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Che cosa succede in Triboo

L’assemblea di Triboo approva il bilancio 2025 e conferma Monti alla presidenza. Ricavi in discesa, margini in recupero e perdita ridotta da 11,2 a 2,3 milioni per il gruppo digitale quotato a Milano dal 2018. Fatti, numeri e strategie

L’assemblea degli azionisti di Triboo ha approvato il bilancio 2025 e rinnovato gli organi sociali, aprendo una nuova fase per il gruppo digitale quotato a Piazza Affari dal 2018. I numeri mostrano un miglioramento rispetto al difficile 2024, ma la società resta in perdita e continua a fare i conti con un indebitamento che ha richiesto una complessa rinegoziazione con il sistema bancario.

MONTI RESTA ALLA GUIDA DEL GRUPPO TRIBOO

La principale decisione assunta dall’assemblea del 1° giugno riguarda la conferma degli organi sociali e l’approvazione del bilancio 2025. Gli azionisti hanno nominato un consiglio di amministrazione composto da cinque membri, tutti espressione dell’unica lista presentata dall’azionista di controllo Compagnia Digitale Italiana.

Nel board siedono Riccardo Maria Monti (nella foto), Giulio Corno, Ramona Corti, Dania Ferrari e Cristina Mollis. L’assemblea ha confermato Monti alla presidenza del consiglio di amministrazione, mentre il mandato del cda scadrà con l’approvazione del bilancio 2026.

Rispetto al precedente consiglio, composto da sette membri, escono Vincenzo Polidoro e Bernardo Bellomi. Contestualmente è stato rinnovato anche il collegio sindacale, presieduto da Sebastiano Bolla Pittaluga.

La continuità ai vertici arriva in una fase delicata per il gruppo, reduce da due esercizi caratterizzati da una forte contrazione dei ricavi, svalutazioni significative e dalla necessità di ridefinire il profilo del debito.

CHI È TRIBOO E CHI LA CONTROLLA

Triboo è una società attiva nei servizi digitali, nell’e-commerce, nel marketing online e nell’advertising digitale. La capogruppo, con sede a Milano, opera come holding di partecipazioni che coordina attività nel software, nei servizi internet, nel marketing digitale e nel commercio elettronico, attraverso una rete articolata di società controllate.

È quotata sul mercato regolamentato di Borsa Italiana dal 2018, quando il titolo venne ammesso alle negoziazioni sull’allora Mta, oggi Euronext Milan.

L’azionista di riferimento è Compagnia Digitale Italiana, holding riconducibile all’amministratore delegato Giulio Corno, che in assemblea risultava titolare del 58,88% del capitale. Le azioni proprie rappresentano il 3,19%, mentre circa il 38% del capitale resta nelle mani del mercato.

LA GALASSIA TRIBOO

La struttura societaria si è progressivamente semplificata rispetto agli anni di maggiore espansione, ma resta articolata. Al centro del gruppo si trovano tre controllate strategiche: Triboo Digitale, T-Direct e T-Mediahouse.

Nella divisione digitale rientrano numerose attività operative, tra cui Triboo Technologies, Triboo Performance, East Media, Ephoto, Sabootage e le società cinesi attive a Shanghai. Sul fronte media operano invece Digital Bloom, Emittente Digitale e altre partecipazioni nel settore dell’advertising e dei contenuti digitali.

Nel 2025 il gruppo ha inoltre ceduto l’80% di Esite, società attiva nei software per la supply chain e proprietaria della piattaforma Spedire.com. La cessione, prevista dal piano industriale e conclusa per 4,4 milioni di euro, ha generato una plusvalenza di circa 1,5 milioni, contribuendo al miglioramento dei margini operativi.

I CONTI DEL 2025: MENO RICAVI MA MARGINI IN RISALITA

Dai numeri approvati dall’assemblea emerge un quadro in chiaroscuro.

Nel 2025 i ricavi consolidati del gruppo sono scesi a 52,6 milioni di euro dai 64,9 milioni del 2024, con una contrazione del 19%. Il calo è stato attribuito principalmente alla conclusione di alcune partnership commerciali nell’area e-commerce e alla conseguente riduzione del perimetro operativo.

Nonostante la diminuzione del fatturato, la redditività è migliorata. L’Ebitda è salito da 6,2 a 7,9 milioni di euro, mentre il margine operativo lordo sui ricavi è passato dal 9,5% al 14,9%. Un contributo è arrivato anche dalla cessione di Esite.

Sul fronte operativo il risultato resta negativo, ma il miglioramento è netto. L’Ebit passa da -9,6 milioni nel 2024 a -0,9 milioni nel 2025. Anche la perdita consolidata si riduce significativamente, scendendo da 11,2 a 2,3 milioni di euro.

La sola capogruppo Triboo Spa, che svolge principalmente funzioni di holding e coordinamento delle controllate, ha chiuso il 2025 con ricavi per 3,6 milioni di euro, in lieve crescita rispetto ai 3,4 milioni dell’anno precedente. La perdita si è ridotta da 8 a 1,4 milioni grazie al forte calo delle svalutazioni, mentre il patrimonio netto è sceso da 14,7 a 13,3 milioni.

IL PESO DELLE SVALUTAZIONI E LE RAGIONI DELLE PERDITE

Per leggere correttamente il miglioramento del 2025 bisogna guardare alle componenti straordinarie. Nel 2024 il conto economico era stato appesantito da svalutazioni e accantonamenti per circa 9 milioni di euro, scesi a 2,9 milioni nell’esercizio successivo.

A pesare sui risultati degli ultimi anni sono stati il rallentamento dell’e-commerce, la crisi che ha colpito parte del settore moda e la scelta di alcuni grandi clienti di riportare all’interno la gestione delle vendite online.

Secondo il management, i benefici delle misure di razionalizzazione avviate nel 2024 e del contenimento dei costi hanno invece iniziato a manifestarsi nel corso del 2025.

LA PARTITA DEL DEBITO E L’ACCORDO CON LE BANCHE

Uno dei capitoli più delicati riguarda l’indebitamento. A fine 2025 la posizione finanziaria netta del gruppo risulta pari a 16,4 milioni di euro, sostanzialmente invariata rispetto ai 16,4 milioni registrati dodici mesi prima.

Dietro questa apparente stabilità c’è però una complessa operazione di ristrutturazione finanziaria. Nel corso del 2025 Triboo ha infatti raggiunto un accordo con le banche finanziatrici per rinegoziare il debito a medio-lungo termine. L’accordo ha comportato la sospensione per 14 mesi del rimborso delle quote capitale, l’allungamento delle scadenze e la revisione dei parametri finanziari concordati con le banche.

Secondo la società, l’operazione era necessaria per adattare il profilo del debito alle effettive capacità finanziarie del gruppo e sostenere il piano industriale 2025-2030.

L’accordo impone anche alcuni vincoli, tra cui la cessione di asset non strategici e limiti alla distribuzione di dividendi negli anni successivi.

LA STRATEGIA PER IL 2026

Per il futuro Triboo punta a consolidare i margini, concentrando risorse e investimenti sulle attività a maggiore valore aggiunto.

La rotta resta quella già tracciata negli ultimi mesi: contenimento dei costi, cessione degli asset non strategici, razionalizzazione della struttura del gruppo e maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi operativi e commerciali.

Sullo sfondo c’è anche l’attesa per alcune commesse slittate dal 2025, che potrebbero iniziare a produrre effetti sui conti già nel corso del 2026.

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