Economia

Bcc, tutti gli effetti distorsivi con la semplificazione per le banche minori

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L’intervento Marco Bindelli, vice presidente e consigliere delegato  ai rapporti con il Credito Cooperativo e le Capogruppo  del Banco Marchigiano – Credito Cooperativo

Dal 17 luglio 2019 sono in vigore le nuove modalità con le quali la Banca d’Italia dà attuazione agli atti non vincolanti delle Autorità europee di vigilanza (Eba, Esma ed Eiopa) per le banche da essa vigilate, ossia per le c.d. Less significant institution (Lsi) dette anche Banche minori (Bm). Questi atti non vincolanti delle Autorità europee di vigilanza sono definiti Orientamenti e Raccomandazioni.

La Comunicazione di Bankitalia, dopo aver ribadito che  il sistema normativo è divenuto sempre più complesso ed articolato per assicurare l’armonizzazione della regolamentazione bancaria e delle prassi di vigilanza nell’Unione europea (Ue) e che gli Orientamenti e le Raccomandazioni svolgono un’importante funzione per garantire l’applicazione uniforme del diritto bancario e delle prassi di vigilanza omogenee nell’Ue, prevede nuove modalità di attuazione con le quali l’Organo di vigilanza nazionale distingue Orientamenti e Raccomandazioni in (a) atti aventi natura normativa e (b) orientamenti di vigilanza, dove i primi rappresentano disposizioni vincolanti per le banche mentre i secondi esprimono indicazioni non vincolanti.

COSA CAMBIA PER LE BANCHE MINORI

In altre parole, la recente Comunicazione di Banca d’Italia, dopo aver ricordato l’omogeneità della regolamentazione bancaria e della supervisione europea, ha inteso, coerentemente a quanto avviene per le altre autorità di vigilanza dell’Ue, semplificare per le Bm le modalità con cui dare attuazione agli Orientamenti e Raccomandazioni provenienti dalle Autorità europee di vigilanza distinguendo tra atti vincolanti (definiti atti aventi natura normativa) ed orientamenti di vigilanza non vincolanti che consentiranno alle Lsi di utilizzare modalità diverse da quelle indicate da Bankitalia purché dimostrino di soddisfare le previsioni di legge o regolamentari ad esse applicabili.

Le Bm vigilate da Palazzo Koch potranno cioè non seguire gli orientamenti di vigilanza emanati con l’accortezza che, all’occorrenza, siano in grado di dimostrare a Bankitalia che le modalità adottate soddisfano comunque quanto richiesto dalla disposizione di legge o regolamentare.

LA NON PROPORZIONALITÀ DELLA REGOLAMENTAZIONE E DELLA SUPERVISIONE

Importanti esponenti di banche medio-piccole (vds. l’intervista al Direttore generale di Igea Banca, Francesco Maiolini, pubblicata il 25 maggio scorso da “Il Foglio”) ed illustri accademici come Giuseppe G. Santorsola, Pietro Alessandrini e soprattutto Rainer Masera hanno evidenziato la necessità di una concreta applicazione del principio di proporzionalità nella regolamentazione bancaria europea per eliminare quelle distorsioni che avvantaggiano le grandi banche e mettono in difficoltà quelle più piccole.

È stato anche dimostrato, in particolare da Masera nel suo recente libro (Community Banks e banche del territorio: si può colmare lo iato sui due lati dell’Atlantico?, Ed. Ecra, febbraio 2019), come in Europa negli ultimi 30 anni le piccole banche locali siano state penalizzate sotto il profilo competitivo per effetto delle diseconomie di compliance prodotte dalla crescente e sempre più asfissiante ed uniforme regolamentazione bancaria e come, per contro, a differenza di quanto accaduto in Italia, Paesi come Stati Uniti e Germania, caratterizzati dalla presenza di molte grandi industrie, abbiano ben compreso l’importanza di avere piccole banche territoriali efficienti e si siano attivati per non penalizzarle. Anche in Giappone, Brasile e Svizzera il legislatore ha adottato una regolamentazione differente per le Bm.

La Comunicazione della Banca d’Italia del 17 luglio 2019, pur non risolvendo alla fonte il problema della concreta applicazione del principio di proporzionalità della regolamentazione bancaria europea, che richiederebbe norme prudenziali più semplici, adeguate, proporzionate e coerenti con il modello di business delle Bm, è sicuramente salutata con favore dalle Lsi che, in particolari occasioni, potranno usufruire della possibilità di non applicare suggerimenti e raccomandazioni concepiti e scritti per banche di grande o grandissima dimensione.

AUMENTANO I PARADOSSI PER LE BCC

Ancor prima della costituzione dei Gbc, per effetto dei vincoli normativi (territoriali e funzionali) che caratterizzano le cooperative a mutualità prevalente, le Bcc erano più svantaggiate (rispetto alle altre Bm, come le piccole banche popolari o le piccole banche SpA) dalla regolamentazione bancaria omogenea e dalla prassi di vigilanza uniforme.

Qui su StartMag è riportato un estratto dell’intervento pubblicato il 12 giugno scorso da Il Fatto Quotidiano ed in parte ripreso il 24 giugno da “la Repubblica”, con il quale si evidenziava il paradosso di considerare Significant institution (Si) le Bcc che hanno obbligatoriamente aderito ai due neocostituiti Gbc riconosciuti Si per le loro dimensioni. In esso veniva in particolare rimarcato come, attribuendo la qualifica di Si alle 227 Bcc confluite nei due Gbc facenti capo ad Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca, il numero delle banche italiane direttamente vigilate dalla Banca centrale europea (Bce) rappresenti quasi il 60% del totale, contro l’1% di Si della Germania. Letta al contrario si può affermare che ora in Italia, Paese contrassegnato dal maggiore numero in Europa di Pmi e micro imprese artigiane che generano circa l’80% dell’occupazione totale, solo il 40% delle banche è considerato Lsi ed è vigilato direttamente dalla Banca d’Italia, mentre in Germania, Paese caratterizzato da imprese medio-grandi, il 99% delle banche sono considerate Lsi, e non sono pertanto sottoposte alla vigilanza della Bce.

Anche se al momento sembra posticipata l’applicazione dell’Asset quality review (Aqr), ossia il processo di revisione degli attivi patrimoniali imposto dalla Bce alle grandi banche per la valutazione del merito creditizio delle grandi aziende multinazionali (che ovviamente penalizza principalmente le Bcc, dal momento che riduce notevolmente la possibilità di erogare credito alle micro imprese meritevoli), è evidente che la Comunicazione di Bankitalia del 17 luglio scorso, non potendosi applicare a quelle che hanno obbligatoriamente aderito ai due Gbc, amplifica l’effetto concorrenziale distorsivo a danno delle stesse Bcc e rende ancora più arduo conciliare le due direttrici di marcia indicate dal Governatore di Bankitalia nelle Considerazioni finali del 31 maggio scorso e che ribadiscono il focus della riforma delle Bcc: rafforzare la solidità e mantenere la natura mutualistica delle Bcc e nel contempo conciliare i benefici della vicinanza e della conoscenza che le singole banche hanno nei confronti delle imprese dei territori con l’efficace sfruttamento di sinergie di costo.

QUALI PROSPETTIVE PER LE BCC

Le impegnative sfide che attendono le Bcc sono state compiutamente tratteggiate e classificate dal Direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, in un intervento pubblicato su Repubblica del 15 luglio 2019 e si riferiscono a:

  1. Le norme europee;
  2. La coerente ed equilibrata attuazione della riforma delle Bcc del 2016 e migliorata nel 2018;
  3. Il modello di vigilanza;
  4. Il fronte digitale e
  5. La finanza inclusiva e sostenibile.

Alle Bcc, che chiedono semplicemente di poter competere sul mercato ad armi pari e che si sono sempre fatte carico dei problemi del credito cooperativo senza chiedere un euro allo Stato (contribuendo, peraltro, anche alla risoluzione di alcune banche popolari e banche spa), resta solo da capire chi dovrà sostenere queste sfide, e sperare che lo faccia. Infatti, a mero titolo indicativo:

  • Federcasse, che pare avere ben chiara la situazione, dovrebbe modificare celermente il proprio statuto sociale per riuscire a raccogliere tutte le Bcc in unica associazione in grado di rappresentare sia le banche affiliate ai due Gbc che le Raiffeisenkassen che stanno costituendo il proprio Ips (Institutional protection scheme) e far sentire la propria voce sia a Francoforte che a Bruxelles;
  • Le due capogruppo dei Gbc, le quali sembrano non aver ancora compreso quale sia il loro ruolo e la loro funzione, tant’è che sono state sollecitate dall’Organo di vigilanza per ben tre volte in appena due mesi ad agire adeguatamente e tempestivamente, dovrebbero promuovere l’efficienza e la competitività delle Bcc affiliate e far comprendere alla Bce l’originalità e le peculiarità dei Gbc;
  • L’Autorità di vigilanza nazionale, che parrebbe aver ben compreso l’importanza di una regolamentazione bancaria ed una supervisione proporzionata alla dimensione bancaria, pur non avendo il potere di incidere direttamente sulle Bcc, potrebbe contribuire a far comprendere alle Autorità ed ai Regolatori europei l’originalità e le peculiarità dei Gbc (anche in considerazione del forte contributo apportato dalla Banca d’Italia alla stesura definitiva dell’originaria legge di riforma del 2016);
  • L’Antitrust, che dovrebbe rilevare i gravi effetti distorsivi in termini competitivi realizzati con la partenza dei Gbc a danno delle Bcc (già penalizzate in precedenza nei confronti delle grandi banche e delle piccole banche popolari o banche spa ed ancor più oggi svantaggiate nei confronti delle Lsi) e pronunciarsi sull’argomento;
  • Il Ministero dello sviluppo economico (Mise), dovrebbe emanare il decreto (la cui scadenza era fissata al 31 marzo scorso) che disciplina i controlli finalizzati a verificare che l’esercizio del ruolo e delle funzioni delle capogruppo risultino coerenti con le finalità mutualistiche delle Bcc. A tale proposito proprio ieri, 18 luglio, il senatore della Lega Alberto Bagnai ha chiesto al ministro Di Maio, tramite una interrogazione parlamentare, di illustrare lo stato dell’arte del citato decreto. Dalla risposta del risposta del ministro Fraccaro intervenuto per conto di Luigi Di Maio sembrerebbe che il Mise stia ultimando la redazione dello schema di decreto in argomento (ai fini della sua trasmissione al Ministero dell’economia e delle finanze nonché alla Banca d’Italia) e che, nei prossimi giorni, dovrebbe essere sottoposto alla firma di Di Maio. Sempre dalla risposta alla interrogazione sembrerebbe, inoltre, che l’intero governo stia mostrando estrema sensibilità alle istanze del credito cooperativo e, in particolare, al decreto in oggetto, che appare fondamentale per garantire la natura mutualistica del credito cooperativo;
  • Il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) potrebbe emanare il proprio decreto ai sensi del comma 7, lett. A, dell’art. 37-bis del Testo unico bancario (Tub) con il quale fissa il numero minimo delle Bcc appartenenti ad un Gbc al fine di scoraggiare eccessive aggregazioni che potrebbero snaturare la natura mutualistica del credito cooperativo (peraltro sarebbe paradossale immaginare di avere un Gbc nazionale composto da sole 50/60 Bcc a fronte delle circa 40 Raiffeisenkassen operanti nella provincia di Bolzano che potrebbero costituire un gruppo provinciale e che al momento hanno optato per l’Ips). Inoltre, il Mef dovrebbe emanare il decreto atteso dai tempi del ministro Padoan che fissa requisiti e criteri degli esponenti bancari proporzionati alla dimensione degli intermediari creditizi;
  • Infine, il Governo italiano e l’attuale maggioranza parlamentare, anche se hanno già molto contribuito al miglioramento dell’attuale legge di riforma, potrebbero apportare ulteriori modifiche normative nell’interesse del credito cooperativo e coadiuvare gli altri enti/istituzioni nell’azione che necessariamente dovrà essere condotta in ambito Europeo. A tal proposito, sempre nella risposta alla interrogazione parlamentare di ieri, nella propria replica Bagnai, dopo aver apprezzato la risposta del ministro Fraccaro e la capacità della Germania di tutelare le proprie banche territoriali (meno apprezzata, con riferimento al caso Deutsche Bank, quella di saper alterare le regole a proprio vantaggio), sembrerebbe prevedere la necessità di ulteriori interventi correttivi ad una riforma che definisce “nata zoppa”.

Nonostante l’avanzare dei dubbi circa la tenuta del governo, gli eventi dell’ultima ora fanno ben sperare. Anche perché pare assodato che, in assenza di tempestivi ed adeguati interventi, non sarà facile per il credito cooperativo guardare al futuro con rinnovata fiducia.

 

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