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Cdp, Sace, Saipem e non solo, tutti i dossier al vaglio di M5S

Cdp Recovery

Non c’è soltanto la nomina ai vertici della capogruppo Cdp sul tavolo della maggioranza di governo. Movimento 5 Stelle e Lega stanno cercando anche di stabilire un metodo nelle designazioni e per stabilire se confermare o meno i manager ora alla testa di controllate e partecipate dallo Stato.

E’ quello che ha sottolineato ieri, ad esempio, il deputato pentastellato Stefano Buffagni: le cronache attribuiscono a Buffagni un ruolo all’interno del Movimento sui dossier che riguardano le società del Tesoro anche se ieri sera il consiglio dei ministri non lo ha nominato sottosegretario al Mef ma agli Affari regionali. La bussola, secondo Buffagni, deve essere il track record. Ossia i risultati ottenuti nel passato che consentono di valutare la professionalità del management. Una valutazione che mira a conoscere le conoscenze e le competenze di chi ha guidato le imprese.

Mps? “Noi non facciamo guerre a nessuno. Guardiamo a risultati e numeri – ha detto Buffagni – c’è un piano che verrà verificato ogni mese a Bruxelles e poi non va dimenticato che Danièle Nouy”, presidente del Supervisory Board della Bce, “è in scadenza”, ha ricordato il politico pentastellato

Buffagni, poi, ha parlato anche della strategia dell’esecutivo sulle nomine delle controllate o partecipate pubbliche e in particolare su Cdp: “Vogliamo fare un’analisi su tutte le realtà del gruppo Cdp. Abbiamo un track record per capire se sono andate bene o male? Non è una questione di bilancio. Perché è facile portare utili su realtà di quel genere”, ha detto il pentastellato le cui quotazioni in giornata per un posto al Mef sono considerate in discesa secondo alcune agenzie stampa.

Buffagni ha fatto un esempio, citando una controllata di Cdp, la Sace, ma non avrebbe retropensieri precostituiti sulla società presieduta da Beniamino Quintieri e guidata dall’amministratore delegato e direttore generale, Alessandro Decio: “Sace quali risultati ha portato nelle varie realtà in cui opera, in termini di export?”, si è chiesto (retoricamente) l’esponente del Movimento 5 Stelle.

Non solo, ha aggiunto Buffagni: “Dobbiamo poi verificare quali rendimenti ha dato Cdp Immobiliare”. Una stilettata non da poco per la controllata di Cdp presieduta da Matteo Melley e guidata dall’amministratore delegato, Salvatore Sardo.”Non facciamo guerre a nessuno tranne che a un sistema di potere vecchio. Bisogna vedere chi ha lavorato bene o male – ha proseguito Buffagni – Non possiamo arrivare con l’arroganza di sapere tutto, dobbiamo vedere i risultati”.

Era quello che in sostanza sosteneva lo stesso Buffagni quando in un post su Facebook, in occasione del rinnovo del collegio sindacale di Leonardo (ex Finmeccanica): “Le manovre sotterranee di formazione della lista da presentare entro oggi – aveva scritto a metà aprile – asseriscono più a sotterfugi di un sistema in decadenza che non ai principi di trasparenza, lealta’ ed interesse pubblico”.

D’altronde in ambienti pentastellati si percepisce qualche malumore, in chi sta passando al setaccio le operazioni chiuse dalla Cdp presieduta da Claudio Costamagna e guidata dall’ad, Fabio Gallia, non solo su quelle operazioni oggetto di critiche esplicite ad esempio dell’economista Andrea Roventini sul Blog delle Stelle (in primis nel settore turistico e non solo), ma anche sull’acquisto della quota Saipem visti i travagli della società ex Eni con i bilanci degli anni scorsi: vorremmo proprio chiedere a sindaci e revisori se quella decisione sia stata oculata e salutare, si dice.

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