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Ecco le nuove polemiche in Bnl

Bnl Antitrust

Nuove polemiche sindacali in Bnl. Tutti i dettagli nell’articolo di Emanuela Rossi

Non si accennano a placare le polemiche relative al passaggio dei 530 dipendenti Bnl ad Accenture Services and Technology (Ast), società della compagnia irlandese Accenture, che dovrebbe partire da mercoledì 1° giugno. Emerge ora che oltre un quarto dei lavoratori interessati sono disabili o caregiver, molto preoccupati per la novità come del resto i loro colleghi e i sindacati che non hanno firmato l’accordo con l’azienda relativamente alla cessione. Operazione che peraltro ha messo in allarme pure Palazzo Chigi che settimane fa ha chiesto ulteriore documentazione a Bnl nell’ambito del golden power.

Secondo quanto scrive The Post International, però, negli ultimi giorni il dialogo fra la banca e le organizzazioni sindacali è ripreso e secondo una fonte vicina al dossier è possibile che si trovi un’intesa postuma.

L’OPERAZIONE

Il passaggio dei 530 lavoratori da Bnl ad Accenture si inserisce in un progetto più vasto della controllata di Bnp Paribas e in cui si situa anche la decisione di cedere il ramo IT dell’azienda alla francese Capgemini, o meglio a una sua controllata da poco costituita e oggi priva di attività e lavoratori, la Capgemini Finance Service Tech. Dunque, si tratta di un piano che porterà circa 800 dipendenti a cambiare datore di lavoro: 250 con competenze informatiche, impiegati nel cosiddetto It del core banking, e altri 530 attivi nel back-office. Per questi ultimi si era appunto individuato un partner in Accenture mentre per i primi il passaggio a Capgemini è stato già perfezionato nel mese di aprile senza però la firma dei relativi accordi sindacali.

I DUBBI DEL GOVERNO E IL SUCCESSIVO VIA LIBERA

Sulla vicenda, poco più di un mese fa, aveva deciso di muoversi anche l’esecutivo Draghi che aveva chiesto a Bnl maggiori dettagli sulla società di Accenture chiamata a gestire i dati personali della clientela italiana della banca, che è oggi in mani straniere. Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin avevano riferito che, durante un incontro avvenuto il 29 aprile, l’azienda “ha comunicato alle lavoratrici e ai lavoratori nel perimetro della cessione oggetto dell’operazione Savoy che ci sarebbe stato uno slittamento degli effetti della procedura (la cessione appunto) a causa di ‘una richiesta di ulteriori informazioni da parte delle autorità competenti nell’ambito della cosiddetta procedura Golden Power’”. Nessun problema per Bnl che, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Radiocor, aveva fatto sapere di aver già pronte le risposte ai quesiti formulati dal Governo e che comunque l’esternalizzazione dei 530 addetti del back-office sarebbe stata perfezionata entro giugno.

A questo punto i tempi saranno rispettati vista la decisione di Palazzo Chigi di non esercitare i poteri speciali previsti dalla legge dopo l’istruttoria condotta dal ministero dell’Economia e delle Finanze sulla cessione. Dunque, dopo la notifica avvenuta l’8 aprile, “è stata accolta la proposta di non esercizio dei poteri speciali, formulata dal Ministero dell’Economia quale amministrazione responsabile dell’Istruttoria”.

LA QUESTIONE DEI LAVORATORI FRAGILI

Tra i lavoratori che passeranno ad Ast, informa Tpi, ce ne sono 210 che rientrano in categorie svantaggiate: disabili, malati oncologici, caregiver certificati con legge 104. L’età media è di 55 anni. “Abbiamo motivo di credere che questa operazione abbia nei fatti l’obiettivo di tagliare gli ‘scarti’, i ‘rami secchi’, ossia persone la cui carriera lavorativa è stata accompagnata dalla malattia e dalla vulnerabilità psicofisica” dice al giornale Giovanna Maria Ragusa, referente del gruppo dipendenti fragili e caregiver Bnl, costituitosi per fermare il piano di dismissione.

Un’accusa che viene respinta da Bnl: l’istituto parla di scelta industriale, fatta per migliorare il servizio alla clientela. A Tpi fanno peraltro notare che gli impiegati coinvolti non saranno licenziati ma trasferiti in un’altra azienda mantenendo invariati gli estremi contrattuali dei loro rapporti di lavoro. Un’operazione che rientra nel solco di quanto dichiarato lo scorso novembre in una intervista al Corriere della Sera dall’amministratrice delegata di Bnl, Elena Goitini: “Per stare al passo della tecnologia servono competenze specialistiche. Per questo la formula dell’alleanza è centrale”.

Va ricordato che la questione dei 210 lavoratori fragili in uscita era già emersa qualche tempo fa tanto che a fine aprile la ministra per le Disabilità, la leghista Erika Stefani, aveva ricevuto una loro delegazione.

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