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Che cosa succede fra Ucraina e Stati Uniti sul grano

Stati Uniti Grano Ucraino

Gli Stati Uniti hanno annunciato un piano per liberare il grano ucraino, ma Kiev ha spento gli entusiasmi. Tutti i dettagli

 

Gli Stati Uniti, insieme ad altri funzionari occidentali, hanno annunciato un piano per costruire silos temporanei al confine con l’Ucraina in modo da aumentare la capacità di stoccaggio del grano e rendere più facili le operazioni di distribuzione.

L’obiettivo è scongiurare una crisi alimentare globale e contribuire a ridurre i prezzi dei prodotti. Inoltre, come ha scritto Startmag, gli Stati Uniti hanno anche importanti interessi dato che le società americane Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill sono i maggiori intermediari di cereali e quindi anche di grano ucraino.

L’ANNUNCIO DI BIDEN

“Costruiremo silos, silos temporanei ai confini dell’Ucraina, anche in Polonia. Così potremo trasferire [il grano] dai vagoni ai silos e dai silos a vagoni in Europa e farlo arrivare fino all’oceano e poi in tutto il mondo. Ma ci vuole tempo”, ha detto Biden in un discorso a Philadelphia, dove ha discusso le possibili soluzioni all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari negli Stati Uniti.

Il vice primo ministro polacco, Henryk Kowalczyk, che è anche ministro dell’Agricoltura, riferisce Politico, ha definito l’idea di Biden “molto interessante”, ma ha anche aggiunto che “questo tipo di investimento richiederà circa tre o quattro mesi per essere completato”.

IN CHE MODO I SILOS POSSONO ESSERE DI AIUTO

Nel corso del prossimo mese gli agricoltori ucraini inizieranno a raccogliere il grano estivo, ma non avranno dove immagazzinarlo. I silos presenti sono già pieni e finché non sarà possibile esportare il grano servirà altro spazio.

Le tonnellate ferme nei porti a causa dell’invasione russa sono ormai più di 20 milioni e le navi straniere bloccate (alcune delle quali cariche di grano), secondo il Guardian, sono circa 84.

Come ha ribadito il presidente degli Stati Uniti, trasportare il grano ucraino via terra è molto complicato e può risolvere solo in piccola parte il problema perché le quantità esportate via mare prima della guerra erano nettamente più grandi, tuttavia, i silos farebbero guadagnare tempo a Kiev.

LA RISPOSTA DI KIEV

Ma Kiev, che secondo Politico non era stata informata del piano prima dell’annuncio di Biden, ha risposto tramite Andriy Yermak, capo dello staff del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Questo è solo uno dei passi utili per garantire la sicurezza alimentare. Ma abbiamo anche bisogno di un corridoio verde per i nostri porti”.

Per l’Ucraina, infatti, si legge su Reuters, il modo migliore per far ripartire le esportazioni di grano è attraverso le spedizioni dal Mar Nero.

È dello stesso parere Sergey Bratchuk, portavoce dell’amministrazione militare del Mar Nero, che in un’intervista a World Grain ha dichiarato che l’Ucraina ha bisogno dell’aiuto dei suoi alleati per porre fine al dominio russo sul Mar Nero: “Lo sblocco del porto di Odessa è la cosa più importante per rilanciare le esportazioni”.

I porti in Ucraina, ha riferito Bratchuk, “sono parzialmente danneggiati o distrutti, ma quelli parzialmente funzionanti non possono ancora essere utilizzati a causa del blocco. Uno dei più grandi terminal per cereali, Nika-Tera, a Mykolaiv, è stato distrutto solo pochi giorni fa”.

Il terminal, scrive World Grain, “aveva la capacità di immagazzinare fino a 500.000 tonnellate di grano alla volta ed era dotato di tre macchine per il carico”.

PERCHÉ È URGENTE SBLOCCARE IL GRANO

L’atteggiamento di Mosca sta seriamente minacciando l’economia ucraina, già provata per le distruzioni provocate dalla guerra, oltre che aggravando la crisi alimentare nel mondo. La FAO ritiene infatti che al mondo restino circa 10 settimane per trovare una soluzione, a quel punto dovrebbe iniziare il prossimo raccolto di grano e fino ad allora i silos dovrebbero essere svuotati.

La carenza di cibo e l’impennata dei prezzi rischiano inoltre di essere la miccia che può far scoppiare rivolte, disordini politici e migrazioni di massa da Africa, Medio Oriente e America centrale. Una situazione di estrema destabilizzazione che certamente non dispiacerebbe a Mosca.

Il blocco delle esportazioni di grano, infatti, scrive il Guardian, ha contribuito a quella che gli analisti hanno definito una “tempesta perfetta” per le forniture alimentari globali, in quanto gli agricoltori devono affrontare l’aumento dei costi del petrolio e dei fertilizzanti e l’effetto persistente delle restrizioni sul lavoro dovute al Covid-19.

I COLLOQUI DI NAZIONI UNITE E TURCHIA CON LA RUSSIA

Nazioni Unite e Turchia, separatamente, stanno avendo colloqui con la Russia per liberare il grano ucraino. In particolare, stando a Reuters, il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, sta cercando di mediare quello che definisce un “accordo pacchetto” per riprendere le esportazioni russe e ucraine. Finora le Nazioni Unite hanno definito i colloqui con la Russia “costruttivi”.

Ankara vorrebbe ugualmente che venisse ripreso il trasporto via mare di cui si farebbe garante e scorta per il passaggio in un’area che, tuttavia, deve ancora essere bonificata dalle mine navali, per le quali Russia e Ucraina continuano ad accusarsi reciprocamente.

Non a caso Biden ha detto che il grano non potrebbe “uscire dal Mar Nero perché verrebbe spazzato via dall’acqua”, riferendosi appunto alle mine galleggianti.

Inoltre, secondo Politico, i funzionari dell’amministrazione Biden e i legislatori statunitensi sono scettici sugli sforzi della Russia poiché in cambio chiede un alleggerimento delle sanzioni.

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