Altri tre settori chiave costituiscono la quarta e ultima parte della serie sulle potenziali trasformazioni dell’industria tedesca, basata sull’analisi dei ricercatori dell’Handelsblatt Research Institute (HRI). Si tratta delle biotecnologie e della farmaceutica, della mobilità del futuro e dell’industria dei semiconduttori. Tre ambiti distinti ma interconnessi che, grazie al contributo dell’intelligenza artificiale e della ricerca avanzata, possono contribuire a ridefinire il ruolo della Germania nell’economia globale.
L’ERA DELLA MEDICINA PERSONALIZZATA
Il settore delle biotecnologie e della farmaceutica è tra quelli che stanno vivendo una delle più profonde rivoluzioni grazie all’intelligenza artificiale. La promessa è ambiziosa: sviluppare terapie personalizzate, basate sul profilo genetico del singolo paziente, e accelerare lo sviluppo di farmaci innovativi. Anche in questo caso gli analisti dell’HRI si ispirano a un modello fuori dalla Germania, europeo ma ormai non più incasellabile nell’Ue. L’esempio di eccellenza è infatti rappresentato da Isomorphic Labs, start-up londinese nata come spin-off di DeepMind, consociata di Google. Il loro sistema di intelligenza artificiale AlphaFold, “capace di prevedere la struttura delle proteine con elevata precisione,” ha già ottenuto riconoscimenti globali, tra cui il Premio Nobel per la Chimica 2024 assegnato ai fondatori Demis Hassabis e John Jumper.
AlphaFold consente di “comprendere come i farmaci interagiscono con le proteine dell’organismo, aprendo la strada a cure più efficaci per patologie complesse come i tumori”. Colossi farmaceutici come Eli Lilly e Novartis hanno già avviato collaborazioni con Isomorphic, mentre il mercato ha risposto con entusiasmo: “la start-up ha raccolto 600 milioni di dollari nell’ultimo round di finanziamento”.
“La digitalizzazione della ricerca medica può ridurre drasticamente i tempi e i costi di sviluppo dei farmaci”, che attualmente “possono superare i dodici anni e i due miliardi di dollari per singolo prodotto”. Julia Hawkins, della società londinese Local Globe, vede in questa “convergenza tra scienze della vita e intelligenza artificiale” una delle maggiori opportunità per l’Europa. Non a caso, la sanità rappresenta circa il 12% del Pil, e la domanda di innovazione cresce con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche.
Tuttavia, “il vecchio continente sconta ancora un ritardo nella fase di commercializzazione e negli studi clinici rispetto agli Stati Uniti”, mentre la Cina avanza rapidamente, raggiungendo i livelli statunitensi per numero di brevetti. Nonostante la leadership europea nella ricerca di base, “la frammentazione limita la capacità di tradurre le scoperte scientifiche in prodotti industriali”. Il rafforzamento della cooperazione transatlantica, oggi ancora forte, “rimane vitale per mantenere competitività nel lungo periodo”.
LA SFIDA DELLA MOBILITÀ E I FRENI DI UNA REGOLAMENTAZIONE RIGIDA
La mobilità rappresenta un altro ambito cruciale per il futuro industriale della Germania. E questa volta lo sguardo dei ricercatori di Düsseldorf parte da casa: Hendrik Kramer, CEO della start-up bavarese Fernride, punta a rivoluzionare la logistica con i suoi camion semiautonomi, già operativi nel porto di Tallinn. Il sistema consente a un singolo operatore di supervisionare più veicoli, che si muovono in modo quasi completamente autonomo.
“Ma, sebbene l’Europa ospiti giganti del settore automobilistico, produttori di sensori come Infineon, e aziende leader nell’aerospazio e nel trasporto ferroviario, ha perso terreno a favore di Stati Uniti e Cina nell’ambito della mobilità autonoma”. Mentre i robotaxi di Waymo (Google) circolano già in diverse metropoli statunitensi, “l’Europa è ancora nella fase di test in ambienti controllati”. Anche nel campo delle batterie, “l’asse di potere si è spostato verso Asia e America”. Eppure, secondo l’HRI, l’Europa “conserva una posizione competitiva nello sviluppo di batterie, anche grazie agli ingenti investimenti di BMW, Mercedes, Volkswagen e Renault”.
L’intelligenza artificiale può accelerare l’evoluzione della guida autonoma e del trasporto ferroviario, migliorando l’efficienza delle infrastrutture esistenti. Ma se l’Europa eccelle nella ricerca, “è meno efficace nella sua implementazione pratica, frenata da una regolamentazione più rigida rispetto agli altri continenti”.
Una delle poche aree dove la Germania guida è quella dei camion autonomi, grazie a pionieri come Daimler Trucks, Traton e Fernride. Una tecnologia sempre più strategica in un contesto di carenza cronica di autisti, stimata in circa 70.000 unità solo in Germania.
SEMICONDUTTORI: LA CORSA PER L’AUTONOMIA STRATEGICA
“L’industria dei semiconduttori è diventata un asse portante della competitività economica globale”. Tuttavia, “nonostante le promesse di sovvenzioni pubbliche, l’Europa fatica ad attrarre grandi investimenti”. L’abbandono nello scorso anno da parte del gruppo statunitense Wolfspeed del progetto in Saarland ha posto maggiore attenzione sulle iniziative nazionali, come Black Semiconductor di Aachen. La start-up, che ha ricevuto oltre 250 milioni di euro in finanziamenti pubblici e privati, “lavora su una tecnologia rivoluzionaria per il trasferimento di dati tra chip attraverso la luce, utilizzando il grafene come materiale conduttore”.
Questa innovazione “rappresenta una nicchia cruciale per l’Europa”, che oggi produce meno del 10% dei semiconduttori mondiali, ma “eccelle in ambiti come i chip di potenza, i sensori e i microcontrollori”, fondamentali per auto elettriche e sistemi energetici. Secondo le stime, il mercato globale dei semiconduttori è destinato a crescere, trainato dalla domanda di AI e memorie ad alte prestazioni.
La dipendenza dell’Europa da forniture estere – in particolare da Taiwan e Corea del Sud – rappresenta un rischio strategico che diventa drammatico nell’attuale scenario geopolitico instabile. Il Chips Act europeo punta a raddoppiare la quota di produzione europea entro il 2030, con investimenti per 43 miliardi di euro – osservano i ricercatori del think tank dell’Handelsblatt – tuttavia, la Corte dei conti europea ha già definito questo obiettivo “irrealistico, a meno di un massiccio aumento della capacità produttiva”.
Secondo Marcin Hejka, ex dirigente Intel e ora cofondatore della società di venture capital OTB, citato dal quotidiano economico, “i semiconduttori rappresentano una priorità assoluta per l’indipendenza economica europea”. Ma “senza un rafforzamento della produzione interna, l’Europa rischia di diventare dipendente da attori esterni in settori strategici come la difesa, l’intelligenza artificiale e le telecomunicazioni”. Un rischio condiviso anche da Filip Dames, di Cherry Ventures, che invita l’Europa a “investire con decisione nei settori deep tech per non perdere la sfida con Stati Uniti e Cina”.
IL BIVIO DELL’INDUSTRIA TEDESCA
La Germania si trova oggi a un bivio cruciale. Le scelte che verranno fatte nei prossimi mesi e anni nei settori chiave del futuro enumerati nell’analisi dell’Handelsblatt Research Institute determineranno non solo la competitività economica, ma anche l’autonomia strategica del paese. Le basi scientifiche sono solide, i talenti non mancano, e gli investimenti cominciano ad arrivare. Ma “sarà la capacità di trasformare l’innovazione in valore industriale a fare la differenza”, conclude il rapporto.
(4. fine)







