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Chi nella maggioranza di governo picchia Padoan di Unicredit

Non solo dall’opposizione, ma anche nella maggioranza (in particolare nel Movimento 5 Stelle), giungono critiche sull’ex ministro Pd, Padoan, ai vertici di Unicredit. Mentre il Tesoro cerca di agevolare il matrimonio di Mps con il gruppo Unicredit. Fatti, nomi, numeri e indiscrezioni

Mentre sull’asse Roma-Siena-Milano in molti si danno da fare per celebrare entro l’anno le nozze tra Montepaschi (Mps) e Unicredit, continuano ad arrivare indiscrezioni sui preparativi e sugli invitati. In attesa della scelta del nuovo amministratore delegato – che sarà nominato ufficialmente dall’assemblea del prossimo 15 aprile ma che comincerà a lavorare ben prima – qualcuno inizia a mettere nero su bianco il suo scetticismo per la designazione a presidente – lo scorso ottobre – di Pier Carlo Padoan, ex parlamentare Pd ed ex ministro dell’Economia durante gli esecutivi Renzi e Gentiloni.

INTERROGAZIONE M5S

Un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e al ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola – entrambi esponenti di spicco dello stesso partito di Padoan – arriva da un gruppo di senatori del Movimento Cinque Stelle capeggiati da Elio Lannutti, i quali ricordano che “come Ministro dell’economia e delle finanze, il 23 dicembre 2016 Padoan ha salvato il Monte dei Paschi di Siena (MPS), con una iniezione di soldi pubblici, che ha permesso all’istituto senese di non fallire. Da allora MPS è banca pubblica, con azionariato a maggioranza del Tesoro”, Inoltre, rilevano, “il 4 novembre scorso, Pier Carlo Padoan si è dimesso da deputato della Repubblica, eletto nel collegio di Siena nel marzo 2018, nelle file del Partito democratico e nella prossima primavera, da presidente di Unicredit, dovrà sovrintendere alla fusione proprio con il Monte dei Paschi di Siena, quindi dovrà fare una offerta per acquistare il pacchetto azionario di maggioranza dal Tesoro”. Il punto però è che Padoan “garantirà il raggiungimento dell’obiettivo in quello che gli interroganti individuano come un macroscopico conflitto d’interessi, potenzialmente pericoloso per la ‘sana e prudente gestione’ della banca”.

A supporto di questa tesi i parlamentari pentastellati evidenziano che “lo scorso 13 ottobre, quando è stato cooptato dal CdA Unicredit, Padoan avrebbe dichiarato di ‘essere indipendente ai sensi dello Statuto sociale di Unicredit e del Codice di autodisciplina delle Società quotate, nonché ai sensi del D. Lgs n.58/1998’, meglio conosciuto come testo unico della finanza o legge Draghi. Nella sua dichiarazione Padoan non avrebbe però citato la Crd4”, ovvero la direttiva 2013/36/UE approvata dal Parlamento europeo il 27 giugno 2013 che detta severe regole per la selezione dei manager e dei consiglieri d’amministrazione delle banche.

In base alla Crd4, proseguono i senatori M5S, l’ex ministro “non avrebbe certo potuto considerarsi ‘indipendente’, in quanto il 13 ottobre era ancora un parlamentare della Repubblica e pertanto non cooptabile per il vertice di Unicredit”.

Per questo chiedono a Gualtieri e ad Amendola “se siano a conoscenza dei fatti esposti”, “quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere al fine di accertare l’esistenza di potenziali conflitti di interesse nella nomina di Pier Carlo Padoan ai vertici di Unicredit, tanto più che l’elusione di tali conflitti di interesse sembrerebbe finalizzata a perfezionare il regalo di MPS ad UniCredit, sgravato di ulteriori 13,5 miliardi di euro, addossati sulle spalle dei contribuenti” e “se vogliano fornire chiarimenti circa la cancellazione del comma 3 dell’articolo 24 (sul conflitto di interessi dei banchieri da nominare) dal testo definitivo del decreto 23 novembre 2020, n. 169 recante disposizioni regolamentari in materia di requisiti e criteri di idoneità per lo svolgimento dell’ncarico degli esponenti aziendali delle banche, degli intermediari finanziari, dei confidi, degli istituti di moneta elettronica, degli istituti di pagamento e dei sistemi di garanzia dei depositanti”. Infine, più in generale, “quali iniziative di propria competenza i Ministri intendano intraprendere per garantire una trasparente, sana, prudente e corretta gestione delle istituzioni bancarie, preservandole così come nella fattispecie, dal mercato partitocratico”.

INTERROGAZIONE FDI

Dello stesso tenore l’interrogazione presentata a Gualtieri dal senatore di Fratelli d’Italia, vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso. “La nomina dell’ex ministro Padoan nel Consiglio di amministrazione di Unicredit e la successiva designazione a presidente – si domanda – è frutto di una forzatura ad personam del decreto ministeriale attuativo della direttiva Ue del 2013, finalmente varato lo scorso dicembre dopo un’attesa di sette anni?”. Urso rileva che “al di là della dichiarazione dell’ex ministro Padoan di indipendenza, ai sensi dello Statuto sociale di Unicredit e del Codice di autodisciplina delle società quotate, questi doveva essere a conoscenza dell’impedimento posto proprio dal decreto ministeriale attuativo della direttiva Ue” e “anche se al momento della designazione il decreto non era stato varato, in qualità di ex ministro dell’Economia e per aver materialmente preparato lo schema di decreto legislativo attuativo, Padoan doveva sapere benissimo che non avrebbe potuto ricoprire la carica di consigliere, visto che negli ultimi due anni era stato prima membro di un governo e poi deputato nelle file del Pd”.

Secondo il parlamentare di FdI siamo dunque di fronte a un “chiaro tentativo di aggirare l’ostacolo normativo che gli avrebbe impedito di accedere al consiglio di amministrazione di Unicredit”. Urso segnala anche un’altra anomalia ossia “lo stralcio tra le disposizioni transitorie e finali dello stesso decreto attuativo della parte in cui si rimanda alle linee guida elaborate dall’Abe e dalla Banca Centrale europea per l’applicazione delle disposizioni contenute nel decreto. Un’eliminazione – sottolinea – che rappresenta un perfezionamento ad personam del Regolamento, e che ha consentito la modifica della parte riguardante i requisiti e l’idoneità di chi va a svolgere incarichi all’interno degli Istituti bancari. Spianando così la strada a Padoan”.

Ecco perciò che Urso chiede a Gualtieri “di valutare se, alla luce del varo del decreto ministeriale e dell’evidente incompatibilità in cui si trova l’ex ministro Padoan, sussistano quei requisiti di indipendenza che richiede la legge e nel caso di agire di conseguenza per tutelare il sistema bancario dal rischio di possibili alterazioni prodotte proprio da gestioni non imparziali”.

LE INDISCREZIONI SULLA VENDITA AD AMCO DI NPL DI UNICREDIT

Mentre sul lato parlamentare arrivano queste novità, come si diceva, continuano i preparativi per il matrimonio. Secondo indiscrezioni diffuse dall’agenzia Reuters sarebbe allo studio di Via XX Settembre – proprio per agevolare la fusione con Siena – un piano per rilevare attraverso Amco (l’ex Sga, di proprietà del Tesoro al 100%) circa 14 miliardi di crediti deteriorati. E anche sul fronte Mps – scrive oggi Repubblica – potrebbe esserci qualche altra cessione di Npl”. La cessione consentirebbe di raggiungere una dote di 6 miliardi (insieme ad incentivi fiscali e a rafforzamento patrimoniale), cifra che pare Unicredit voglia per dire di sì a Montepaschi che peraltro entro fine gennaio deve consegnare alla Commissione europea il suo capital plan e illustrare così le misure che intende prendere per il rafforzamento patrimoniale. Occorre ricordare che Marina Natale, alla guida di Amco, proviene da Unicredit ed è data come papabile alla guida di piazza Gae Aulenti.

LA MINI MPS

Nel frattempo si pensa anche il futuro di Rocca Salimbeni. Di qualche giorno fa sono le anticipazioni del Messaggero secondo cui – dopo la “probabile fusione” con Unicredit – potrebbe nascere una mini-Banca Mps “a termine, radicata in Toscana per preservare marchio e alcuni business su cui le istituzioni locali sono molto sensibili”. Stando alla ricostruzione del giornale romano le istituzioni locali, a cominciare dalla Regione, sarebbero “preoccupate di preservare al massimo l’insediamento di Rocca Salimbeni anche ai fini occupazionali” e per questo il progetto sarebbe quello di far “risorgere un istituto tipo la vecchia Banca Toscana, che aveva 480 filiali, solido, basato a Firenze, incorporato nella casa madre nel 2009, quando l’impatto negativo sulla tenuta patrimoniale del maxi-esborso per Antonveneta (9,7 miliardi nel 2007) impose i primi interventi di emergenza”.

Notizie che hanno fatto storcere la bocca a Enrico Zanetti, tributarista ed ex viceministro alle Finanze, che in un post su Facebook ha commentato: “Sarebbe opportuno rendersi conto dalle parti del Governo e non solo che, se fanno la fusione MPS sfruttando per miliardi di euro il bonus aggregazioni che gli hanno messo apposta in legge di bilancio, ma poi subito dopo scindono un bel pezzo di quello che hanno appena fuso, questo potrebbe chiamarsi abuso del diritto (elusione fiscale)”.

LA BOMBA LEGALE DI MPS

Su Siena intanto resiste ancora la spada di Damocle delle richieste danni, per circa 10 miliardi, causate dall’operazione Antonveneta e dalle operazioni Alexandria e Santorini. Anche per queste, ricorda Repubblica, sarebbero allo studio dell’esecutivo tre soluzioni  per “sterilizzare i rischi futuri per l’acquirente”.

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Atto n. 4-04709

Pubblicato il 29 dicembre 2020, nella seduta n. 288

LANNUTTI , PESCO , TONINELLI , SANTANGELO , L’ABBATE , PELLEGRINI Marco , RUSSO , GUIDOLIN , AUDDINO , DI MICCO , GIANNUZZI , LOREFICE , LOMUTI , PERILLI , PIRRO , GAUDIANO , MATRISCIANO , LANZI , ACCOTO , ROMAGNOLI , PAVANELLI , SANTILLO , FERRARA , CASTELLONE , DE LUCIA , ORTIS , AIROLA , PRESUTTO , DELL’OLIO , VACCARO , GALLICCHIO , COLTORTI , DONNO , CIOFFI , MORRA , ABATE , MOLLAME , MARINELLO , MAUTONE , DESSI’ , ROMANO , VANIN , MANTOVANI , NATURALE , TRENTACOSTE , AGOSTINELLI , LUPO , CORRADO , ANGRISANI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e per gli affari europei. -Premesso che:

in occasione dell’assemblea prevista per la primavera 2021 che rinnoverà il board, il Ministro dell’economia e delle finanze pro tempore (dei Governi Renzi e Gentiloni), Pier Carlo Padoan, diventerà presidente di Banca UniCredit. La cooptazione di Padoan è stata ufficializzata dal Consiglio di amministrazione di UniCredit il 13 ottobre 2020;

come Ministro dell’economia e delle finanze, il 23 dicembre 2016 Padoan ha salvato il Monte dei Paschi di Siena (MPS), con una iniezione di soldi pubblici, che ha permesso all’istituto senese di non fallire. Da allora MPS è banca pubblica, con azionariato a maggioranza del Tesoro;

il 4 novembre scorso, Pier Carlo Padoan si è dimesso da deputato della Repubblica, eletto nel collegio di Siena nel marzo 2018, nelle file del Partito democratico;

nella prossima primavera, da presidente di Unicredit, Padoan dovrà sovrintendere alla fusione proprio con il Monte dei Paschi di Siena, quindi dovrà fare una offerta per acquistare il pacchetto azionario di maggioranza dal Tesoro. Ma l’ex Ministro garantirà il raggiungimento dell’obiettivo in quello che gli interroganti individuano come un macroscopico conflitto d’interessi, potenzialmente pericoloso per la «sana e prudente gestione» della banca;

considerato, infatti, che:

il 27 giugno 2013 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2013/36/UE, nota anche come “Crd4”, che detta severe regole per la selezione dei manager e dei consiglieri d’amministrazione delle banche;

l’Italia ha ritardato il recepimento di tale direttiva per ben sette anni. L’ultima versione è stata predisposta proprio dal Ministro dell’economia e delle finanze pro tempore Padoan, e prevedeva norme contro i conflitti di interesse dei banchieri da nominare (comma 3 dell’articolo 24), che devono essere “indipendenti”, pertanto non nominabili, ad esempio, se nei due anni precedenti alla loro nomina hanno ricoperto il ruolo di parlamentare;

l’attuale Ministro dell’economia e delle finanze ha firmato il decreto 23 novembre 2020 n. 169 recante disposizioni regolamentari in materia di requisiti e criteri di idoneità per lo svolgimento dell’incarico degli esponenti aziendali delle banche, degli intermediari finanziari, dei confidi, degli istituti di moneta elettronica, degli istituti di pagamento e dei sistemi di garanzia dei depositanti. Il provvedimento, pubblicato il 15 dicembre 2020 in Gazzetta Ufficiale n. 310, entrerà in vigore il 30 dicembre 2020 e le disposizioni ivi contenute si applicheranno alle nomine successive alla predetta data. Il decreto è stato quindi firmato dal Ministro dell’economia e delle finanze poche settimane dopo la cooptazione di Padoan in Unicredit;

le norme UE, negative per l’Italia, come l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2021 del calendar provisioning e dei nuovi criteri di default, che rappresentano una sciagura sia per le banche che per PMI e le famiglie, sono state pedissequamente recepite nell’ordinamento italiano, mentre sono state poste in essere normative che appaiono funzionali agli interessi dell’aspirante banchiere Padoan. Infatti, tra le pochissime modifiche che sono state apportate al testo messo a punto tre anni fa dallo stesso Padoan vi è la cancellazione di quel comma 3 dell’articolo 24 sul conflitto di interessi dei banchieri da nominare. In poche parole, la direttiva è stata recepita in una versione che consente a Padoan di diventare presidente di Unicredit, anche se è stato deputato del Partito democratico, e tale norma ad hoc appare ancora più scandalosa se finalizzata a perfezionare il regalo di MPS ad UniCredit, sgravato di ulteriori 13,5 miliardi di euro a carico della collettività;

inoltre, a quanto risulta agli interroganti:

lo scorso 13 ottobre, quando è stato cooptato dal CdA Unicredit, Padoan avrebbe dichiarato di «essere indipendente ai sensi dello Statuto sociale di Unicredit e del Codice di autodisciplina delle Società quotate, nonché ai sensi del D. Lgs n.58/1998», meglio conosciuto come testo unico della finanza o legge Draghi. Nella sua dichiarazione Padoan non avrebbe però citato la Crd4, per la quale non avrebbe certo potuto considerarsi “indipendente”, in quanto il 13 ottobre era ancora un parlamentare della Repubblica e pertanto non cooptabile per il vertice di Unicredit,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere al fine di accertare l’esistenza di potenziali conflitti di interesse nella nomina di Pier Carlo Padoan ai vertici di Unicredit, tanto più che l’elusione di tali conflitti di interesse sembrerebbe finalizzata a perfezionare il regalo di MPS ad UniCredit, sgravato di ulteriori 13,5 miliardi di euro, addossati sulle spalle dei contribuenti;

se vogliano fornire chiarimenti circa la cancellazione del comma 3 dell’articolo 24 (sul conflitto di interessi dei banchieri da nominare) dal testo definitivo del decreto 23 novembre 2020, n. 169 recante disposizioni regolamentari in materia di requisiti e criteri di idoneità per lo svolgimento dell’incarico degli esponenti aziendali delle banche, degli intermediari finanziari, dei confidi, degli istituti di moneta elettronica, degli istituti di pagamento e dei sistemi di garanzia dei depositanti;

se ritengano normale recepire pedissequamente nell’ordinamento italiano norme UE negative per l’Italia quali quelle citate;

più in generale, quali iniziative di propria competenza i Ministri intendano intraprendere per garantire una trasparente, sana, prudente e corretta gestione delle istituzioni bancarie, preservandole così come nella fattispecie, dal mercato partitocratico.

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