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Alviero Martini

Chi fa le scarpe ad Alviero Martini?

L'azienda Alviero Martini in amministrazione giudiziaria. L'inchiesta della magistratura, i dettagli su soci e bilancio della casa di moda e la posizione dell'azienda che respinge le accuse

 

Guai per la casa di moda Alviero Martini, che il Tribunale di Milano ha messo in amministrazione giudiziaria per caporalato e lavoro nero. Dall’inchiesta condotta dalla Procura del capoluogo lombardo e dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro risulterebbe che l’azienda ha affidato l’intera produzione, senza mai effettuare alcuna ispezione o controllo, a società terze, che a loro volta, pur vigendo il divieto di subappalto, esternalizzavano le commesse a opifici gestiti da cittadini cinesi.

VERTICI E NUMERI DI ALVIERO MARTINI

L’azienda di moda Alviero Martini, nota sopratutto per borse, scarpe, marsupi e cinture in pelle caratterizzate da stampe con carte geografiche, è stata fondata nel 1991 a Milano dall’omonimo stilista italiano, che l’ha poi ceduta nel 2003 alla società Final dell’imprenditrice Luisa Angelini.

Oggi la Final Spa è il socio unico della Alviero Martini Spa e il consiglio di amministrazione è composto da Angelini, presidente in carica fino all’approvazione del bilancio del 31 dicembre 2023, e dai due consiglieri Mauro Ronchi e Andrea Bracci. Il numero dei dipendenti al 30 settembre 2023 risultava essere 94.

Il totale del valore della produzione del 2022 è stato di 52.393.537 di euro (43.574.223 di euro nel 2021). I costi di produzione registrati nel 2022 ammontavano a 47.679.876 di euro (40.180.743 di euro nel 2021), di cui per il personale 5.882.724 di euro (5.354.311 di euro nel 2021).

L’utile dell’esercizio al 31 dicembre 2022 è di 3.304.211 di euro contro 2.920.755 di euro al 31 dicembre 2021.

LE INDAGINI

Da settembre 2023, riporta il Tg regionale, i carabinieri hanno controllato otto opifici nelle province di Milano, Monza  e Brianza e Pavia, che sono risultati tutti irregolari, e hanno identificato 197 lavoratori, di cui 37 occupati in nero e clandestini. Negli stabilimenti, inoltre, è stato riscontrato che la produzione avveniva in condizioni di sfruttamento e in presenza di gravi violazioni della sicurezza. I lavoratori venivano anche ospitati in dormitori abusivi.

L’azienda sarebbe ritenuta “incapace – si legge in una nota dell’Arma dei Carabinieri citata da Affari italiani – di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo non avendo mai effettuato ispezioni o audit sulla filiera produttiva per appurare le reali condizioni lavorative ovvero le capacità tecniche delle aziende appaltatrici tanto da agevolare (colposamente) soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al delitto di caporalato”.

COSA SCRIVE IL CORRIERE DELLA SERA

Come osserva il Corriere della sera, non ci sono “imputazioni formali da parte della Procura di Milano a carico della società (non indagata al pari di suoi dirigenti) Alviero Martini spa”.

Tuttavia, spiega il quotidiano, “il fatto che la società non si fosse dotata di modelli organizzativi idonei a impedire (in base alle legge 231 del 2001) la commissione di delitti nell’interesse aziendale, che non abbia mai svolto alcun efficace audit interno e si sia anzi spesso accontentata solo della dichiarazione formale degli appaltatori ufficiali di non subappaltare a terzi senza autorizzazione, per i magistrati milanesi ha avuto l’effetto di agevolare, già anche solo in via colposa, la commissione del reato di ‘caporalato’ da parte di una serie di altre persone invece indagate (i gestori dei laboratori clandestini)”.

LE CINESERIE DELLE CASE DI MODA

L’indagine della Procura di Milano che ha portato a disporre l’amministrazione giudiziaria per l’azienda dell’alta moda Alviero Martini spa, ha appurato “una connessione tra il cosiddetto mondo del lusso da una parte e quello di laboratori cinesi dall’altra, con un unico obiettivo: abbattimento dei costi e massimizzazione dei profitti attraverso l’elusione di norme penali giuslavoristiche”, si legge nel provvedimento della sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Milano – divulgato dall’Ansa – che ha disposto il commissariamento su richiesta del pm Paolo Storari.

IL RUOLO DI APPALTATORI E SUBAPPALTATORI

Stando alla ricostruzione dei carabinieri, per abbattere i costi e massimizzare i profitti di una borsa venduta in negozio a diverse centinaia di euro se non di più, diverse aziende esternalizzano la produzione a una ditta appaltatrice, che però in realtà non è in grado di garantire la capacità produttiva, né in termini di qualità né di tempistiche, e quindi si rivolge a sua volta a opifici clandestini cinese, “in qualche caso con l’interposizione di una società intermediaria a volte italiana e a volte anch’essa cinese”, precisa il Corriere.

In questi ambienti non c’è la minima traccia di regolarità, tra lavoratori clandestini che – oltre a lavorare di notte e di domenica per non incappare nei controlli – non vengono quasi pagati (il Corriere parla di 1,25 euro a tomaia di scarpe) e luoghi insalubri, a volte senza aria né luce, che sono anche dormitori fatti di materassi sporchi per terra, dove i lavoratori sono costretti a mangiare, spesso a contatto con i prodotti chimici usati nella produzione.

Da qui proviene una borsa del valore di 20 euro che, secondo il Corriere, “esce a 30 euro dall’altro subappaltatore interposto con la società appaltatrice ufficiale; la quale fattura la borsa a 50 euro al brand di alta moda, che infine la mette in vendita in negozio a 350 euro”.

CHE COSA SCRIVE L’ANSA

Nel provvedimento, in base alle indagini effettuate e illustrate dal pm nella sua richiesta di commissariamento, si spiega – riporta l’agenzia Ansa – che “i grandi marchi, tra cui anche quello della Alviero Martini spa, mostrano una generalizzata carenza di modelli organizzativi” e che il brand di moda “nel momento in cui si avvale di soggetti che sono dediti ad un pesante sfruttamento lavorativo integra la condotta agevolatoria”. I giudici, nel loro atto, riportano passi dell’istanza del pubblico ministero Storari laddove afferma che, dall’attività investigativa del Nucleo Ispettivo del Lavoro dei Carabinieri, emerge che nella “Alviero Martini spa vi è una cultura di impresa gravemente deficitaria sotto il profilo del controllo, anche minimo, della filiera produttiva della quale la società si avvale”. In più, secondo la Procura, con gli accertamenti “si è disvelata una prassi illecita così radicata e collaudata, da poter essere considerata inserita in una più ampia politica d’impresa diretta all’aumento del business”. E ancora: “le condotte investigate non paiono frutto di iniziative estemporanee ed isolate di singoli, ma di una illecita politica di impresa”. In questo modo “si dà vita ad un processo di decoupling organizzativo (letteralmente: ‘disaccoppiamento’), in forza del quale, in parallelo alla struttura formale dell’organizzazione volta a rispettare le regole istituzionali, si sviluppa un’altra struttura, ‘informale’, volta a seguire le regole dell’efficienza e del risultato”. Secondo il Tribunale l’ “unico strumento per far cessare questa situazione, in un’ottica di interventi proporzionali, è una ‘moderna messa alla prova aziendale'”

I PROVVEDIMENTI

Secondo quanto si apprende dal Tg regionale, al termine delle indagini, sono stati deferiti in stato di libertà 10 titolari di aziende di origine cinese e 37 persone non in regola con la permanenza o il soggiorno sul territorio nazionale.

Sono anche state comminate ammende pari a 153mila euro e sanzioni pari a 150mila. Per 6 aziende è stata disposta la sospensione dell’attività.

Il Corriere riferisce poi che sono stati nominati Marco Mistò e Ilaria Ramoni come amministratori giudiziari affinché “affianchino il cda e i manager della società e li aiutino a bonificare e fare rientrare nella legalità le condizioni di lavoro”.

LA POSIZIONE DELL’AZIENDA

“Con riferimento alla notizia di stampa riferita alla nostra società, l’Alviero Martini comunica di essersi messa tempestivamente a disposizione delle autorità preposte, non essendo peraltro indagati né la Società né i propri rappresentanti, al fine di garantire e implementare da parte di tutti i suoi fornitori il rispetto delle norme in materia di tutela del lavoro”. Lo scrive Alviero Martini spa in un comunicato. “Si ribadisce in ogni caso – prosegue la nota – che tutti i rapporti di fornitura della Società sono disciplinati da un preciso codice etico a tutela del lavoro e dei lavoratori al cui rispetto ogni fornitore è vincolato. Laddove emergessero attività illecite effettuate da soggetti terzi, introdotte a insaputa della Società nella filiera produttiva, assolutamente contrari ai valori aziendali, si riserva di intervenire nei modi e nelle sedi più opportune, al fine di tutelare i lavoratori in primis e l’azienda stessa”.

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