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Cattolica, ecco come e perché Ivass azzoppa Bedoni (Minali gongola)

Generali Cattolica

Tutte le richieste dell’Ivass (l’autorità che vigila sulle compagnie assicurative) a Cattolica Assicurazioni.

“Profondo ricambio” dei componenti del cda, rapido completamento dell’aumento di capitale e vendita delle azioni rivenienti dal recesso.

Sono queste le richieste avanzate dall’Ivass (l’autorità che vigila sulle compagnie assicurative) a Cattolica Assicurazioni al termine dell’ispezione conclusa il 24 luglio scorso.

L’Authority è entrata negli uffici della società assicurativa sulla scia del virulento scontro consumatosi al vertice tra l’ex amministratore delegato, Alberto Minali, e il presidente Paolo Bedoni che ha visto il primo dover soccombere al secondo.

Il verbale ispettivo, “con risultanze sfavorevoli e l’avvio di un procedimento sanzionatorio verso la società”, si legge in una nota del gruppo assicurativo di sabato scorso e’ stato consegnato al cda il giorno prima.

Ecco tutti i dettagli delle richieste dell’Ivass al gruppo assicurativo.

COSA CHIEDE IVASS

L’Ivass chiede a Cattolica Assicurazioni “una significativa discontinuità nell’assetto di governance dell’impresa”, in vista della trasformazione in spa che scatta il primo aprile, e la vendita delle proprie azioni dovute al recesso dei soci che non hanno approvato la trasformazione.

LE RICHIESTE DI IVASS A CATTOLICA

Le richieste specifiche, come reso noto dalla società stessa, sono innanzitutto “un profondo ricambio dei componenti dell’organo amministrativo, che comporti un rafforzamento del sistema di governance”.

IL NODO GOVERNANCE DI CATTOLICA PER IVASS

E’ questo il capitolo più sensibile rispetto alla complessa e dettagliata relazione dell’Ivass, secondo gli osservatori. Di fatto l’Autorità ora chiede a Cattolica di rivoluzionare l’attuale consiglio di amministrazione. Al board viene dunque richiesto di dimettersi a favore di un cambio complessivo del cda che porti a un innalzamento complessivo del livello di efficacia e funzionalità dell’organo di governo. Quel che preme a Ivass è che si proceda con l’innesto di professionalità di alto livello, come peraltro già sollecitato in passato.

IVASS SILURA BEDONI DICE IL SOLE 24 ORE

Commenta il Sole 24 Ore: “Tra chi dovrà fare un passo indietro c’è ovviamente anche il presidente Paolo Bedoni, al quale viene di fatto attribuito un importante ruolo di regia a proposito delle dinamiche che hanno governato i lavori del consiglio. In merito alle tempistiche, i membri del cda resteranno in carica fino all’assemblea di approvazione del bilancio 2020, il che significa che usciranno dall’orbita della compagnia a valle della trasformazione in spa, che avverrà come noto il primo aprile. Saranno dunque le nuove regole a stabilire la caratura e la composizione del board che diversamente sarebbe dovuto restare alla guida fino al via libera dei conti 2021”.

DOSSIER AUMENTO DI CAPITALE

Una cambiamento che va accompagnato dal “rapido completamento dell’aumento di capitale con la sua seconda tranche, per 200 milioni euro, per la quale l’azienda è in costante dialogo con la Consob per la finalizzazione del prospetto informativo”.

I TEMPI E IL RUOLO DI GENERALI

La prima tranche dell’aumento di capitale, per 300 milioni di euro, è già stata completata a ottobre, viene ricordato, a seguito dell’accordo di partnership con Assicurazioni Generali.

LE POLITICHE RETRIBUTIVE

In particolare, Ivass sollecita l’individuazione di limiti alla remunerazione variabile e dunque una revisione delle politiche retributive. Ricordando che, dato anche il contesto pandemico, più volte le autorità di vigilanza hanno richiamato le istituzioni finanziarie a muoversi con particolare prudenza sul fronte dei dividendi e delle retribuzioni.

LA TERZA RICHIESTA

Una terza richiesta è “la vendita delle azioni rivenienti da recesso (circa 20,7 milioni di titoli) entro la fine del 2021”: si tratta delle azioni del recesso esercitato dai soci che non hanno approvato la imminente trasformazione in spa.

I NOMI E I TEMPI

Si tratta di circa 20 milioni di azioni per le quali la compagnia ha pagato 5,47 euro l’una, ricorda il Sole 24 Ore: “Nel complesso, Cattolica lo scorso ottobre ha versato 111 milioni di euro che tuttavia oggi in Borsa valgono poco più di 90 milioni. Una minusvalenza che la trasformazione in spa e il cambio di passo sul fronte della governance potrebbero in qualche modo ridimensionare, secondo alcuni operatori di mercato. In ogni caso Cattolica ha una Solvency superiore al 200% e chiuderà il 2020 con un risultato operativo prossimo ai 375 milioni”.

RESTA FERRARESI

L’Ivass ha quindi chiesto “l’elaborazione di un piano di rimedio sotto la responsabilità dell’amministratore delegato”, Carlo Ferraresi, che quindi rimarrà nella gestione di questo delicato passaggio.

IL RUOLO DEL CONSIGLIO

Il piano dovrà essere approvato dal Consiglio d’amministrazione e il lavoro dovrà essere completato entro 60 giorni “tenendo conto, nei tempi prescritti, delle segnalazioni dell’Autorità di vigilanza nel suo rapporto”.

TEMPI E MODI

Le richieste sono contenute in un verbale ispettivo che l’Istituto di vigilanza ha consegnato l’8 gennaio al Cda di Cattolica, dopo l’ispezione conclusa il 24 luglio 2020, “con risultanze sfavorevoli e l’avvio di un procedimento sanzionatorio verso la società. L’ispezione ha riguardato, in particolare, gli assetti di governance, il funzionamento del sistema monistico (di amministrazione e controllo della gestione) e la valutazione dei rischi immobiliari. Il verbale ispettivo ha fatto riferimento a situazioni relative al 2018, al 2019 e ai primi mesi del 2020.

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