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La verità sulle Bcc. Report Bocconi

Contratto Nazionale Bcc

Cosa dice lo studio della Bocconi sulle Bcc (Banche di credito cooperativo), sottoposte a una regolazione bancaria sfavorevole. L’intervento di Marco Bindelli, vice presidente del Banco Marchigiano e consigliere delegato ai rapporti con il credito cooperativo e le capogruppo (Gruppo Ccb)

 

La teoria della maggiore redditività ed efficienza correlata alla grande dimensione bancaria, sostenuta sia dalla Banca d’Italia che dalla Banca Centrale Europea e perseguita (erroneamente) persino da alcuni esponenti del credito cooperativo (forse più per compiacere alle Autorità di vigilanza), è oramai fallita. Lo dicono i numeri di bilancio registrati negli ultimi anni dall’industria bancaria italiana ed alcuni studi specialistici: di Marco Sepe sulla “dimensione bancaria” presentato in un recente convegno sulla “Supervisione finanziaria” (Capri 17 giugno 2022) e le ricercatrici Brunella Bruno e Immacolata Marino della Bocconi, quest’ultimo studio anticipato ieri da Luca Davi su “Il Sole 24 Ore”.

Come si è avuto modo di dire più volte, in particolare qui su Startmag, la discriminante per ottenere maggiore redditività ed efficienza in un’azienda di credito, in particolare in una Banca di credito cooperativo (Bcc), non è la ricerca di maggiori economie di scala ma, come per qualsiasi altra impresa, la conoscenza e l’adozione dei corretti criteri di tecnica industriale e aziendale (strategie e obiettivi, analisi di mercato e concorrenziale, modelli e processi organizzativi, meccanismi operativi e distributivi, tecnologie, prodotti e servizi, efficienza, efficacia e competitività, marketing, controllo di gestione, ecc.), oltre al possesso in capo agli amministratori dei requisiti di onorabilità, professionalità e competenza, che assumono particolare rilievo proprio nelle banche.

Ora, a dimostrazione di quanto costantemente sostenuto, lo studio di Marco Sepe dimostra che le banche di grandi dimensioni non sempre presentano caratteristiche di efficienza e resilienza maggiori rispetto a quelle medio-piccole, laddove lo studio della Bocconi certifica che il risultato reddituale ed il Cost income (l’indice che esprime l’efficienza di un’azienda) non sono legati alla dimensione della banca e che performance soddisfacenti e sostenibili si ritrovano esattamente in ogni classe dimensionale esaminata. In altre parole, come sempre accaduto per le Bcc, si possono riscontrare banche sane anche tra quelle di minore dimensione ovvero banche in difficoltà che rientrano nella categoria di quelle aventi maggiore dimensione.

Nel caso specifico delle Bcc, le quali peraltro hanno superato brillantemente sia l’esame Aqr (Asset quality review) imposto dalla Banca Centrale Europea sia quello degli ultimi bilanci della pandemia (chiusi con ottimi risultati), le conclusioni cui sono pervenuti i due citati studi risultano addirittura amplificati ove si consideri l’effetto penalizzante svolto dalla vigente regolamentazione di settore, che caratterizza, in particolare, le Bcc aderenti ai due Gruppi bancari cooperativi.

In generale, come ricordato in questo magazine, “la vigilanza e la regolamentazione bancaria, italiana ed europea, proseguono nell’agevolare le concentrazioni bancarie ed i grandi gruppi bancari, dimostrando scarso interesse per le piccole banche e, in particolare, per le Bcc, le quali restano equiparate ai grandi colossi bancari nonostante le autorità americane abbiano invece capito da tempo l’importanza di valorizzare le c.d. community banks” (Rainer Masera e Marco Onado).

Facile quindi immaginare quali potrebbero essere i risultati raggiungibili anche dalle piccole Bcc, specie ora che hanno messo in garanzia l’intero sistema operando all’interno dei Gruppi bancari cooperativi, se solo potessero esercitare la propria funzione creditizia in condizioni normative non penalizzanti (o quanto meno non agevolative nei confronti della grande dimensione bancaria), ossia, in altre parole, se fosse data attuazione, anche solo parzialmente, al tanto decantato principio di proporzionalità normativa (di fatto mai attuato).

Peraltro, questa non curanza, da parte del regolatore bancario, delle piccole e medie banche e delle Bcc in particolare, oltre a produrre effetti distorsivi nel mercato del credito e ad apparire in contrasto con il processo di de-globalizzazione che sembra intravedersi all’orizzonte, non è in linea con il dettato dell’art. 45 della Costituzione che tutela la cooperazione e che, dunque, si pone anche a fondamento della salvaguardia delle banche cooperative.

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