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Che succede al titolo Tim in Borsa. La Consob indaga

Tim in rialzo in Borsa dopo il tonfo di ieri, mentre gli analisti rifanno i conti sul piano al 2026 senza NetCo. E la Consob apre un faro sui movimenti del titolo a Piazza Affari. Ecco le ultime novità

Tenta la risalita il titolo Tim in Borsa dopo il panic selling di ieri.

L’operatore tlc italiano torna a salire oggi a Piazza Affari (+3,26% a 0,22 euro alle ore 15) dopo la caduta libera delle azioni registrata ieri con chiusura a -23,8%(0,21 euro per azione) nel giorno della presentazione del piano al 2026 “Free tu run” presentato dal ceo di Tim Pietro Labriola in occasione del Capital market Day 2024. Ovvero il primo piano industriale senza la rete.

Il prossimo board dell’azienda di tlc senza alcun rappresentante del maggiori azionista, Vivendi, è vissuto sul mercato come il proseguimento di una contesa legale e societaria senza sbocchi e gli analisti sono rimasti sorpresi dalla scarsa tendenza del piano alla riduzione del debito nonostante la vendita della rete, chiedendo maggiore chiarezza sulle stime.

Ieri, intanto, dopo il tonfo del titolo, il ceo Pietro Labriola ha spiegato che l’azienda valuterà e analizzerà la situazione “anche per comprendere i volumi anomali: posso capire qualche aspetto non compreso, ma abbiamo sempre detto che il deleverage è sotto il 2”.

Oltre ad aver impressionato il tonfo nella giornata borsistica del titolo, sorprendente anche il numero di azioni passate di mano sul mercato: oltre due miliardi e mezzo, circa il 13% del capitale, e 12 volte superiori alla media giornaliera. Proprio sull’enorme massa di azioni che si è spostata ieri è in corso il monitoraggio della Consob sul titolo Tim.

Non resta che attendere il prossimo 23 aprile: l’attuale management dovrà fornire chiarimenti in vista dell’assemblea che voterà per il rinnovo del cda.

Tutti i dettagli.

CHE È SUCCESSO IERI AL TITOLO TIM IN BORSA

Dopo la presentazione del nuovo piano industriale al 2026, Tim è crollata in Borsa bruciando oltre 1,3 miliardi di capitalizzazione. Sono stati scambiati volumi record, pari a oltre 2 miliardi di pezzi (il 13% del capitale)

Oggi le azioni stanno tentando il rimbalzo e si muovono in rialzo sin dai primi scambi, al momento a +3% (circa 0,22 euro).

NON TORNANO I NUMERI SUL DEBITO

A scatenare la bufera sulle azioni una serie di elementi, a partire da un punto di partenza del livello di indebitamento, che a fine 2024 si prevede pari a 7,6 miliardi, ovvero, 1 miliardo in più rispetto ai 6,6 previsti.

Perché se dalla vendita della rete a Kkr la società incasserà 14,2 miliardi, gli analisti si aspettavano che il debito a fine 2024 sarebbe sceso a 6,5 miliardi dai 20,3 di fine 2023.

GLI ANALISTI DI EQUITA RIFANNO I CONTI

Come riporta oggi l’Ansa, gli analisti hanno avuto le risposte che cercavano sul piano e sul percorso di deleverage e ragionano più freddamente rifacendo i conti, il mercato si aspettava un taglio più consistente del debito e qualcuno, Equita per esempio, riduce il target price a 0,35 euro. L’elemento negativo “è legato agli oneri finanziari che rimangono alti a piano anche nel 2026 (stimiamo 700 milioni) per la complessità di ottimizzare la nuova struttura di capitale (e pensiamo per una certa prudenza)”. Qualche dubbio, anche se non viene ritenuto impossibile, viene espresso sul profilo di crescita dell’Ebitda domestico: “piuttosto aggressivo a nostro avviso, anche se molto legato a controllo costi e a crescita di Enterprise, e su capex in leggera crescita e che possono offrire flessibilità per garantire il raggiungimento del target di EBITDA-capex”.

Gli analisti riconoscono anche qualche elemento positivo: “il maggior Ebitda domestico 2024 (1,9 miliardi rispetto ai loro calcoli che li portavano a considerare 1,7 miliardi, ndr ) in parte compensa il maggior debito” e “per quanto la generazione di cassa al 2026 sia minore delle attese, la nuova struttura di capitale del gruppo è molto più solida del passato e quindi oggi il tema sul titolo è prettamente valutativo e non di tenuta della struttura finanziaria”.

Abbiamo avuto modo di chiarire gli elementi essenziali del ‘bridge’ (i passaggi, ndr) su debito e Flusso di cassa – spiega un analista di Equita – Il debito è atteso passare da 20,3 miliardi a fine 2023 a 7,6 miliardi a fine 2024, rispetto ai 6,6 miliardi da noi attesi, con 1,5 miliardi di assorbimento di cassa che deriva dal seguente passaggio: 1,6 miliardi di ebitda-capex, -1.5 miliardi tra oneri finanziari e tasse, -0.9 miliardi tra rientro di circolante di NetCo e price adjustment, -0.5 miliardi di ‘net working capital straordinario (Dazn, prepensionamenti), -0,2 miliardi dividendi del Brasile”. Nel 2025 la riduzione di debito attesa è modesta e nel 2026 sarà più importante (0,5/0,6 miliardi attesi). ” Questo corrisponde a circa 900 milioni di flusso di cassa pre dividendi contro 1,1 miliardi” che gli analisti avevano calcolato.

LA SVALUTAZIONE DI VIVENDI

Intanto ieri Vivendi, principale azionista del gruppo, ha svalutato la propria partecipazione in Tim di 1,347 miliardi di euro. Lo comunica in una nota il gruppo francese in cui si ricorda che Tim ha chiuso il 2022 con una perdita di 393 milioni.

Il conglomerato dei media francese, di proprietà della famiglia Bolloré, detiene una quota del 23,75% e oltre il 17% dei diritti di voto di Telecom Italia. La società guidata da Arnaud de Puyfontaine sta contestando in tribunale la vendita della rete fissa al fondo statunitense Kkr, un’operazione dal valore fino a 22 miliardi di euro, sostenendo che la vendita modifichi l’oggetto sociale e lo statuto di Tim. A metà dicembre il socio francese ha infatti presentato un ricorso al Tribunale di Milano contro la società guidata da Pietro Labriola, senza però richiedere la sospensiva d’urgenza dell’operazione di cessione della rete. Il closing dell’operazione è atteso quest’estate.

LA POSIZIONE DI LABRIOLA

Per il numero uno di Tim il tonfo in Borsa è ingiustificato. “Non tutti capiscono le nostre strategie e non ci sono le giuste reazioni del mercato”, ha commentato l’ad di Tim durante la conferenza stampa del Capital market day, assicurando che la società manterrà le promesse.

“Penso che le valutazioni dei numeri di questo piano industriale vadano fatte a sangue freddo – ha spiegato Labriola – certo noi dovremo spiegare meglio certe tematiche relative ad alcuni numeri, ma il piano prevede una crescita positiva, stima un’importante riduzione della leva fino a 1,6 volte nel 2026, prevede la possibilità di tornare a generare cassa e a remunerare i soci”.

Inoltre, Labriola ha sottolineato che “Oggi i nostri bond sono cresciuti come valore. Il mercato obbligazionario vede quindi una storia di un livello del debito dell’azienda molto più sotto controllo rispetto al passato. Come mai ­­˗ si è chiesto ­­˗ il mercato azionario non la vede alla stessa maniera?” visto il tonfo del titolo. “Qualcosa non è andato bene in termini di comunicazione – ha fatto eco il CFO Adrian Calaza – È importante guardare la quotazione dei bond, se guardiamo quello schermo è positivo, quindi forse è troppo presto per capire perché la giornata è andata così”.

Proprio per questo, il ceo ha spiegato che l’azienda valuterà e analizzerà la situazione “anche per comprendere i volumi anomali: posso capire qualche aspetto non compreso, ma abbiamo sempre detto che il deleverage è sotto il 2. Analizzeremo meglio i volumi legati agli scambi'”.

IL FARO DELLA CONSOB SUL TITOLO TIM IN BORSA

Da ieri l’authority che vigila sui mercati finanziari sta attentamente monitorando le contrattazioni di Borsa, caratterizzate da volumi eccezionalmente alti e da fortissime tensioni, segnala oggi l’Ansa.

Sotto la lente degli uffici, secondo la prima agenzia di stampa italiana, c’è sia l’analisi dell’andamento del titolo in relazione al flusso informativo, per verificarne la coerenza, che l’operatività sulle azioni, allo scopo di capire, attraverso l’analisi della concentrazione degli scambi, se sul gruppo telefonico siano in azione “mani forti”.

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