Economia

Carige, tutte le incognite Ccb, Malacalza e piccoli soci sull’aumento di capitale

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Tutti i dettagli e gli inghippi sull’aumento di capitale di Carige in vista dell’assemblea dei soci convocata per il 20 settembre

 

I tre commissari di Banca Carige hanno convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti per il 20 settembre per sottoporre al voto dei soci l’aumento di capitale da 700 milioni di euro.

CHE COSA DECIDERA’ L’ASSEMBLEA DI CARIGE

La convocazione conferma l’impianto già comunicato, con quattro tranche riservate rispettivamente allo Schema volontario del Fitd (per la conversione del bond), a Cassa centrale banca, ai soci attuali e infine allo stesso Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi).

COME SARA’ L’AUMENTO DI CAPITALE DI CARIGE

La proposta è di aumentare il capitale, con esclusione del diritto di opzione, emettendo 700 miliardi di nuove azioni a un prezzo di 0,001 euro inclusivo di sovrapprezzo. Con questi numeri appare evidente la forte diluizione attesa per gli attuali azionisti, considerando che il capitale Carige oggi è composto da circa 55,26 miliardi di azioni ordinarie (25.542 le azioni risparmio).

LA MOSSA DEI COMMISSARI DI CARIGE

L’assemblea è stata dunque convocata ieri dai tre commissari straordinari – Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano – che hanno anche annunciato i dettagli dell’operazione.

I DETTAGLI SULL’AUMENTO DI CAPITALE

L’aumento del capitale sociale da 700 milioni è suddiviso in quattro tranche così ripartite: 313,2 milioni allo Schema volontario, a fronte della conversione delle obbligazioni subordinate sottoscritte a novembre 2018; 63 milioni a Cassa Centrale Banca; 85 milioni come detto agli attuali azionisti di Carige, che saranno suddivisi in proporzione alla percentuale di capitale detenuta; 238,8 milioni al Fondo interbancario. Quest’ultimo soggetto garantirà la sottoscrizione dell’eventuale parte di tranche riservata agli attuali azionisti in caso di mancata sottoscrizione, integrale o parziale, da parte di questi.

I DUBBI SUL RUOLO DI CCB NEL SALVATAGGIO DI CARIGE

Non mancano interrogativi e dubbi sull’intervento di Cassa centrale banca, come rilevato da tempo su Start Magazine da Marco Bindelli. Hi a scritto giorni fa sul Sole 24 Ore Francesco Capriglione, ex ordinario di Diritto dell’Economia presso la Luiss, Capriglione è professore straordinario presso l’Università Telematica Marconi: “A volte siamo costretti a scelte che, per salvaguardare interessi ritenuti primari, sacrificano importanti conquiste del nostro legislatore. È quanto sta accadendo nella nota vicenda della acquisizione di Carige da parte di Cassa Centrale Banca. L’evidente intento di accelerare l’espansione della propria dimensione operativa ha indotto detta banca – holding dell’omonimo gruppo di banche di credito cooperativo – ad avventurarsi in un’operazione che, prescindendo dai suoi esiti, sembra destinata a segnare la fine dell’essenza cooperativa nell’aggregato di enti creditizi che fa capo alla Cassa Centrale”

AUMENTO DILUITIVO

Al di là del caso Ccb, si prospetta come previsto un aumento iper-diluitivo, con l’emissione di settecento miliardi di nuove azioni al valore di 0,001 euro ciascuna, a cui si aggiunge un’emissione di un bond subordinato da 200 milioni.

IL DOSSIER WARRANT

Per gli attuali soci sono previsti 21,25 miliardi di warrant, che saranno assegnati gratuitamente a coloro che sottoscriveranno le azioni ad essi riservate (85 milioni di euro è la tranche prevista) in ragione di 1 warrant ogni 4 azioni nuove sottoscritte, con ulteriore aumento del capitale sociale per 21,25 milioni di euro massimi.

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA MALACALZA

A un primo conteggio di massima, e considerando confermato il valore delle quattro tranche comunicato il 9 agosto (non riportato nell’avviso di convocazione), la famiglia Malacalza, oggi primo azionista della banca con una quota del 27,55%, dopo un investimento nell’ordine dei 420 milioni di euro, vedrà la propria partecipazione diluirsi fino a un minimo del 2% se non parteciperà.

LO SCENARIO

Sottoscrivendo il 27,5% degli 85 milioni di euro della tranche riservata ai soci attuali (investendo ulteriori 23,3 milioni di euro), i Malacalza vedranno invece la partecipazione diluirsi fino a quasi il 5,1%.

La partecipazione potrà poi risalire fino a poco meno del 5,9%, quando grazie ai warrant gratuiti previsti in ragione di uno ogni quattro titoli sottoscritti, potranno acquistare ulteriori azioni a sconto, con ulteriore esborso.

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