Economia

Bcc, Iccrea e Cassa Centrale, cosa ha detto Visco (Bankitalia) nella relazione annuale

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Bcc

Le parole di Visco sulle Bcc nella relazione annuale della Banca d’Italia. L’intervento di Marco Bindelli, vice presidente e consigliere delegato ai rapporti con il Credito Cooperativo e le capogruppo del Banco Marchigiano-Credito Cooperativo (Gruppo Ccb)

Dopo essere intervenuto per ben quattro volte nel corso dell’ultimo anno per sollecitare Iccrea e Cassa Centrale, le capogruppo dei Gruppi bancari cooperativi (Gbc), ad assolvere correttamente il loro ruolo e la loro funzione (si veda qui su Start), attività che peraltro è ancora in attesa di essere disciplinata con decreto del Mise (Ministero dello sviluppo economico), il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è tornato nuovamente a parlare delle Banche di credito cooperativo (Bcc) e delle due capogruppo.

Questa volta, tuttavia, Visco sembra intenzionato a voler mettere una pietra sulla diffusa preoccupazione di un ampio comparto del credito cooperativo di dover subire il paradossale inquadramento tra le banche significant per il solo fatto di aver aderito a gruppi di grandi dimensioni.

L’intervento appare poco convincente per gli appartenenti alla categoria.

LE PAROLE DI VISCO

Queste le testuali parole del rappresentante dell’Autorità di vigilanza italiana contenute nelle Considerazioni finali al centoventiseiesimo esercizio della Banca d’Italia:

“I gruppi di banche di credito cooperativo (Bcc), formatisi da poco meno di un anno, possono oggi fronteggiare la sfida della recessione beneficiando dei vantaggi dell’integrazione. La capacità di ricorrere al mercato dei capitali è oggi essenziale; passi indietro rispetto a quanto già realizzato costituirebbero un regresso grave e costoso. La vicinanza al territorio e lo spirito cooperativo non fanno venir meno la necessità di una governance forte e di vertici aziendali ben preparati, sia presso le capogruppo sia nelle Bcc aderenti. La redditività deve essere tale da garantire una patrimonializzazione adeguata, precondizione per lo svolgimento del ruolo mutualistico.”

I BENEFICI DELL’INTEGRAZIONE O DEL GRUPPO?

Fino ad oggi le Bcc, soggetti di prossimità che operano nei propri territori a stretto contatto con artigiani, Pmi e famiglie colpite dallo stop imposto dal Coronavirus, hanno fatto fatica a percepire i vantaggi dell’appartenenza ad un gruppo. Per converso, esse lamentano la mancata possibilità di ritornare nell’alveo che a loro compete per definizione (ossia essere considerate less significant con tutto quelle che ne consegue in termini di regolamentazione e di vigilanza) a fronte dei presunti vantaggi dell’integrazione, dovendo invece subire l’imposizione di una linea decisionale delle capogruppo orientata a vanificare la loro autonomia gestionale.

A ciò si aggiunga che l’integrazione, cui fa riferimento il Governatore Visco, è pienamente configurabile non solo nell’ipotesi di appartenenza ad un gruppo ma anche in quella di adesione ad  un IPS (Institutional Protection Scheme), esattamente a quanto è dato riscontrare con riguardo alle Bcc della provincia di Bolzano (le Raiffeseinkasse) che, avendo abbandonato la formula del Gbc, si stanno integrando proprio in un sistema di garanzia istituzionale (IPS).

Le parole del Governatore non chiariscono se Egli abbia inteso far riferimento ai benefici di un qualsivoglia tipo di integrazione o piuttosto solo a quella che si realizza attraverso il Gbc.

IL RICORSO AL MERCATO E I COSTI DI UNA EVENTUALE MODIFICA DELLA RIFORMA

A meno che Visco non abbia in mente una sorta di omologazione delle Bcc aderenti ad un Gbc alle banche lucrative, ma in tal caso sarebbe ravvisabile una contraddizione, oltre che con le disposizioni della legge di riforma e della Carta Costituzionale, con il richiamo che fa subito dopo alla vicinanza al territorio e allo spirito cooperativo e soprattutto con i richiami da Lui fatti in altre occasioni alle capogruppo circa il corretto assolvimento del proprio ruolo e funzione nel rispetto dei principi cooperativi e mutualistici, non è chiaro il monito indirizzato alle banche cooperative contenuto nella parte centrale del suo intervento. Non si comprende, cioè, la ragione per cui le Bcc (che sono enti creditizi a mutualità prevalente, esattamente come le Raiffeisenkasse della provincia di Bolzano) abbiano necessità di ricorrere al mercato (ricorso peraltro già previsto per la capogruppo in caso di eventuale difficoltà), né le ragioni per cui l’accettazione della modifica di quanto già realizzato con la riforma costituirebbe un regresso grave e costoso. Ed eventualmente costoso per chi?  Non certo per le Bcc e le PMI che potrebbero solo avvantaggiarsi svincolandosi dall’essere considerate significant.

Banca d’Italia, così come le Autorità governative e parlamentari, sanno bene, non fosse altro perché chi scrive ha trasmesso, dapprima alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche e, da ultimo, al presidente del Consiglio dei ministri e per conoscenza proprio al Governatore di Bankitalia, missive con le quali viene spiegato come il ritorno agli enti less significant possa avvenire sia restando nell’ambito dei Gbc (eliminando quei vincoli che impongono la redazione del bilancio consolidato e che attribuiscono maggiore autonomia alle Bcc sane e virtuose) sia trasformando gli attuali Gbc in IPS, al pari di quanto concesso alle Bcc della provincia di Bolzano.

Oppure se proprio dovessero sussistere dogmi, al momento inspiegabili, che impediscono la modifica dell’attuale struttura di riforma, si potrebbero suddividere gli attuali Gbc in aggregati più piccoli che impedirebbero di considerare significant le Bcc ad essi aderenti.

Si tratta semplicemente di applicare il principio di proporzionalità regolamentare e di vigilanza, ossia di eliminare quegli elementi discriminatori che avvantaggiano le grandi banche e danneggiano le Bcc trattate alla stregua dei colossi bancari europei per effetto della loro classificazione significant. In questo senso si è ampiamente espresso il prof. Rainer Massera nel libro Community Banks e banche del territorio: si può colmare lo iato sui due lati dell’Atlantico? (Ecra, febbraio 2019) qui citato e di cui si rammenta la totale condivisione dello stesso Visco, il quale, nella prefazione del libro, così si esprimeva: “Le pagine che seguono argomentano, con ricchezza di dati e di riferimenti alla letteratura, in favore del principio di proporzionalità nell’applicazione della regolamentazione bancaria in Europa. In Particolare, il modello proposto è quello adottato negli Stati Uniti secondo il quale le banche sono raggruppate in classi e la severità dei vincoli regolamentari è direttamente proporzionale alla dimensione. In questo modo si eviterebbe che gli oneri necessari per adempiere agli obblighi posti dalla normativa (“le diseconomie di compliance a regole sempre più complesse”), molti dei quali hanno natura di costi fissi, producano un vantaggio, date le economie di scala, per le banche più grandi a scapito di quelle minori”.

LA GOVERNANCE DELLE BCC E DELLE CAPOGRUPPO

Ha perfettamente ragione il Governatore nel richiedere una governance forte e vertici aziendali ben preparati per le Bcc aderenti ai Gbc e (soprattutto) per le capogruppo.

È pur vero tuttavia che non sempre possono effettuarsi generalizzazioni dal momento che a volte, con la scusa che il famoso decreto del Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) atteso sin dai tempi del ministro Padoan non è stato ancora emanato, è capitato di imbattersi in governance di Bcc più qualificate ed affidabili di quelle registrate in alcune banche lucrative.

Quello che invece sarebbe auspicabile da parte dell’Autorità di vigilanza è un intervento diretto sulle capogruppo, valutando con i qualificati mezzi tecnici di cui essa dispone, se la loro linea comportamentale sia effettivamente rispondente  alla corretta attività ad esse imposta dalla normativa vigente, per affermare la quale, in molteplici occasioni, lo stesso Visco è intervenuto pubblicamente.

LA REDDITIVITÀ DELLE BCC

Opportuna, infine, la necessità di ribadire periodicamente la necessità di una redditività adeguata al fine di garantire una patrimonializzazione coerente con lo svolgimento del ruolo mutualistico che, ovviamente, presuppone un differente concetto di redditività rispetto a quello richiesto alle banche lucrative.

A tal proposito alquanto proficuo si rivelerebbe un intervento delle Autorità di vigilanza presso le capogruppo dei Gbc per specificare che le finalità mutualistiche e cooperative del gruppo dovrebbero comportare la concentrazione degli utili presso le Bcc e non presso la capogruppo. Tale corretta allocazione reddituale terrebbe anche conto del fatto che quest’ultima non corre nemmeno il rischio di credito che resta a diretto carico delle Bcc operanti nei propri territori.

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