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Poste Italiane

Poste, Pignataro (Ion) e Banca del Fucino stabilizzano la Cassa di Volterra

Ecco le novità sull'aumento di capitale della Cassa di Volterra che nel 2022 ha chiuso in perdita. Fatti, numeri e dettagli nell'articolo di Emanuela Rossi

 

Novità in vista per Cassa di Volterra che ha ricevuto il via libera per l’aumento di capitale. Spazio dunque a tre nuovi soci fra cui il gruppo Ion di Andrea Pignataro, il finanziere bolognese che si è trasferito a Londra e che da alcuni anni è particolarmente attivo nelle acquisizioni azionarie: Ion avrà il 32% del capitale della Cassa di risparmio di Volterra.

Ecco fatti, numeri e approfondimenti.

CASSA DI VOLTERRA: IL PIANO DI RILANCIO E L’INGRESSO DI POSTE, ION E BANCA DEL FUCINO

Nella nota diramata ieri Cassa di Risparmio di Volterra ha annunciato di aver ricevuto da parte della Vigilanza tutte le autorizzazioni previste per il suo progetto di valorizzazione patrimoniale. Dunque in tal modo ha dato ufficialmente il via al piano di rilancio della Cassa. L’aumento di capitale, spiega il comunicato dell’istituto di credito, è finalizzato al consolidamento del posizionamento della banca toscana sul territorio e ha l’obiettivo di innovare i servizi e di incrementare l’offerta per aziende e famiglie, contribuendo quindi allo sviluppo delle economie locali.

Al termine dell’operazione per aumentare il capitale, previsto entro i primi dieci giorni di agosto, gli attuali azionisti ovvero Fondazione Cr Volterra (75%), Credit Agricole (20%) e Fondazione San Miniato (5%) dovrebbe essere affiancati da tre nuovi soci ovvero il gruppo Ion, Banca del Fucino e Net Insurance (Poste Italiane), “con cui verranno attivate importanti sinergie volte a supportare il nuovo piano industriale della Cassa previsto entro la fine del 2023”. A valle dell’aumento di capitale, nessuno dei soci deterrà la maggioranza assoluta.

I CONTI 2022 DELLA CASSA DI VOLTERRA

L’anno scorso la Cassa di Volterra ha chiuso in conti in rosso. Il risultato al lordo negativo, pari a 2 milioni e 605 mila euro, è dovuto – si legge nel rendiconto consuntivo – “principalmente dei nuovi accantonamenti e svalutazioni dei fondi alternativi, malgrado la forte crescita del margine di interesse e delle commissioni attive”. La perdita dell’esercizio 2022 risulta comunque inferiore di 3,9 milioni di euro rispetto al precedente esercizio e inferiore anche rispetto anche a quanto preventivato in sede di pianificazione, fattori che, unitamente alla significativa crescita della gestione caratteristica e al nuovo contesto dei tassi, lasciano fiduciosi sulla capacità della Banca di tornare a ottenere risultati positivi, scrivono gli amministratori della Cassa di Volterra nella relazione.

IL BILANCIO DELLA CASSA DI VOLTERRA

Nel bilancio 2022 si legge anche: “Il risultato netto delle passività finanziarie e delle attività valutate al fair value ammonta a -4,4 milioni di euro, risentendo della valutazione dei fondi di investimento alternativi acquistati in occasione dalle cessioni dei crediti deteriorati. L’aggiornamento del modello di calcolo del loro fair value ne ha comportato una maggiore svalutazione, con impatto negativo a conto economico di 3,3 milioni di euro. Per effetto delle dinamiche descritte il margine di intermediazione arriva a sfiorare i 70 milioni di euro, con un incremento di 4,8 milioni rispetto allo scorso anno. Torna a fornire il maggior contributo al risultato il margine di interesse che, grazie anche alla robusta componente commissionale sviluppata dalla Banca, genera ottime prospettive anche per i futuri risultati della Banca. In linea con il 2021 le rettifiche sui crediti (pari a 9,1 milioni di euro), a conferma di una gestione prudenziale del rischio creditizio. In flessione invece i costi operativi, secondo le attese e le linee di indirizzo fornite dal Consiglio di Amministrazione sul tema. Il milione di euro risparmiato rispetto al 2021 si origina all’interno delle spese per il personale, dando sostanza alla dinamica contrattuale e all’evoluzione che ha caratterizzato l’organico CRV nell’esercizio 2022 (vedasi il paragrafo dedicato). Le altre spese amministrative risultano sostanzialmente stabili, malgrado l’incidenza degli aumenti tariffari e dei costi dei nuovi servizi adottati al fine di tenere aggiornata la macchina operativa e avviare la rinnovata spinta digitale”.

CONTINUA LO SHOPPING DI ION

L’ingresso nella Cassa di Volterra in realtà non è che l’ultima tappa di un viaggio nell’imprenditoria italiana che il gruppo di Pignataro, con holding finanziarie in Irlanda e Lussemburgo, sta portando avanti già da un po’. Va ricordato infatti che negli ultimi anni Ion ha investito nel nostro Paese circa 5 miliardi, partendo da Cedacri per poi passare a Cerved e a List. Sul fronte bancario si segnala lo shopping in Illimity Bank (per una partecipazione del 9,8%) di Corrado Passera e l’acquisto del 2% del capitale di Montepaschi nel corso dell’ultimo aumento da 2,5 miliardi.

Inoltre sono in corso da mesi le interlocuzioni con Prelios, gruppo attivo nella gestione dei portafogli di crediti problematici, controllato da Burlington Loan Management, veicolo di investimento di diritto irlandese gestito da Davidson Kempner Capital Management.

LE PREOCCUPAZIONI DELLE BANCHE ITALIANE PER ION

Proprio l’attivismo di Pignataro avrebbe portato il sistema bancario italiano a mettere sotto la lente Ion. Secondo quanto ricostruito dal Messaggero (il quotidiano di Caltagirone è sempre molto critico sulle mosse di Pignataro), a favorire questo atteggiamento anche lo stop – arrivato dalla Bce – al processo autorizzativo per acquistare una partecipazione qualificata proprio nella Cassa di Volterra. Dubbi, però, erano arrivati anche dopo che Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm avevano giudicato “non bancabili” le condizioni per avere il prestito proprio per andare all’assalto dell’istituto di credito toscano.

Pare infatti, secondo la ricostruzione del quotidiano della famiglia Caltagirone, che Pignataro abbia chiesto un pricing del 5%, flessibilità sui covenants (rapporto debito netto/ebitda) e 500 milioni sui 700 della tranche a medio termine con rimborso alla scadenza mentre 80 milioni sarebbero stati in una linea di conto corrente.

Secondo il quotidiano capitolino, i banchieri italiani “hanno chiesto ragguagli a un collega estero vicino a Pignataro, dal quale è giunto un set di informazioni che hanno consentito di avere un quadro preciso sulle abitudini e sulle condizioni di un personaggio particolarmente schivo (forse troppo) che in pochissimo tempo ha costruito una fortuna”. Dalla ricostruzione del Messaggero emergerebbe che il 90% delle società che fanno capo al finanziere bolognese è domiciliata all’estero: Ion Investment è la holding capogruppo basata in Irlanda; controlla quattro subholding, anch’esse irlandesi, e da questa catena vengono gestite le partecipazioni. Inoltre sopra Ion ci sarebbero alcune scatole – non più di 5 – con sedi alle Cayman. Peraltro delle società di Pignataro non si conoscono bilanci consolidati e neppure strutture societarie organiche e ordinate. Per quanto riguarda la governance, il finanziere risulta solo consigliere in Macron, un gruppo di Bologna che produce e vende nel mondo divise sportive per club professionistici dal calcio al rugby e al quale fanno capo una quarantina di società. Ad allarmare le banche anche il notevole carico di debiti, di quasi 13 miliardi, a fronte di un attivo più o meno della stessa cifra e di un Ebitda di circa 2 miliardi.

NET INSURANCE E LE MOSSE DI POSTE ITALIANE

Tra i protagonisti dell’operazione anche Net Insurance, su cui a maggio si è conclusa l’offerta pubblica d’acquisto di Poste Italiane. La compagnia, di cui Poste detiene il 97,84%, si occupa perlopiù di coperture assicurative legate al mondo del credito e, in particolare, dei prestiti assistiti dalla cessione del quinto dello stipendio o della pensione, alla protezione (persona, famiglia e pmi tramite la bancassicurazione danni non auto e la realtà dei broker retail) e all’insurtech, grazie ad accordi con partner tecnologici. Questa “incursione” nell’azionariato bancario, però, non è detto che non sia la spia di una nuova stagione per Poste Italiane che da anni – pur non essendo un istituto di credito perché non possiede un proprio patrimonio né riserve minime fisse – tramite BancoPosta opera proprio come una banca.

GLI AZIONISTI DI BANCA DEL FUCINO

La Banca del Fucino, che controlla al 100% Igea Digital Bank e Fucino Finance e al 51% Fucino Green, ha un azionariato vario. Il maggiore azionista è l’abruzzese Umberto Petricca, che – attraverso Upz Investment – detiene il 8,67% del capitale, seguito da SRI Global Limited di Giulio Gallazzi (8,46%), la quotata TXT E-solutions S.p.A. (7%) e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (6,82%). Nella compagine azionaria sono presenti, tra i principali investitori, anche Santo Versace, Finvacchi (che hanno recentemente incrementato le loro quote) e il gruppo Angelini. Numerosi i piccoli azionisti.

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