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Bper, Creval, Mps e Ubi. Cosa succede in Borsa ai tempi di Salvini e Di Maio

Borsa

Il commento di Gianfranco Polillo su Borsa, politica e fondi

C’è solo Marco Travaglio a negare che le ripetute cadute della borsa italiana e l’opposto andamento degli spread non abbiano alcuna relazione con il “contratto per il governo del cambiamento”. In un “faccia a faccia”, durante una trasmissione de La 7, è andato anche oltre.

QUESTIONE DI SPREAD

Gli spread italiani – ha sostenuto – sono aumentati come quelli spagnoli e di altri Paesi. Diagnosi tranquillizzante, ma del tutto fuori della realtà. Ieri il differenziale dei bonos spagnoli è stato pari a 86,8 punti base. Quello relativo ai Btp italiani a 165,7. Una divaricazione di circa 80 punti, rispetto ai tradizionali 50 delle settimane passate. Ma c’è di più. E’ proprio la crescita relativa degli spread italiani rispetto a Madrid, in un mercato estremamente liquido come l’attuale, a dimostrare che qualcosa non va.

COSA FANNO I FONDI

Del resto i fondi non ne fanno mistero. Le posizioni short, foriere di ulteriori ribassi, sono aumentate. Come risulta dalle comunicazioni Consob. Pollice verso contro Ubi Banca da parte di Marshall Wace, il fondo londinese che gestisce circa 30 miliardi di dollari. Decisione analoga da parte di Black Rock, uno dei principali fondi internazionali. Mentre B&G Master fund ha spostato il tiro su Bper e Numeric Investors su Creval. Titoli che hanno perso abbondantemente nell’ultima seduta della settimana, con cali vistosi: superiori al 6 per cento. Ma se si vuole avere una conferma ulteriore, basti guardare a ciò che scrivono gli analisti di Goldman Sachs che hanno tagliato da 6,5 a 6 euro il target price di Enel. Un giudizio motivato dal fatto che le “indicazioni contenute nel contratto di governo tra Movimento 5 stelle e Lega avranno un impatto negativo sulla redditività dell’azienda”. Più chiaro di così.

COME VANNO I TITOLI

Al di là delle ipotesi, restano i fatti. E questi, purtroppo, non sono favorevoli. La settimana si chiude, infatti, con una piccola catacombe. Gli unici titoli delle blue chip, che tengono, sono quelli che si riferiscono ai grandi gruppi internazionali, come Cnh Industrial (la Fca di Marchionne) che guadagna il 3,7 per cento, Luxottica stazionaria, Moncler con un più 1,3 per cento e Pirelli che porta a casa uno 0,8 per cento. Per il resto è solo uno sconfortante segno meno. Frutto del contagio della strisciante crisi dei bancari che in pochi giorni hanno subito perdite a due cifre. Le stesse corazzate italiane (Banca Intesa e Unicredit) sono solo riuscite a contenere le perdite a un più fortunoso meno 2,5/2,8 per cento.

DOSSIER MPS

Sono elementi sufficienti a far concludere che il barometro sta scendendo, e che non promette alcunché di buono. Sarà anche vero, come dice Claudio Borghi che “i mercati non capiscono l’economia”, sollevando le dure rampogne del Sole 24 ore. Ma, almeno al momento, non sembra che gli operatori gli abbiano dato ascolto. Comunque dopo le sue dichiarazioni, la frana del titolo Mps è continuata con un’ulteriore flessione del 3,52 per cento. Ed una perdita complessiva del 12 per cento in due giorni. La capitalizzazione bruciata è stata pari a 433,7 milioni. A poco è servita, quindi, la difesa d’ufficio di Matteo Salvini nei confronti del suo responsabile economico. Non è bastato dire che le responsabilità sono attribuibile ad altri – i “delinquenti” – per risollevare le sorti del titolo.

NUMERI E BORBOTTII ESTERI

Per finire ci si è messo pure Le Monde, con un titolo che è tutto un programma: “Italia: questa nuova alleanza che preoccupa l’Europa”. Che non ha esitato un momento a mostrare le perle del “contratto per il governo del cambiamento”: la cancellazione dei 250 miliardi di euro di debito pubblico ed oltre 100 miliardi di nuove spese. Valutazione quasi ottimista se si prendono per buone le cifre indicate da Carlo Cottarelli, secondo il quale le coperture necessarie ammonterebbero a 108,7 miliardi, nella migliore delle ipotesi e addirittura 125,7 nella peggiore.

LO SCENARIO

Ciò che, tuttavia, almeno nel nostro caso, più impressiona è la fine di una luna di miele mai cominciata. Di solito la nascita di un nuovo governo, dopo le inevitabili incertezze che caratterizzano la sua possibile formazione, si accompagna ad un periodo di tregua: necessario per “vedere l’effetto che fa”. Ma forse anche questa caratteristica appartiene al mondo che fu: parola di quel nuovo guru che risponde al nome di Alessandro Di Battista.

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