Economia

Che cosa succede in Borsa e allo spread

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Borsa

Il Ftse-mib è tornato positivo ieri, con una crescita dell’0,54 per cento. Guadagni conseguiti nell’ultima ora di contrattazione, con un salto superiore allo 0,8 per cento, che ha segnato l’inversione di tendenza: passando dal segno meno a quello più. Si sarà trattato, certamente, di una coincidenza. Ma l’inversione di tendenza si è manifestata in corrispondenza delle voci che rendevano note le riserve, presunti o reali che fossero, di Sergio Mattarella rispetto al conferimento dell’incarico a Presidente del consiglio indicato: Giuseppe Conte. Che questo collegamento sia reale o meno conta, ma fino ad un certo punto. Dimostra quanto il mercato sia in fibrillazione sui possibili destini della maggioranza giallo-verde.

COME VA LO SPREAD

Stessa altalena per gli spread. Che nelle prime ore di seduta arrivano a toccare i 195 punti base, per poi discendere, seppur con alti e bassi, e chiudere a 177.40 con una leggera flessione (meno 1,61 per cento) rispetto a due giorni fa. Sennonché nel cielo si addensano nuove nubi. Come sottolineato dagli analisti di Intesa Sanpaolo, “un segnale di stress ancora più inquietante è la pressione al rialzo sui differenziali a breve termine”. I titoli con scadenza biennale hanno mostrato un rialzo di 20 punti base. Il coincidere dei movimenti sui titoli a breve con quello dei titoli a più lunga scadenza è un segnale da non prendere sotto gamba. Mostra l’incrinarsi di una fiducia ed il possibile avvio di una perversa spirale.

CHE COSA E’ SUCCESSO IERI IN BORSA

Per tornare a Piazza Affari, solo una quindicina di titoli hanno mostrato un andamento sostenuto, con incrementi di prezzo superiori all’1 per cento. Le eccezioni più vistose: Brembo che chiude con un guadagno del 3,3 per cento, che consolida l’andamento positivo della precedente seduta. Va bene anche Finecobank, che guadagna il 3,26 per cento, dopo le leggere perdite del giorno precedente. Plusvalenze superiori al 2 per cento per Azimut (ma ieri aveva perso il 4,66 per cento) per Saipem (+2,55 per cento) che continua a crescere, per UBI banca ed Unicredit. Più modesto il trend dell’altro grande player, Intesa Sanpaolo che guadagna solo lo 0,68 per cento dopo aver registrato la delibera per la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in ordinarie al valore di liquidazione, in caso di recesso, pari a 2,74 euro (contro una chiusura pari a 2,799 euro).

I TITOLI INDUSTRIALI

Poco mossi gli altri titoli del listino, specie par quanto riguarda i prodotti industriali. Fanno eccezione Fiat Chrysler Automobiles, la cui corsa sembra inarrestabile, mentre Eni, che cresce pure dello 0,49 per cento, non sembra essere in grado di capitalizzare gli aumenti previsti nell’andamento del prezzo del petrolio, che sfiora gli 80 dollari al barile. E che inquieta non poco le altre capitali europee. Il suo continuo aumento sembra destinato ad archiviare rapidamente il tempo dei 50 dollari al barile, con effetti, al tempo stesso inflazionistici e deflattivi, sui Paesi più esposti alla cattiva congiuntura energetica. Rimangono, secondo quanto rilevato dalla Consob, posizioni corte, da parte di numerosi fondi d’investimento, su alcuni titoli come Creval ed Azimut holding.

I TRAVAGLI POLITICI

Questo, quindi, il quadro della giornata. Mentre continua, fino a tarda sera, il pressing su Sergio Mattarella, al quale si era già rivolto il Presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, confidando sulla sua saggezza. Nelle ultime ore era intervenuto il Vice presidente della Commissione Ue, Dombrovskis, per chiedere una politica di bilancio “responsabile”. Quindi il ministro degli Esteri lussemburghese, Asselborn, per esortare il Presidente della repubblica a “non lasciar distruggere il lavoro Ue”. Risposta sempre più irata di Matteo Salvini. Quel suo “prima gli italiani” sta tracciando un solco che non sarà facile colmare.

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