Economia

Che cosa succederà ai Bitcoin

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“Qualche riflessione sul Bitcoin”: l’analisi a cura di Luca Paolini, chief strategist di Pictet Asset Management

 

Con il boom del prezzo del Bitcoin, gli investitori dimostrano sempre più interesse verso questa criptovaluta. Ma quanto è prossima a diventare un vero e proprio strumento d’investimento?

Non è una coincidenza che il Bitcoin sia tornato in prima pagina non appena sono sorte preoccupazioni sull’inflazione.

Questo perché le criptovalute, tra le quali il Bitcoin spicca, sono diventate barometri del sentiment sulla politica monetaria aggressiva delle banche centrali e sulla repressione finanziaria. Nell’ultimo decennio le banche centrali hanno sostenuto le loro economie sulla scia della crisi finanziaria globale, facendo scendere i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari al di sotto del tasso di inflazione e imponendo di fatto agli investitori rendimenti negativi una volta rettificati per l’inflazione. Ciò è diventato ancora più evidente, quando   hanno risposto in modo persino più massiccio alla crisi economica causata dalla pandemia di COVID.

Allo stesso tempo la sfiducia nei confronti del controllo dei governi cresce sempre di più, man mano che le nostre vite si spostano online. Una valuta digitale anonima diventa quindi interessante.

Ma molte cose potrebbero non funzionare per il Bitcoin, tanto che è difficile giudicare la valuta digitale come qualcosa di diverso da un investimento tra i più speculativi.

IL FASCINO DELLE CRIPTOVALUTE

Ultimamente il Bitcoin ha vissuto un periodo particolare a causa dei timori che le banche centrali si fossero spinte troppo oltre con le misure di quantitative easing e gli altri stimoli. Il timore crescente è che le autorità monetarie stiano gradualmente monetizzando il disavanzo pubblico, ossia che stiano finanziando in via permanente la spesa eccessiva dei governi come strumento per sostenere le loro economie a seguito della pandemia di COVID.

Questo è un problema, perché storicamente la monetizzazione del debito è stata un precursore di un’inflazione fuori controllo.

Ma anche chi non si preoccupa di questo tipo di conseguenze estreme ha motivi per apprezzare il Bitcoin. Solo il fatto che le banche centrali stiano riducendo i rendimenti dei titoli di stato al di sotto del già basso tasso di inflazione attuale – fenomeno noto come repressione finanziaria – ha ridotto il costo opportunità di detenere beni che non generano reddito, come il Bitcoin.

Più di recente, la criptovaluta ha mostrato una modesta correlazione positiva con le azioni e l’oro e una correlazione negativa con i Treasury USA e il dollaro.

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Fonte: Refinitiv Datastream, Bitstamp. Dati al 04.03.2021.

Nel frattempo, abbiamo assistito a una maggiore propensione da parte delle aziende a utilizzare il Bitcoin per il suo scopo originale, ossia come mezzo di scambio. Tesla, la società produttrice di auto elettriche, ha dichiarato l’intenzione di vendere automobili con prezzo in Bitcoin e ha convertito parte della sua liquidità in dollari nella criptovaluta. E anche le società finanziarie Mastercard e BNY stanno considerando la possibilità di effettuare transazioni in Bitcoin o di detenerli per conto dei clienti, mentre CME, operatore di derivati statunitense, offre future su Bitcoin che potrebbero aprire la strada a un mercato più liquido in futuro.

FRENO ALLE TRANSAZIONI

Se è vero che il Bitcoin si sta facendo strada nel normale circuito commerciale, dovrà percorrerne ancora molta prima di diventare un sostituto delle valute. È ancora scomodo da usare, non è molto diffuso e sono innumerevoli i casi di persone che hanno dimenticato la propria password o hanno avuto problemi di hardware che hanno impedito loro di accedere ai propri portafogli in Bitcoin – si ritiene che circa il 20% della criptovaluta si trovi in questo limbo.

Inoltre, la blockchain, il database utilizzato per registrare le transazioni in Bitcoin, può eseguire un numero di transazioni limitato, stimato tra tre e nove al secondo. Oltre a questo, una volta considerati gli elevati costi di transazione, il fascino del Bitcoin cala rispetto a beni più liquidi.

Il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen ha recentemente segnalato che il Bitcoin è estremamente inefficiente come strumento per eseguire transazioni e, allo stesso tempo, ha aggiunto che si tratta di un’attività altamente speculativa.

Le recenti oscillazioni di prezzo hanno sollevato dubbi sul potenziale del Bitcoin come alternativa a beni sicuri o come riserva di valore. Il 21 febbraio ha raggiunto il picco di 58.000 dollari. Il giorno dopo è sceso a 47.000 dollari, il livello della settimana precedente. Una volatilità che non è nuova: il prezzo del Bitcoin in dollari è sempre stato soggetto a forti oscillazioni.

Uno dei problemi principali per gli investitori è che il Bitcoin è impossibile da valutare. Non si tratta di un problema relativo al bene sottostante, ma al bene stesso. Non genera reddito. E, a differenza dell’oro, non ha una storia lunga durante la quale è stato in grado di costruirsi una reputazione ampiamente riconosciuta come riserva di valore alternativa. È poco negoziato, spesso associato a transazioni illecite e soggetto a forti oscillazioni.

Ed è esposto a rischi notevoli.

ATTIRARE L’ATTENZIONE IN MODO SBAGLIATO

Più il Bitcoin attira l’interesse speculativo degli investitori dilettanti, più probabilmente i regolatori che hanno il compito di proteggerli interverranno. Al suo recente picco, si stima che il valore totale di tutti i Bitcoin esistenti abbia raggiunto i 1000 miliardi di dollari. Sebbene non sia ancora considerato un potenziale rischio sistemico per il sistema finanziario, si tratta di un mercato abbastanza grande da attirare l’attenzione dei regolamentatori. Oltre a questo, le autorità legali si stanno già interessando al suo ruolo nella “black economy”. Nel frattempo, il mining di Bitcoin è altamente concentrato, soprattutto tra gli operatori cinesi.

Sebbene il grande fascino del Bitcoin sia il suo anonimato, c’è la possibilità che le autorità esistenti possano intaccare questo aspetto, qualora dovessero offrire qualcosa di simile. Janet Yellen ha notato di recente che, sebbene ci siano molti problemi da affrontare prima della creazione dei dollari digitali, il progetto “è assolutamente da prendere in considerazione”. Ha aggiunto che un “dollaro digitale potrebbe portare a pagamenti più rapidi, sicuri ed economici”. Un dollaro digitale che offrisse anche l’anonimato ai propri utenti sarebbe potenzialmente interessante, a seconda del tipo di garanzie che il governo sarebbe disposto a fornire.

“Più il Bitcoin attira l’interesse speculativo degli investitori dilettanti, più probabilmente i regolatori che hanno il compito di proteggerli interverranno”.

L’attrattiva principale per il Bitcoin rimarrebbe quindi la sua disponibilità limitata, con un tetto massimo di 21 milioni di unità. E ci vuole una potenza di calcolo ancora superiore per estrarre ogni ulteriore Bitcoin, rendendo questa valuta immune al tipo di deprezzamento delle valute tradizionali che molti dei suoi sostenitori temono.

Ma anche in questo caso il Bitcoin deve affrontare diversi rischi. Secondo una stima, il mining di Bitcoin richiede già più elettricità di quanta ne consumi l’Argentina. Il governo iraniano ha attribuito i blackout locali alle operazioni di mining di Bitcoin che consumano molta energia elettrica. Questo dà ai governi un altro motivo per adottare misure aggressive contro il Bitcoin.

La criptovaluta conquista regolarmente le prime pagine dei giornali e ha grande risonanza nelle chatroom su Internet. Ma è sempre più difficile che possa diventare un vero e proprio strumento di investimento, men che meno un sostituto del dollaro.

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