Economia

Che cosa non capisco della guerra sindacale al Coronavirus

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Le misure governative e le mosse sindacali contro il Coronavirus viste dall’editorialista Giuliano Cazzola, blogger di Start Magazine

‘’E noi faremo come la Cina, chi non sta in casa non mangerà’’. È il caso di adattare un’antica canzone popolare di un secolo fa allo scopo di rafforzare la nostra determinazione di sconfiggere il virus diabolico seguendo l’esempio del compagno Xi Jinping (è stato il primo ad evocare il demonio) ed imponendo, pertanto, una rigida quarantena a milioni di persone. In verità ci sarebbe un piccolo particolare a ‘’fare la differenza’’.

L’area di Wuhan, in cui era scoppiata l’epidemia, fu blindata, manu militari, ma il resto della Cina continuava a funzionare, a produrre e a lavorare, sia pure con molte difficoltà. Noi abbiamo decretato la serrata “dall’Alpe a Sicilia” (“ovunque è Legnano’” – prosegue l’inno – per rendere omaggio alla Lombardia) e rinchiuso tra le pareti domestiche gran parte dei nostri concittadini (inclusi i residenti stranieri, alla faccia di chi voleva rimandarli in patria). Ma l’esempio della Cina popolare è proprio calzante – si parva licet – nel confronto con l’impostazione che il governo ha finito per dare (anzi per subire) alle misure per il contenimento del contagio da Coronavirus.

In Cina dopo la vittoria sul Kuomintang, nel 1949, il Grande Timoniere Mao Zedong impose la politica del ‘’Grande Balzo in avanti’’; ovvero l’avvio di un processo di industrializzazione forzata  a scapito dell’agricoltura di cui viveva la stragrande maggioranza della popolazione. Il piano, necessariamente centralizzato, provocò una gravissima carestia, che indusse Mao a cambiare politica, lanciando la c.d. Campagna dei Cento Fiori, che iniziò nel 1956 con lo scopo di ‘’far sbocciare’’ esperienze più decentrate e partecipate.

Ci fermiamo qui con le metafore, benché anche in Italia, Giuseppe Conte abbia tentato di trasformarsi nel Grande Timoniere della lotta al coronavirus. In ogni caso, il timone ha saputo tenerlo.  Ma il suo Grande Balzo in avanti è durato poco. Nel giro di qualche settimana sono sbocciati i Cento Fiori. In breve, ognuno ha fatto e fa come gli pare: Regioni, Comuni, amministrazioni di condominio, congreghe religiose, bocciofile, conventi di clausura, parrocchie e quant’altro sarebbe tenuto ad un minimo di vita collettiva. Del resto ormai, come a nascondino, l’ultimo ha fatto ‘’tana per tutti’’. Non ci sono più regole: l’Ue ha dato forfait. Il patto di stabilità (croce e delizia di tanti governi non solo italiani) è sospeso; il trattato di Schengen è tamquam non esset. In barba alla libera circolazione le frontiere sono difese da “cavalli di Frisia’’ (come si chiamavano, un tempo, i reticolati).

La Bce ha messo a disposizione, un ammontare – per ora – di 750 miliardi di euro, lasciando i “sovranisti’’ con un palmo di naso. L’esercito è in campo, organizza posti di blocco insieme alle forze dell’ordine. Le sanzioni per chi viola i divieti si inaspriscono. Speriamo che, nell’escalation, tra qualche giorno non venga l’idea di attrezzare gli stadi (rigorosamente chiusi) per confinarvi, all’interno, sugli spalti, insieme ai loro cani, quanti vengono colti a passeggiare, durante le retate notturne. Le circolari delle amministrazioni pubbliche mettono i brividi: si invitano le pattuglie a fermare tutte le auto, a verificare discrezionalmente i motivi dello spostamento, mediante il controllo di un lasciapassare autocertificato. La qual cosa può avere solo un effetto deterrente.

Ormai le denunce per “abuso di passeggiata” (belli i tempi in cui c’era solo l’abuso d’ufficio), sono alcune decine di migliaia. Ve li immaginate i sostituti procuratori che, magari dopo anni, convocano una persona che ha violato il coprifuoco per indagare quali fossero i veri motivi dei suoi spostamenti? Col rischio, peraltro, di avere sospesa la prescrizione dopo il primo grado di giudizio.  Ricordate il romanzo di Ignazio Silone ‘’Il segreto di Luca’’? Il protagonista, Luca Sabatini, viene accusato di un omicidio e sconta una lunga detenzione in carcere per non raccontare che la sera del delitto era stato a casa di Ortensia, la quale gli aveva dichiarato il suo amore. E che dire della scappatella in incognito, del presidente Hollande, seduto sul sedile posteriore della moto di un agente della Sicurezza, con tanto di casco sul capo per non incorrere in contravvenzione?

Da noi, non solo le Regioni fanno come credono. È vietato in tutta la Penisola di uscire – se non per validi motivi – dal proprio Comune di residenza. E chi entra è costretto a restarvi (a proposito perché la Regione non ha bloccato Bergamo in entrata e in uscita, come ha fatto Stefano Bonaccini con Medicina?). A prova del libero arbitrio divenuto regola di vita i sindacati, che avevano sottoscritto, il 14 marzo, con le associazioni imprenditoriali, un Protocollo per la salvaguardia della salute dei lavoratori in un contesto di continuità produttiva, si sono rimangiati la parola. Non solo hanno imposto a Conte di stringere di più le viti della quarantena, ma (udite! udite!) hanno minacciato la proclamazione di uno sciopero generale. In questo Paese ne abbiamo viste tante: non eravamo mai arrivati però allo sciopero a domicilio.

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