Skip to content

genenta

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Chi sono i soci della biotech Genenta che si ribellano alla virata bellicistica

Undici soci di Genenta Science contestano alla Sec la svolta dalla terapia genica alla difesa e chiedono il rinnovo del Cda dopo le acquisizioni di Atc e Sòphia High Tech e il cambio di nome in Saentra Forge. Fatti, numeri e sbuffi

 

La contestazione dei soci, l’intervento della Sec americana, il ricorso al Tribunale di Milano e le nuove acquisizioni nella difesa e nell’aerospazio sono gli ultimi sviluppi della trasformazione di Genenta Science.

La società nata nel 2014 come startup biotech del San Raffaele, focalizzata sulla terapia genica contro il cancro e quotata al Nasdaq, nel giro di pochi mesi ha cambiato strategia, nome e perimetro industriale, entrando nei settori della sicurezza nazionale, della difesa e dello spazio attraverso una serie di operazioni guidate dal fondatore e Ceo Pierluigi Paracchi (nella foto di copertina).

IL PATTO DEGLI AZIONISTI CONTRO IL NUOVO CORSO

Undici soci di Genenta Science, titolari di circa il 23% delle azioni e del 31,5% dei diritti di voto, hanno depositato alla Sec uno Schedule 13D per segnalare una partecipazione coordinata nella società e chiedere il rinnovo del consiglio di amministrazione.

L’iniziativa, scrive Il Sole 24 Ore, nasce in opposizione alla svolta impressa dal management verso i settori della difesa e dell’aerospazio. Il gruppo di soci, composto da investitori privati e società di investimento italiane, ha sottoscritto il 4 maggio un accordo quinquennale con l’obiettivo di “promuovere la stabilità dell’indirizzo strategico di Genenta, focalizzato sulle biotech, e opporsi alle recenti modifiche che ampliano l’oggetto sociale, facendo un riferimento generale ai settori del cosiddetto “Golden Power” italiano”.

I soci intendono coordinare il voto nelle assemblee e presentare una lista congiunta per il Consiglio di amministrazione e il collegio sindacale. Contestualmente alcuni azionisti si sono rivolti al Tribunale di Milano per chiedere la nullità dell’assemblea di ottobre 2025 che aveva approvato l’ampliamento dell’oggetto sociale. Tra i soci contrari alla trasformazione figura anche Luigi Naldini, cofondatore della società insieme a Paracchi.

L’OPERAZIONE SÒPHIA HIGH TECH

La più recente acquisizione è stata annunciata lo scorso 23 aprile, quando Genenta ha firmato gli accordi definitivi con Sòphia High Tech, azienda di Somma Vesuviana specializzata nella produzione di componenti critici per programmi spaziali e di difesa europei.

L’operazione prevede un investimento complessivo di 6 milioni di euro in due tranche: la prima consentirà a Genenta di acquisire il 19,9% della società, la seconda porterà la partecipazione al 51%.

Fondata nel 2013 da Antonio Caraviello, Sòphia HT sviluppa componenti attraverso additive manufacturing e leghe speciali destinate ai propulsori dei lanciatori spaziali, ai sistemi missilistici ipersonici e ad applicazioni industriali avanzate. La società realizza anche componenti per Lamborghini e strutture protettive per l’esercito statunitense in Europa.

Nell’ultimo bilancio depositato relativo al 2024 e riportato da Teleborsa, Sòphia HT ha registrato ricavi pari a 6,29 milioni di euro e un ebitda di circa 0,96 milioni, mentre per il 2025 stima ricavi per circa 8 milioni di euro. La società prevede di raddoppiare la base ricavi del 2024 entro il 2027 e di aumentare l’organico da 44-46 dipendenti fino a circa 70 persone.

Intervistato da Milano Finanza, Caraviello ha raccontato di aver lasciato Airbus in Germania nel 2013 perché “bisognava rientrare in Italia e fare qualcosa per il Paese”.

LA NASCITA DI SAENTRA FORGE

La trasformazione di Genenta era stata annunciata ufficialmente a fine gennaio, quando la biotech quotata al Nasdaq ha comunicato il cambio di strategia e la nuova denominazione Saentra Forge.

L’obiettivo dichiarato era diventare un “consolidatore industriale strategico di nuova generazione, focalizzato sull’acquisizione di aziende private operanti nei settori regolamentati per la sicurezza nazionale contemplati dalla normativa italiana Golden Power”.

La prima operazione del nuovo corso ha riguardato Atc, Armi Tattiche Custom di Biassono, produttrice di fucili tattici e sistemi d’arma per forze speciali e armi sportive da competizione. Genenta, scriveva Ansa, ha previsto un investimento complessivo di 5,1 milioni di euro attraverso aumenti di capitale in più tranche, con l’obiettivo di ottenere il controllo della società.

Secondo quanto riportato da Milano Finanza, Atc possiede le licenze Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) e SeRNI (Servizio per le relazioni internazionali), qualifiche Nato e autorizzazioni del ministero della Difesa italiano. Le armi prodotte comprendono sistemi “testati in contesti operativi reali” e modelli con gittata operativa fino a 2mila metri.

Atc stimava ricavi per circa 4 milioni di euro nel 2026 e circa 9 milioni entro il 2027, con un ebitda superiore a 2 milioni nel 2026 e attese di raddoppio l’anno successivo.

CHI SIEDE IN FONDAZIONE PRAEXIDIA

Al centro della nuova configurazione societaria c’è la Fondazione Praexidia, fondata dallo stesso Paracchi e diventata azionista di Genenta/Saentra Forge attraverso un patto parasociale quinquennale rinnovabile.

A fine gennaio Repubblica scriveva che nel comitato nomine della fondazione siedono Gianni Letta e l’ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, mentre nel consiglio figurano due ex capi di Stato maggiore dell’Aeronautica e il presidente di Assolombarda Alvise Biffi.

Intervistato da Milano Finanza, Paracchi spiegava: “Negli ultimi cinque anni pandemia e guerra in Ucraina hanno riportato l’Italia e l’Europa al cuore della storia. Prosperano solo i Paesi che controllano tecnologie strategiche e le loro filiere”.

LE REAZIONI (CONTRARIATE) DI SOCI E INVESTITORI

La svolta verso la difesa, tuttavia, ha provocato forti reazioni tra soci e investitori storici. Sempre a fine gennaio Repubblica riportava lo stupore di Fondazione Telethon, Ospedale San Raffaele, Cdp Venture Capital ed Enea Tech, che avevano sostenuto Genenta come progetto biotech focalizzato sul glioblastoma e sulle terapie geniche.

Fondazione Telethon sottolineava che Luigi Naldini “ha concluso la collaborazione nel dicembre 2025”, mentre il San Raffaele dichiarava di riservarsi “di riconsiderare la propria partecipazione” alla luce delle nuove iniziative “estranee all’originario perimetro”.

Cdp Venture Capital spiegava di stare “valutando le azioni a piena tutela dell’investimento”, mentre Enea Tech dichiarava: “Abbiamo finanziato un progetto di ricerca in ambito oncologico. Nella giornata di ieri abbiamo appreso, tramite i social media dell’imminente operazione. Stiamo valutandone i possibili impatti”.

LA DELUSIONE DEL COFONDATORE

In un’intervista del 1° febbraio, Naldini ha preso pubblicamente le distanze dalla nuova strategia della società: “Una scelta su cui non ho avuto alcuna voce in capitolo”, dichiarava.

Rispondendo alle domande sul passaggio dal biotech al business militare ha detto: “La nuova strategia della società è una scelta del management e degli azionisti, su cui io non avevo competenze nel mio ruolo scientifico e che ora non mi riguarda più, perché a dicembre sono uscito dalla società”.

Alla domanda sull’eventuale separazione della parte biotech dal resto del gruppo, ha aggiunto: “Se alla fine si troverà davvero un partner lo scenario più probabile è che la parte biotech dell’azienda venga separata dal resto, e acquisita dall’impresa più grande”.

Torna su