Economia

Carige, che cosa faranno Intesa Sanpaolo e Assicurazioni Generali

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Che cosa succederà alla decisiva assemblea del 20 settembre di Carige? Quale posizione assumeranno i fondi rappresentati anche da Intesa Sanpaolo e Assicurazioni Generali? Quante liste saranno presentate, tre o quattro? Come saranno composte le alleanze fra i soci? E quali saranno le rispettive squadre per il futuro board?

Sono le principali domande che si pongono in queste ore addetti ai lavori, investitori, azionisti e dipendenti di Banca Carige squassata da una serie di dimissioni a raffica di consiglieri di amministrazione e di botta e risposta in particolare tra l’azionista forte della banca, la famiglia Malacalza, e il capo azienda, l’ad Paolo Fiorentino, sempre più ai ferri corti. Mentre per alcuni analisti sulla banca aleggia anche lo spettro di una potenziale risoluzione.

A sostegno di Fiorentino si piazza il socio scalpitante, il finanziere Raffaele Mincione, che cerca di tessere la tela non sono all’interno dell’istituto di credito ma anche in vista di un merger con un’altra banca. Prospettiva che cerca di sventare la famiglia Malacalza.

Ecco comunque le ultime novità con ricostruzioni, numeri e scenari.

CHE COSA FARA’ L’ASSEMBLEA DI CARIGE

L’assemblea di Banca Carige del 20 settembre è chiamata a revocare l’attuale consiglio, sfiduciato, seppur per ragioni opposte, sia dalla famiglia Malacalza che da Raffaele Mincione, e ad eleggerne uno nuovo.

CHE COSA PREVEDE LO STATUTO

Lo statuto di Carige prevede che l’assemblea, a cui spetta la nomina del presidente, fissi la composizione del cda tra un minimo di sette a un massimo di quindici membri. L’assegnazione dei posti in consiglio avviene su base proporzionale con il sistema dei quozienti. Un fattore che rende meno scontata la conquista del cda da parte di Malacalza, nonostante il suo maggior peso azionario.

LA DECISIONE DI ASSOGESTIONI

I primi ad uscire allo scoperto sono stati i fondi di Assogestioni, che hanno presentato una lista di minoranza sostenuta con il 2,9% del capitale da Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo e Anthilia. Capofila è Giulio Gallazzi, già consigliere e presidente pro-tempore di Carige. Con lui i fondi, che puntano a normalizzare una governance conflittuale così da permettere al management di curare le fragilità della banca, hanno candidato il notaio Angelo Busani e la commercialista Sonia Peron. Le liste dovranno essere depositate entro la mezzanotte del 26 agosto.

LE MOSSE DI MINCIONE E MALACALZA

Se Mincione presenterà l’attuale ad Paolo Fiorentino per una conferma come capo azienda, tiene come da tradizione le carte coperte Malacalza Investimenti, che invece intende dare il ben servito al banchiere, con cui è da tempo ai ferri corti. Mincione dispone ufficialmente del 5,4% del capitale, la famiglia piacentina del 20,5%. Entrambi potrebbero però aver arrotondato le posizioni, con il finanziere romano che può salire fino al 9,9% e la holding di Vittorio Malacalza che è stata autorizzata dalla Bce ad arrivare fino al 28%.

LE MANOVRE DI INTESA E GENERALI CON MINCIONE

I pronostici sono favorevoli a Mincione, ma l’esito della partita è tutt’altro che scontato. Ha scritto Mf/Milano Finanza: “A fare la differenza saranno gli investitori istituzionali, che valuteranno con estrema attenzione la qualità delle liste, a partire dai candidati alla presidenza. Se infatti la prospettiva di una normalizzazione della governance e di una rapida fusione gioca a favore della proposta di Mincione, difficilmente soggetti come Intesa Sanpaolo e Generali appoggeranno il finanziere senza una forte garanzia esterna. Garanzia che potrebbe arrivare soltanto dal nome del capolista”.

L’ASSE VOLPI-SPINELLI

Una quarta lista potrebbe essere presentata da Gabriele Volpi, secondo azionista di Carigecon il 9,9% e possibile ago della bilancia in cda. “Noi siamo sempre stati con la lista di Volpi, abbiamo sempre fatto la lista insieme e faremo una lista insieme” ha detto Aldo Spinelli, titolare di poco meno dell’1% del capitale. Ma i giochi sono aperti e diversi azionisti non hanno ancora preso posizione: “stiamo valutando la situazione sotto tutti gli aspetti”, ha detto Francesco Berardini, presidente di Coop Liguria, titolare dell’1,8% del capitale.

IL COMMENTO DI MF/MILANO FINANZA

La situazione insomma è ancora fluida e l’attuale statuto di Carige non aiuta la creazione di una governance stabile: “Il sistema di voto proporzionale – ha commentato oggi Mf/Milano Finanza – rende infatti molto difficile la nascita di una maggioranza all’interno del board, che in caso di testa a testa rischia di precipitare ancora una volta nell’ingovernabilità. Ecco perché il voto dei fondi sarà decisivo per dirimere la partita”.

L’ANALISI DI BUSINESS INSIDER ITALIA

Restano preoccupanti le condizioni economiche e finanziarie di Carige, scrive Carlotta Scozzari di Business Insider Italia che da tempo segue con attenzione le vicende della banca ligure: “Per riempire il nuovo ‘buco’ patrimoniale ci vogliono altre cessioni e 200 milioni di obbligazioni subordinate”.

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