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Perché anche il Texas strapazza BlackRock sugli Esg

Blackrock

Le autorità texane hanno vietato a BlackRock, Ubs, Credit Suisse e altre società finanziarie di fare affari con gli enti statali, accusandole di boicottare l’industria petrolifera. Tutti i dettagli

 

La settimana scorsa il revisore dei conti pubblici del Texas, Glenn Hagar, ha diffuso una lista di dieci società e di 348 fondi di investimento che “boicottano le compagnie energetiche” e dunque non potranno più fare affari con le autorità statali.

L’elenco – spiega Axios – fa seguito a una legge dell’anno scorso che vieta alla maggior parte delle agenzie e delle amministrazioni locali texane di stipulare contratti con le società segnalate.

CREDIT SUISSE, UBS E BLACKROCK

Nella lista compaiono le società di servizi finanziari svizzere Credit Suisse e UBS, i fondi di investimento sostenibile di varie banche e anche l’americana BlackRock, la più grande società di gestione degli asset al mondo, con sede a New York.

La lista, scrive sempre Axios, non mette in ballo soltanto investimenti per migliaia di miliardi da parte di singoli individui e dei fondi pensione di categorie professionali, ma anche il futuro dell’industria dei combustibili fossili.

ESG E CAPITALISMO WOKE

Esiste una tendenza, da parte degli investitori più sensibili alla crisi climatica, a spingere le società di gestione asset come BlackRock a prendere in considerazione l’impatto e il rischio legato al clima dei loro investimenti. In risposta, i politici di orientamento conservatore si stanno scagliando contro questo modello di “finanza attivista” (woke capitalism) e in particolare contro i fondi ESG: si chiamano così quei fondi che investono in progetti e aziende che tengono conto dell’impatto ambientale (environmental), sociale (social) e di governance delle loro attività.

A tale proposito, in un comunicato Hagar afferma proprio che “il movimento ESG ha prodotto un sistema opaco e perverso nel quale alcune società finanziarie non prendono più decisioni nel miglior interesse dei loro azionisti o dei loro clienti, ma usano piuttosto il loro potere finanziario per spingere un’agenda sociale e politica avvolta nel segreto”.

Il mese scorso anche la Virginia occidentale ha vietato a cinque grandi società finanziarie, incluse BlackRock e JPMorgan Chase, di condurre nuovi business con gli enti statali per via del loro presunto boicottaggio del settore oil & gas.

I PROCURATORI STATALI CONTRO BLACKROCK

Di recente, inoltre, BlackRock è finita sotto esame da parte di un gruppo di procuratori generali americani – capeggiati dallo stato dell’Arizona, governato dal Partito repubblicano – perché, stando all’accusa, le sue attenzioni ai fattori ESG farebbero passare in secondo piano il ritorno economico degli investimenti.

EPPURE BLACKROCK INVESTE NEGLI IDROCARBURI

Eppure le dieci società bandite dai rapporti di business col governo texano possiedono degli investimenti nell’industria degli idrocarburi, anche di entità considerevole: a maggio BlackRock ha scritto una lettera al revisore Hagar per informarlo proprio di questo.

Per esempio, la società è azionista di molte delle principali aziende americane che esportano gas liquefatto come Cheniere Energy, Tellurian, Sempra e Dominion Energy (Cheniere e Tellurian sono peraltro texane), oltre che di grosse compagnie petrolifere come ExxonMobil e ConocoPhillips (texane entrambe).

LA RISPOSTA DI BLACKROCK…

Il portavoce di BlackRock, Brian Beades, ha detto ad Axios che il ban dal Texas “non è un giudizio basato sui fatti. BlackRock non boicotta i combustibili fossili: investire oltre 100 miliardi di dollari in società energetiche texane per conto dei nostri clienti lo dimostra”.

… E QUELLA DI UBS

La decisione del Texas è stata criticata anche da UBS, la cui portavoce Erica Chase ha dichiarato ad Axios che “UBS non boicotta le aziende del settore energetico nemmeno sulla base di un’interpretazione estensiva della legge texana”.

L’IMPATTO (MARGINALE) SU WALL STREET

Stando a Daniel Firger, analista presso la società di consulenza Great Circle Capital Advisors, la lista del revisore texano non avrà un grosso impatto sul mercato finanziario americano. Le partecipazioni dei fondi texani coperti dal divieto, infatti, sono di gran lunga inferiori a quelle di stati come la California e New York, che hanno peraltro limitato la loro esposizione ai combustibili fossili.

A detta di Firger, “sul lungo termine, il cambiamento climatico non andrà da nessuna parte. E quindi i mercati dei capitali dovranno fare i conti con questo dato di fatto. E, in fondo, credo che questa battaglia ESG riguardi proprio questo”.

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