Economia

Chi paga in caso di contagio Covid-19 nelle aziende?

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Le banche chiedono uno scudo penale per erogare prestiti e le altre aziende temono cause in caso di contagio Covid-19 nelle imprese. Fatti e commenti

Il 4 maggio è iniziata la fase 2. Alcune aziende hanno ripreso le attività, tra non pochi problemi di organizzazione, difficoltà economiche e nodi da sciogliere. Tra questi prestiti, bollette e responsabilità nel caso di contagio.

“Ho l’impressione che il governo si prepari a scaricare le responsabilità su banche e imprese”, ha detto nei giorni scorsi Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria, in un’intervista al Corriere della Sera.

LE BANCHE CHIEDONO SCUDO PENALE PER AIUTARE IMPRESE

Anche le banche sbuffano. Il 22 aprile, nel corso di un’audizione parlamentare, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, non a caso ha sottolineato che in particolare per ridurre i tempi delle istruttorie, nei casi diversi dal finanziamento fino a 25.000 euro previsto dal decreto del Governo (in quel caso è previsto l’intervento di Sace, ndr), “occorre tutelare sotto il profilo penale l’attività di erogazione di credito durante la crisi. Occorre, in altri termini, evitare che sulle banche e sugli esponenti siano trasferiti rischi che non possono in alcun caso essere riconosciuti come loro propri laddove le misure di sostegno offerte alle imprese in attuazione dei provvedimenti normativi non sortissero gli sperati effetti e le imprese cadessero in stato di insolvenza con possibili conseguenze rispetto alle procedure fallimentari”.

CONTAGIO DA COVID-19? SONO LE AZIENDE A PAGARE

Ora che la fase 2 è iniziata e le imprese provano a ripartire dovranno fare i conti con il possibile contagio da Covid-19.

Ad esempio: chi paga in caso di infezione di dipendente o cliente in albergo? “Sono pervenute alcune richieste di chiarimento in merito alla responsabilità della struttura ricettiva nei confronti dei dipendenti e dei clienti, in relazione all’eventuale contagio da Covid-19 e alle relative coperture assicurative. Al riguardo, si rammenta che la polizza Alberghi disegnata da Zurich in collaborazione con Federalberghi tutela ogni area di responsabilità o di rischio nell’attività alberghiera”, si legge nella circolare Federalberghi n. 181 del 22 aprile 2020. Tradotto: pagano alberghi e hotel.

CONTAGIO COME INFORTUNIO

Anche per il resto delle altre aziende appartenenti agli altri settori saranno le imprese a pagare in caso di contagio. Il contagio da coronavirus avvenuto in occasione di lavoro (sul luogo di lavoro, nel tragitto casa-lavoro, in ogni altra situazione di lavoro) è definito come  infortunio sul lavoro, secondo il decreto legge Cura Italia.

VESCOVI (CONFINDUSTRIA): AMAREZZA DEGLI ASSOCIATI

Ha detto al Sole 24 Ore il presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi: “Chi non adotta le misure di sicurezza previste dai protocolli deve chiudere e su questo occorre essere inflessibili. Ma il Governo non può trasformarci in esperti di pandemie. Qui mi pare si sia alla ricerca dei colpevoli, non della soluzione dei problemi. Ho chiesto ai miei uffici di verificare cosa accade nel resto del mondo, voglio vedere se la scelta italiana è lo standard”.

ZINI (ASSOCIAZIONE INDUSTRIALE BRESCIANA): E’ FATTO GRAVE

“Considerare il contagio come infortunio e non malattia mi pare un errore, una scelta grave a sbagliata che preoccupa molto i nostri associati. Entrare nel campo delle responsabilità penali dell’imprenditore per una pandemia globale per cui nessun governo è stato in grado di trovare finora rimedi efficaci e per cui non esiste ancora un protocollo condiviso nel mondo mi pare profondamente sbagliato”, ha commentato la scelta del Governo il vicepresidente dell’Associazione Industriale Bresciana Roberto Zini.

RAVANELLI (CONFINDUSTRIA PIEMONTE): E’ SCORRETTO

Sull’argomento si è espresso anche il Presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli: “Si tratta di un modo logicamente scorretto di affrontare il problema perché al di là di eccezioni particolari, come un focolaio specifico dovuto a negligenza conclamata, come si fa a dimostrare che il contagio sia avvenuto proprio in azienda? L’incubazione dura due settimane, le persone si spostano, in azienda sono presenti otto ore, non 24”.

“Le imprese, qui come altrove, stanno lavorando su questo in modo maniacale, anche andando oltre i protocolli. Nel mio gruppo, ad esempio, faremo a breve test sierologici per tutti i 400 addetti”, ha aggiunto Ravanelli.

ALIBERTI (PICCOLA INDUSTRIA BERGAMO): FOLLIA

“Benissimo sanzionare chi non rispetta i protocolli ma parlare di responsabilità penale è una follia. Come si fa a verificare il luogo esatto del contagio? Il rischio è quello di esporci a cause e costi aggiuntivi, impensabile in questa fase”, ha fatto eco il presidente delle Piccola Industria di Confindustria Bergamo Aniello Aliberti.

IL PARADOSSO DENUNCIATO DAI CONSULENTI DEL LAVORO

E in questa caotica e burrascosa ripartenza, oltre a problemi e nodi importanti ci sono paradossi, come denuncia il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro.

“Sono 4,4 milioni i lavoratori che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal DPCM del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa; mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative”, spiega il Consiglio in una nota, aggiungendo che la ripresa “Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi”.

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