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Le inondazioni in Canada faranno aumentare il prezzo della pasta?

Cereali

Le inondazioni e le colate di fango in Canada hanno causato morti e danneggiato le vie di trasporto verso il grande porto di Vancouver. La disponibilità di cereali e petrolio sui mercati potrebbe risentirne. Tutti i dettagli

 

Le forti piogge che hanno colpito la Columbia britannica, una provincia nel Canada occidentale – sono morte almeno quattro persone, oltre a migliaia di animali da allevamento –, non riguardano solo il Canada. Le inondazioni e le frane hanno infatti compromesso le vie di comunicazione da e verso il porto di Vancouver. Che, oltre a essere il più grande del paese, è anche un crocevia fondamentale per le merci provenienti o dirette nel Pacifico. Tutta una serie di materie prime destinate ai mercati internazionali, dal petrolio ai cereali, dovranno dunque trovare altre strade.

LA SITUAZIONE

Non sarà facile. Acqua e fango hanno reso impraticabili le ferrovie e l’autostrada Trans-Canada Highway, ossia l’arteria principale che collega l’est e l’ovest della nazione: i treni e i camion non possono percorrerle. Il timore che gli scaffali dei negozi possano restare privi dei beni di prima necessità – dalle uova alla carne alla carta igienica – ha alimentato il panico d’acquisto tra gli abitanti della Columbia britannica. Il rischio però è che proprio l’accaparramento di prodotti essenziali, andando a ridurne la disponibilità per tutti, possa trasformare un disagio in una vera e propria crisi.

La catena di supermercati Sobeys, una delle più grandi in Canada, ha fatto sapere che le spedizioni da e verso la regione di Vancouver sono sospese a causa della condizione delle strade, chiedendo ai consumatori di non modificare le loro solite abitudini di acquisto ed evitare di comprare più del necessario. Il ministero della Sicurezza pubblica ha detto che il governo sta monitorando le forniture di carburante nelle stazioni di servizio.

La Canadian Pacific e la Canadian National, le due compagnie ferroviarie più importanti, stanno ispezionando le rispettive tratte e non hanno ancora comunicato la data di ripresa dei servizi. L’oleodotto Trans Mountain – che trasporta il circa 300mila barili di petrolio al giorno dall’Alberta fino all’area di Vancouver, dove viene inviato alle raffinerie nello stato americano di Washington – è stato chiuso domenica 14 novembre a causa delle piogge.

IL PROBLEMA DEI CEREALI

La settimana scorsa – come dicono i dati riportati da Bloomberg – c’erano più di 1500 vagoni ferroviari contenenti cereali fermi: dovrebbero raggiungere Vancouver. Le alternative al porto, che gestisce ogni giorno carichi per oltre 435 milioni di dollari, sono poche.

In teoria, le materie prime potrebbero venire spedite al porto di Prince Rupert, nel nord della Columbia britannica e vicino all’Alaska. Qualche azienda – come Teck Resources, che si occupa di estrarre minerali – lo sta facendo. Il punto però, come fa notare Reuters, è che almeno i cereali non potranno fare lo stesso: sia perché non ci sono molte vie di trasporto alternative a quelle chiuse, e sia perché i terminal dedicati a questo tipo di prodotto sono praticamente saturi e non in grado di gestire volumi aggiuntivi.

Se anche le linee ferroviarie dovessero venire riparate e riattivate a breve, poi, ci vorrà comunque parecchio tempo – fino a un mese – prima di smaltire i carichi accumulatisi e riportare la situazione alla normalità. ché la situazioni torni alla normalità. La CBC parla di circa centomila tonnellate di cereali nei vagoni che non possono giungere a destinazione. I cereali potranno sì venire stoccati in attesa che il quadro logistico migliori, ma lo spazio disponibile assicura copertura per pochi giorni.

I produttori di cereali canadesi – il paese è uno dei maggiori produttori ed esportatori di grano al mondo – sono già in difficoltà per via degli scarsi raccolti di quest’anno: una conseguenza della siccità e degli incendi estivi, che hanno danneggiato il suolo.

LA PASTA COSTERÀ DI PIÙ?

Gli intoppi logistici causati dalle inondazioni nella Columbia britannica andranno probabilmente ad aggravare la già difficile situazione internazionale delle catene di approvvigionamento, danneggiate dalla pandemia. E potrebbero ridurre la disponibilità sui mercati di grano per la pasta, facendone salire il prezzo.

A settembre l’amministratore delegato di La Molisana, riferendosi ai magri raccolti di grano in Canada, dichiarò che “ben prima di Natale” la pasta costerà “tra i 15 e i 20 centesimi al pacco” in più. E che “tra marzo e maggio non avremo abbastanza grano” per produrla.

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