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Fa caldo, l’impresa chiude

Cambiamento climatico, lavoro e imprese: una sfida per la salute, l'occupazione e la competitività. Aumento delle temperature è un danno socio-economico oltre che ambientale.

Il cambiamento climatico, sempre più, non rappresenta soltanto una questione ambientale ma un fenomeno che incide profondamente su lavoro, produttività e capacità competitiva delle imprese. Aumento delle temperature, ondate di calore ed eventi estremi stanno generando effetti in numerosi settori, dalla salute dei lavoratori alla tenuta del sistema produttivo.

Lo studio Do High Temperatures Affect Firm Demography? Evidence From Italy, pubblicato su Business Strategy and the Environment, analizza oltre 100.000 osservazioni relative alle imprese italiane tra il 2009 e il 2022, mostrando un nesso tra aumento delle temperature e uscita delle imprese dal mercato. Le temperature incidono sulla produttività, aumentando le assenze e imponendo modifiche nell’organizzazione del lavoro. Le imprese sono chiamate a investire in prevenzione, climatizzazione, formazione per prevenire e ridurre infortuni, interruzioni e riduzioni produttive.

Le più vulnerabili, secondo l’analisi realizzata da Università della Calabria e Istituto di Tecnologie e Intelligenza Ambientale del CNR, risultano microimprese e ditte individuali, che dispongono di minori risorse per adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Lo studio rileva inoltre effetti negativi maggiormente concentrati nelle aree più calde del Paese e nei settori manifatturiero, commerciale e dei servizi.

Per fronteggiare rischi del genere, negli ultimi anni, un numero crescente di regioni italiane adotta ordinanze di sospensione delle attività lavorative all’aperto nelle ore più calde. Nel 2025 le misure della piattaforma previsionale Worklimate di Inail e CNR segnala condizioni di rischio elevato per oltre 2,3 milioni di lavoratori e nel 2026 la problematica coinvolge quasi tutte le regioni. Le tutele non interessano più soltanto agricoltura ed edilizia, ma anche logistica, manutenzione stradale e ferroviaria, attività estrattive, consegne urbane e igiene ambientale. E si estendono da luglio e agosto anche ai mesi limitrofi.

Disidratazione, stress termico e affaticamento minano le capacità fisiche e cognitive dei lavoratori e incrementando la probabilità di errori e infortuni, dice lo studio del progetto Worklimate, pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. Ma le misure preventive sono efficaci e nell’estate 2024 i tassi di infortunio nelle regioni che avevano adottato le ordinanze di limitazione delle attività nelle ore più calde mostrano una significativa riduzione. Nel settore edile del 21,9%, in agricoltura del 25% e nei giorni a maggiore rischio addirittura del 40%.

Il cambiamento climatico è ormai una questione economica e sociale. Rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, calo di produttività e costi aziendali di prevenzione e adattamento a parte, sono le fasce meno abbienti a risentirne maggiormente. Tutelare le persone ma anche il sistema produttivo è una necessità.

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