Economia

Che cosa cela il tracollo borsistico della fintech tedesca Wirecard

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Il revisore dei conti di Wirecard, EY, ha rifiutato di certificare il bilancio 2019 della società di pagamenti tedeschi perché mancano all’appello 1,9 miliardi di euro. Tutti i dettagli

 

Bufera borsistica e non solo per Wirecard, società fintech con sede a Monaco, fondata nel 1999 e promossa all’indice delle blue-chip tedesco Dax nel 2018.

Il revisore dei conti di Wirecard ha rifiutato di certificare il bilancio 2019 della società di pagamenti tedeschi perché mancano all’appello 1,9 miliardi di euro.

La notizia del rinvio dell’approvazione del bilancio ha fatto crollare di oltre il 60% in borsa il titolo perché – sottolinea Reuters – Wirecard ha avvertito che i suoi creditori potrebbero chiedere il rimborso anticipato di prestiti per miliardi di euro già a partire da domani.

Wirecard ha comunicato infatti che il revisore dei conti EY l’ha informata di non aver trovato prove sufficienti di 1,9 miliardi di euro di liquidità sui conti fiduciari. La somma equivale a un quarto del bilancio della società, nota Reuters.

“Non è attualmente ancora chiaro se si siano verificate transazioni fraudolente a danno di Wirecard AG. Wirecard AG presenterà una denuncia contro ignoti”, si legge in un comunicato.

Wirecard ha avvertito che, se non sarà in grado di presentare il bilancio annuale e quello consolidato certificati entro domani, sarà costretta a rimborsare prestiti per un valore complessivo di circa 2 miliardi di euro.

“Da tempo l’azienda è nel mirino di investitori che la vendono allo scoperto, mettendone in discussione i dati finanziari – ha scritto Reuters – I cosiddetti “short-seller” hanno affossato oggi il titolo, spingendolo in ribasso del 60% alla borsa di Francoforte e mandando in fumo 8 miliardi di euro di capitalizzazione”.

Secondo quanto spiega il Financial Times, il gruppo dei pagamenti ha riferito che c’erano sospetti su un fiduciario di conti bancari Wirecard che avrebbe tentato di “ingannare il revisore dei conti creando una percezione sbagliata dell’esistenza di tali saldi di cassa”.

Le azioni del gruppo tecnologico tedesco, che solo due anni fa era stato accolto nel prestigioso indice Dax 30 dopo aver registrato un valore di mercato di 24 miliardi di euro, sono quindi crollate dopo l’annuncio e il suo valore e’ sceso a 4 miliardi di euro.

La società, proprietaria di una banca di Monaco di Baviera, ha dichiarato di “lavorare intensamente insieme al revisore dei conti per chiarire la situazione”. Ha rilevato che se il bilancio 2019 non sarà pubblicato entro venerdì 19 giugno, allora potranno essere “rescissi” 2 miliardi di euro di finanziamenti alla società.

Non si preannuncia quindi facile il prossimo futuro di Markus Braun, amministratore delegato e maggiore azionista della societa’, che ha supervisionato l’espansione di Wirecard partendo da un sobborgo di Monaco a tutti gli angoli del mondo, ha scritto l’Agi.

Sempre secondo il Financial Times negli scorsi mesi, il personale di Wirecard sembrava avesse cospirato per gonfiare fraudolentemente le vendite e i profitti delle filiali Wirecard a Dubai e Dublino e fuorviare EY, il revisore dei conti del gruppo per un decennio. Da marzo Wirecard ha rinviato per tre volte la pubblicazione dei risultati del 2019, ma da allora ha ripetutamente detto agli investitori che “si aspetta un parere di revisione senza riserve”.

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