Economia

Carige, ecco le incognite sull’assemblea per l’aumento di capitale

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Venerdì 20 settembre l’assemblea dei soci di Carige è chiamata a decidere se approvare il piano di salvataggio della banca o se condannarla a un probabile fallimento. Fatti, numeri e scenari

 

Inizia una settimana importante, forse la più importante della sua storia, per Carige. Venerdì 20 settembre, a Genova, l’assemblea degli azionisti dovrà votare il piano di salvataggio e l’annesso aumento di capitale di 700 milioni oppure molto probabilmente condannare l’istituto di credito alla liquidazione coatta amministrativa che avrebbe un costo per la collettività di 9 miliardi.

Uno scenario non semplice in cui si innesta un’altra vicenda complicata, ossia la presenza in Carige di Vittorio Malacalza e dei figli Davide e Mattia, per anni principali azionisti e da venerdì comunque destinati a un ruolo da comprimari. Dopo aver profuso nella banca oltre 420 milioni in pochi anni.

COSA PUO’ SUCCEDERE IN ASSEMBLEA

Al momento i principali azionisti di Carige ancora non hanno fatto sapere se parteciperanno o meno all’aumento di capitale richiesto dai tre commissari del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) – Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener – per rafforzare il capitale della banca o se addirittura voteranno contro il piano di salvataggio da 900 milioni ( i 700 dell’aumento e i 200 milioni dall’emissione del bond).

Da ricordare che – per far partire il piano di salvataggio della banca – dovranno essere presenti in assemblea azionisti che detengano almeno il 20% del capitale e dovranno dire di sì almeno i due terzi dei presenti.

Secondo la Fabi si sta facendo pressing sui Malacalza perché aderiscano o almeno non ostacolino il piano ed è quindi probabile che alla fine accetteranno le condizioni imposte dai commissari, subentrati per volere della Banca d’Italia e della Banca centrale europea a inizio anno, dopo che la Malacalza Investimenti nell’assemblea del 22 dicembre scorso aveva fermato la ricapitalizzazione dell’istituto, pari a 400 milioni. L’azzeramento del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale era stato deciso anche a seguito delle scarse garanzie fornite durante il confronto a Francoforte dai vertici della banca che – ricordiamo – nel 2018 ha chiuso il bilancio in perdita di 272,8 milioni e che al primo trimestre dell’anno in corso è già in rosso di oltre 428 milioni.

Nel dettaglio, come comunicato dagli stessi commissari, saranno quattro le tranche per l’aumento di capitale: una riservata allo Schema volontario del Fitd (per la conversione del bond), una a Cassa centrale banca (una delle due capogruppo del credito cooperativo, destinata a diventare socio industriale di Carige se l’operazione andasse in porto), una ai soci attuali – tra cui la quota maggiore è appunto dei Malacalza – e una al Fitd.

COME CAMBIERA’ LA PRESENZA DEI MALACALZA DOPO L’ASSEMBLEA

Nel caso in cui i Malacalza votassero a favore dell’aumento di capitale da 700 milioni i vecchi azionisti potrebbero tutti insieme conservare una quota pari al 12% post salvataggio. Per la famiglia piacentina d’origine, che in Carige ha investito dal 2015 a oggi oltre 420 milioni di euro, non sarebbe di certo una passeggiata: sottoscrivendo il 27,55% degli 85 milioni della tranche riservata ai soci attuali, dovrebbero sborsare altri 23 milioni. In questo modo conserverebbero una quota del 5,1%. Se invece approvassero l’aumento di capitale senza però parteciparvi la loro quota scenderebbe al 2%. Votando no all’aumento di capitale, il serio rischio è che l’operazione possa naufragare e che dunque si vada verso la liquidazione coatta amministrativa o verso l’avvio del processo di risoluzione.

IL PIANO B DI BANKITALIA E BCE

Secondo indiscrezioni raccolte dal Messaggero, però, se le cose si dovessero mettere male e l’assemblea bocciasse il rafforzamento di capitale la Banca centrale europea e la Banca d’Italia potrebbero ricorrere a un piano B: convocherebbero a stretto giro un’altra assemblea – visto che il mandato dei commissari scade il 30 settembre – congelando i diritti di voto dei Malacalza in nome della stabilità finanziaria e della tutela degli azionisti.

L’APPELLO DEI SINDACATI

Intanto, in vista dell’assemblea di venerdì prossimo, i segretari generali dei sindacati dei bancari Lando Maria Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First Cisl), Giuliano Calcagni (Fisac Cgil), Massimo Masi (Uilca) ed Emilio Contrasto (Unisin) hanno incontrato i commissari dell’istituto. Tutti quanti si sono augurati – come si legge in una nota congiunta – “una massiccia partecipazione all’assemblea degli azionisti, al fine dell’approvazione del rafforzamento patrimoniale che consenta di dare continuità operativa a Carige, permettendo un rilancio della banca a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori e dei territori in cui la banca opera”.

L’appello sembra aver funzionato: al momento, informa una nota della banca, le richieste di partecipare all’importante appuntamento superano quota 10mila. Non è invece dato sapere se questi azionisti saranno tutti presenti in proprio o per delega.

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