Economia

Che cosa serve su lavoro, welfare e fisco

di

alternanza scuola-lavoro

Il post di Alessandra Servidori

 

L’incertezza e il caos in cui siamo trascinati dalla situazione politica e governativa mette in luce alcuni aspetti che sembrano offuscati ma che pesano come macigni. I navigator, ancora pochi i certi e ancora tutti da formare, navigano in brutte acque: già ancora prima dell’acuirsi della crisi la situazione a livello regionale tra l’Anpal, le Regioni e i centri per l’impiego e il Ministero del lavoro appariva difficile e in queste ore è drammatica. I

l sistema informatico impostato non riesce a scambiare i dati tra il Ministero del Lavoro e i database regionali e la ricerca dei beneficiari per ricordargli che devono trovare lavoro, perché il benefit del reddito di cittadinanza ha un limite è ancora in alto mare e con l’erogazione del si è già partiti: prima semmai si dovevano formare i navigator, poi si faceva lo screening sui beneficiari.

I centri per l’impiego devono cercare al telefono fra i beneficiari quelli che devono sottoscrivere il patto per il lavoro, una firma che dovrebbero apporre entro 30 giorni, ma non ci sono navigator né personale a sufficienza nei centri per l’impiego, e non si riuscirà a stare dietro alle domande, e la macchina è già inceppata e la contrattualizzazione dei navigator che sono privi di lavoro invece è già in corso.

Si hanno davanti scadenze importanti come la nomina del commissario Ue e ci sono provvedimenti in attesa di essere approvati l’aumento dell’Iva e il cuneo fiscale sempre più profondo e si è anteposto il reddito di cittadinanza e quota cento con una crisi politica che si somma all’instabilità globale e le imprese si sono fermate con gli investimenti per l’incertezza con norme scritte e riscritte abolite (come l’ammortamento del Piano 4.0) in totale mancanza di una politica industriale nazionale e il pil è sempre più esangue.

Ci sono contratti da rinnovare come quello del pubblico impiego scaduto da un anno, nuovi concorsi da svolgere per nuove assunzioni per personale precario mentre nella pubblica amministrazione quota 100 ha svuotato gli uffici e le corsie di ospedale si è fatta propaganda con l’eco bonus che ha favorito le grandi imprese e penalizzato le piccole quando sappiamo che il Paese ha il 93% di imprese piccole e medie e una burocrazia che le ammazza come gli interessi passivi pagati dal creditore e non dal debitore.

Per Alitalia si stava tornando progressivamente al carrozzone disastroso e disastrato che furono. In Europa non contiamo nulla e siamo completamente isolati, se russi, cinesi e americani passano dall’usarci strumentalmente per i loro giochi a ignorarci e il consuntivo di questi 14 mesi di governo penta stellato pesa drammaticamente sulle nostre spalle.

Se si considera la condizione di declino dell’Italia e dunque la necessità e l’urgenza di mettere in campo politiche non solo di semplice rilancio ma di vera e propria ricostruzione – politica, istituzionale, economica, infrastrutturale, sociale, morale, culturale – del paese. C’è bisogno di una stagione politica forte proprio perché i problemi sono strutturali e di tali dimensioni che non possono essere affrontati con politiche temperate, strumenti ordinari e tempistiche lente ma con politiche di riforma e modernizzazione del Paese.

L’economia soffre di mancate iniziative concrete a favore dello sviluppo, e quelle poche prese vanno per lo più nella direzione opposta ed è falsa la spiegazione che vuole l’Italia in stagnazione solo ed esclusivamente per via di una avversa congiuntura internazionale e per colpa delle scelte sbagliate ed egoiste dell’Europa a trazione franco-tedesca.

Dopo aver buttato l’opportunità temporale che la politica monetaria espansiva della Bce ci aveva regalato, ora sarebbe oltremodo suicida fare altrettanto con la nuova stagione di tassi a zero che Mario Draghi ha già predisposto alla vigilia della scadenza del suo mandato e del passaggio del testimone a Christine Lagarde.

In autunno non basterà raffazzonare una qualsiasi legge di bilancio per uscirne vivi. Serve che gli italiani più accorti abbiano una reazione più netta e forte, anche da sotto l’ombrellone e dalle cime delle montagne perché basta essere attendisti e fatalisti, sosteniamo il buon senso che il Presidente Mattarella non farà mancare.

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