mps. Un portavoce del consiglio di Unicredit ha fatto così sapere che il gruppo “manterrà la sua attuale posizione sulla crescita e sul rafforzamento della propria base clienti, sulla continua trasformazione del modello di servizio e massimizzazione della produttività, sulla gestione disciplinata del rischio e sulla rigorosa gestione del proprio capitale”. La banca ha poi ribadito il sostegno all’economia e la remunerazione agli azionisti confermando “il ripristino della politica di distribuzione del capitale, soggetto a via libera dei regolatori, a partire dall’anno solare 2021”. Il Cda ha quindi fatto capire che in generale non esclude fusioni ma che non le perseguirà a ogni costo. Il Governo, intanto, avanza sugli incentivi fiscali per le operazioni di M&A: la commissione Bilancio della Camera ha dichiarato inammissibile l’emendamento del M5S per ridurre a un massimo di 500 milioni i crediti fiscali per le banche che si aggregheranno nel 2021.

IPOTESI FUSIONE MPS/CARIGE/BARI

Secondo quanto scritto da La Stampa starebbero emergendo i contorni di un’operazione di complicata fattibilità ma ben vista a Siena, dal viceministro (Cinque Stelle) del Tesoro Laura Castelli e già benedetta dal leader del sindacato dei bancari Lando Sileoni: un’aggregazione tra Mps, Banca Carige e Banca Popolare di Bari, tre banche in difficoltà. Una fusione che in un secondo momento potrebbe confluire in una banca più grande, e della quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze non venderebbe le quote ma si diluirebbe restando socio di maggioranza. Questa opzione garantirebbe la sopravvivenza di Mps (su cui pesano oltre 10 miliardi di potenziali richieste danni per cause legali) in mani pubbliche. Il Movimento 5 Stelle da tempo si è dichiarato contrario alla privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena.

LE DICHIARAZIONI DI SILEONI

Sileoni ha detto che Mps “è una rogna che non vogliono né la Bce, che pretende stabilità, né il ministero dell’Economia, che vuole togliersi di torno la responsabilità di questo istituto. Mps è un riferimento per i territori, a iniziare dalla Toscana. La posizione che il presidente della Regione prenderà all’interno del Pd sarà determinante, così come sarà determinante il ruolo dei 5 Stelle. Noi per evitare una macelleria sociale – che toccherebbe maggiormente le province di Siena e Firenze – abbiamo proposto di mettere insieme le tre debolezze del settore bancario italiano: Mps, Carige e Popolare di Bari. Se dovesse prospettarsi questo progetto, noi guarderemo con grande attenzione a questa iniziativa”.

AD BASTIANINI LAVORA SU PROGETTO MPS/CARIGE/BARI?

Al progetto di fusione tra le tre banche in difficoltà, riporta in un articolo recente La Stampa, starebbe lavorando riservatamente l’amministratore delegato del Monte dei Paschi Guido Bastianini che sta scrivendo – con il supporto dell’advisor Oliver Wyman – un piano “stand alone” di cui si è parlato nel consiglio di amministrazione del 2 dicembre. Su quest’ultimo punto, MF-Dowjones ha riferito che nelle scorse settimane il Ceo Bastianini avrebbe proposto al Mef, il primo azionista di Mps, un piano “stand alone” per permettere alla banca di stare sul mercato da sola oltre la scadenza del 31 dicembre 2021 individuata dall’Europa per la privatizzazione.  Il Monte dei Paschi di Siena avrebbe così più tempo per valutare la direzione da prendere.

IL COMMENTO DI UN ANALISTA SU MPS/CARIGE/BARI

Mentre al momento non sono stati diffusi report sull’ipotesi di fusione tra Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Carige e Banca Popolare di Bari, un analista con cui ha parlato Startmag si è mostrato molto scettico su questa opzione. “Sarebbe una sorta di Bankia” italiana, si è limitato a dire l’esperto.

IL PENSIERO DELLA BCE SULLE FUSIONI

Per la Banca centrale europea le operazioni di fusione vanno meglio se una banca forte compra un istituto di credito debole. Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce il 27 novembre ha dichiarato che “alcune fusioni e acquisizioni danno buoni risultati, altre no. L’evidenza empirica suggerisce che le operazioni con esito positivo sono quelle in cui un acquirente forte prende il controllo di un intermediario debole. Non conosco i particolari delle singole operazioni di fusione, ma credo che molti casi rientrino in questo schema”.

MEF CERCA ANCHOR INVESTOR

Va ricordato che nella relazione sui nove mesi del 2020 di Mps, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ribadito tra le altre cose l’intendimento di dar seguito agli impegni assunti dalla Repubblica Italiana nei confronti dell’Unione Europea e realizzare un’operazione di mercato che identifichi un anchor investor e/o un partner bancario di adeguato standing, al fine di ripristinare e assicurare la competitività della Banca senese. Secondo quanto ha riferito una fonte a Reuters il Tesoro vorrebbe assicurarsi una soluzione per i problemi del Monte dei Paschi entro fine gennaio.

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