Economia

Bcc, tutti i subbugli cooperativi in Cassa centrale banca (Ccb)

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La riforma, che ha portato alla nascita dell’ottavo gruppo nazionale, non placa gli animi all’interno del credito cooperativo. I problemi in Federcoop e il ruolo di Cassa centrale banca (Ccb)

Continuano ad essere agitate le acque nel mondo del credito cooperativo trentino. Protagonista, come raccontano le cronache locali del Nord-est, Marina Mattarei, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, già nota per la sua posizione critica nei confronti della riforma del credito cooperativo che ha portato alla nascita dell’ottavo gruppo bancario nazionale, Cassa Centrale Banca, ovvero l’istituto centrale delle banche popolari del Trentino con sede a Trento.

LA QUESTIONE DEL FONDO COMUNE

A creare scompiglio, secondo quanto riportato dal quotidiano L’Adige, è ora il Fondo Comune, la storica cassaforte del credito cooperativo trentino che ha un patrimonio di 115 milioni. L’obiettivo delle Casse rurali trentine è quello di pesare di più nel nuovo gruppo bancario nazionale e nella capogruppo Cassa Centrale, dove il Fondo è primo azionista con l’8,2% del capitale. Per far questo, però, occorre che escano dalla compagine sociale i 4 soci – sui 24 totali – che non sono rurali ovvero Cassa Centrale, Phoenix Informatica Bancaria, Federazione delle Bcc del Friuli e Federazione Trentina della Cooperazione.

Sull’operazione manca però il consenso di Marina Mattarei, presidente Federcoop, da sempre critica sulla riforma del credito cooperativo come altri esponenti delle Rurali trentine e come il presidente della Cassa di Rovereto, Geremia Gios. Secondo L’Adige Mattarei “riconosce che un gruppo bancario nazionale, l’ottavo in Italia, con la testa a Trento, è un successo del credito cooperativo locale. Ma prosegue nella sua battaglia per dare rilievo alla mutualità, all’autonomia e alle radici territoriali, messe a rischio, secondo i critici, dall’accentramento nei gruppi”. In quest’ottica si leggono la sua partecipazione all’assemblea della Cassa Rurale di Rovereto, dove era presente il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, anch’egli critico con la riforma delle Bcc, e la sua assenza invece all’assemblea di Cassa Centrale, la prima da capogruppo, a Milano.

I MALUMORI E IL DISSENSO PER LA GESTIONE MATTAREI

Anche all’interno di Federcoop i malumori crescono. Secondo il Corriere del Trentino l’80% del consiglio d’amministrazione è contro la presidente, eletta nel 2018, che durante l’assemblea dell’8 giugno scorso si è “scagliata pesantemente contro Cassa centrale banca, incarnazione della ‘finanza’ e del ‘lucro’, lontana dal dettato di Raiffeisen”. Nei loro interventi, ha raccontato il giornale locale, i soci hanno auspicato un ritorno a uno spirito di fratellanza e una composizione della conflittualità all’interno del board.

L’unica voce apertamente critica pare però che sia stata quella di Marina Castaldo, attuale consigliere ed ex vicepresidente di Federcoop, che ha elencato le “storture di questo anno di passione” e ha puntato il dito contro il piano strategico “di cui non sappiamo nulla”. “Dichiari che dobbiamo guardare avanti – ha detto Castaldo a Mattarei -, che c’è tanto da fare: condivido. Ma lo vuoi fare con noi o vuoi continuare da sola?”. E ancora: “Hai creato un solco profondo fra la Federazione e Ccb che è il gruppo bancario di riferimento per tutte le nostre Rurali” non partecipando all’assemblea e non chiedendo “al vice vicario di rappresentarti”. La risposta di Mattarei? “La presidente ha chiuso l’assise privata, facendo arrabbiare la maggioranza in consiglio”. E del tema governance la presidente non ha parlato neppure durante la parte pubblica dell’assemblea.

IL CONTROLLO DELLA CAPOGRUPPO

Intanto emerge un tema tecnico ma molto rilevante per il credito cooperativo trentino, ovvero chi debba controllare la capogruppo Cassa Centrale Banca. Al momento, spiega il Trentino, Ccb resta in capo al ministero dello Sviluppo economico che però non ha ancora pubblicato il decreto con cui certifica la propria competenza o un’eventuale delega ad altro soggetto. Sul decreto che doveva essere emanato entro il 31 marzo scorso e su chi sarà affidato il controllo governativo delle capogruppo, nonché sul ruolo che queste dovranno avere, si rinvia all’articolo di Marco Bindelli pubblicato qui su StartMag.

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