Economia

Ecco come vanno i conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper e non solo

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Come sono andati nel 2020 i conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bper, Banco Bpm e non solo

Il 2020 è stato un anno decisamente complicato per le banche italiane che hanno dovuto fare i conti con la pandemia. Sul loro andamento hanno influito pure i movimenti all’interno del sistema, a partire dall’aggregazione Intesa Sanpaolo-Ubi Banca che ha comportato una perdita per la banca lombarda di 3,5 miliardi (qui l’approfondimento di Startmag.it sulle trattative sindacali in corso all’interno del gruppo Intesa Sanpaolo). Senza dimenticare la situazione sempre difficile in cui si barcamena Montepaschi, chiamata entro breve, insieme alla politica, a decidere con chi andare a nozze visto che il Tesoro deve uscire dall’azionariato (al momento a quota 68%).

LE PERDITE DEL 2020

A fare i conti in tasca alle nostre banche ci ha pensato il Corriere Economia che già dal titolo mette in chiaro le cose: “Allo sportello il rosso è profondo 5,3 miliardi”. L’analisi, dedicata alle banche con struttura tradizionale, forma sociale di Spa e quotate a Piazza Affari, esclude Banca Generali, Banca Mediolanum, Finecobank, Illimity e altri istituti di minori dimensioni. “Già la semestrale al 30 giugno aveva evidenziato preoccupanti scricchiolii – scrive Stefano Righi del Corriere della Sera -, con un deficit di 6 miliardi rispetto ai dodici mesi precedenti. Ma il consuntivo di fine anno è impietoso: conti in rosso per 5.224 milioni di euro, 13,4 miliardi in meno rispetto al 31 dicembre 2019”. Seppure occorre considerare l’influenza dell’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, che ha comportato un rosso per la banca lombarda di 3,5 miliardi, pure si tratta del peggior bilancio del secolo.

A salvarsi sono solo Intesa Sanpaolo (utile a 2,1 miliardi), Bper (utile a 245,6 milioni), Credito Emiliano (utile a 201,5 milioni) e Credito Valtellinese (utile poco sopra i 113 milioni), questi ultimi due gli unici ad aver fatto registrare una performance migliore del 2019. Per gli altri solo segno meno: Ubi registra una perdita di 3,5 miliardi, Unicredit di 2,7 miliardi, Montepaschi di 1,68 miliardi, Banco Bpm di 20,88 milioni.

Per Unicredit in calo tutte le voci del conto economico (interessi netti, commissioni nette, proventi operativi, oneri operativi, crediti verso clientela), eccezion fatta per le rettifiche su crediti (+47,7%) così come Mps che invece ha segno più solo per i crediti verso clientela. Bper, invece, può vantare solo una flessione negli oneri operativi (-2,86%) e appunto nell’utile che perde il 35,28% mentre Intesa Sanpaolo – che vede un decremento per commissioni, proventi e oneri – “conferma il proprio ruolo di leadership in Italia, che verrà nei prossimi esercizi ancor più evidenziato dall’integrazione di Ubi”.

Ca’ de Sass guida saldamente la classifica della capitalizzazione di Borsa – che in generale è scesa di 26 miliardi in un solo anno – a quota 40,41 miliardi, seguita da Unicredit (18,2 miliardi), Banco Bpm (3,22 miliardi), Bper (2,52 miliardi), Credem (1,57 miliardi), Mps (1,25 miliardi), Creval (843 milioni).

INDICATORI PATRIMONIALI

Per avere qualche notizia sulla situazione patrimoniale si può spulciare l’analisi fatta dall’ufficio studi della Uilca, la sigla che si occupa di credito per il sindacato di Via Lucullo, sui dati societari di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper, Credem, Volksbank, Creval, Cassa di Risparmio di Bolzano, Banco Desio, Banca Popolare di Sondrio, Crédit Agricole. Si scopre così che tra fine 2019 e il 14 febbraio scorso il valore è diminuito in media del 13%, con punte di -36% in Unicredit e di -21% in Montepaschi. Segno meno anche per Ca’ de Sass (-1%) e per Credem (-5%), per il resto tutti con il segno più.

Al 31 dicembre scorso è il Credito Valtellinese a vantare i migliori coefficienti patrimoniali (Core Tier 1 e Tier 1 Capital al 23,9%), seguito da Bper (rispettivamente 17,7% e 18,2%), Unicredit (15,9% e 18,6%), Popolare Sondrio (16,2% e 16,3%), e Intesa Sanpaolo (15,4% e 16,9%). All’ultimo posto, come atteso, Montepaschi con Core Tier 1 e Tier 1 Capital entrambi al 12,1%.

IL CALO DEI CREDITI DETERIORATI

La buona notizia è che anche nel 2020 è proseguita la dismissione di crediti deteriorati che sono scesi di 11,2 miliardi, di cui la maggior parte – 3,9 e 3,8 miliardi – in casa Montepaschi e Intesa Sanpaolo. Banco Bpm ne ha ceduti 1,2 miliardi mentre Bper 868 milioni e Popolare di Sondrio 482 milioni. Chiudono la classifica Creval (-238 milioni), Unicredit (-222 milioni), Crédit Agricole (-147 milioni), Credem (-70 milioni), Volksbank (-42 milioni), Banco Desio (-36 milioni), Cassa di Risparmio di Bolzano (-17 milioni). Degli 11,2 miliardi totali, 7,5 miliardi sono sofferenze, 3 miliardi sono unlikely to pay (Utp) e 441 milioni sono past due.

Per quanto riguarda la composizione dei crediti deteriorati ancora in seno agli istituti di credito, per la gran parte si tratta di Utp (65,2%), seguiti da sofferenze (30,3%) e past due (4,5%). Rispetto a fine 2019 il calo è di poco più del 10% per le prime due voci e dello 0,2% per la terza.

Al 31 dicembre scorso la percentuale di Npl netto è compresa tra il 7,6% di Montepaschi e l’1,8% di Unicredit con una media del 3,4%.

 

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