Economia

Bcc, ecco la bomba contabile sotto i bilanci di Iccrea, Cassa centrale e Raiffeisen che Lega e M5S vogliono disinnescare

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Che cosa temono le capogruppo delle Banche di credito cooperativo e come si muove la maggioranza di governo per evitare effetti negativi alle Bcc. Fatti, numeri, indiscrezioni, commenti e scenari

 

Le Bcc premono per sventare il pericolo. La politica è sensibile e vuole evitare una catastrofe per le capogruppo delle banche cooperative. Il Tesoro pensa e studia una soluzione tecnica. Bankitalia mugugna per una disparità di trattamento fra banche.

Il casus belli è una bomba: una bomba contabile che può minare il primo bilancio delle costituende capogruppo delle Bcc: Iccrea, Cassa centrale banca e Raiffeisen.

Una bomba – secondo stime divulgate ieri dal Fatto Quotidiano – da circa 2,5 miliardi di euro.

La riforma, varata per decreto dal governo Renzi a inizio 2016 sotto dettatura di Banca d’Italia, imponeva a tutte le circa 300 vecchie casse rurali di entrare in una holding, strutturata in società per azioni, con almeno un miliardo di euro di capitale.

Quando nel 2019 scriveranno il primo bilancio, le holding dovranno obbligatoriamente registrare tutti gli attivi (a partire dai titoli di Stato italiani) al “valore di mercato” anziché a quello di carico usato nei bilanci delle controllate.

Questo vuol dire che i Btp a bilancio delle Bcc andranno conteggiati al loro valore attuale – risentendo dunque dell’effetto spread – e lo stesso potrebbe accadere coi crediti deteriorati e “deteriorandi”.

Tra Tesoro e Bankitalia – secondo il Fatto – circolano previsioni sulle svalutazioni per il sistema del credito cooperativo pari a circa due miliardi e mezzo di euro.

Per questo governo e Parlamento – secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine – puntano a sventare questa eventualità, respingendo nuovamente gli emendamenti sui Principi contabili nazionali (Pcn) per sterilizzare gli effetti dello spread sul bilancio consolidato e restando nell’ambito dei principi contabili internazionali.

Per passare ai Pcn – sottolinea a Start Magazine il commercialista Marco Bindelli, esponente del mondo cooperativo – “il problema non è l’assenza di un principio contabile nazionale che disciplini la fase transitoria ma la condivisione della Vigilanza della Banca d’Italia: se il problema è solo quello dei Titoli di Stato, il nodo si può sciogliere anche restando negli IAS/IFRS“.

Ciò non toglie – mugugna un banchiere del mondo cooperativo che chiede l’anonimato – “che in ambito bancario (specie cooperativo) si perseguano sempre le vie più agevoli per le Autorità di vigilanza e quelle più complicate per le Bcc”.

L’Istituto centrale governato da Ignazio Visco preferirebbe – secondo rumors finanziari – che tutte le banche italiane e le capogruppo redigessero il bilancio con i medesimi principi, specie se la sterilizzazione può essere perseguita anche restando nell’ambito dei principi internazionali

Alla Banca d’Italia, in sostanza, come si dice anche in ambienti della maggioranza di governo, si auspica che tutte le banche redigano il bilancio allo stesso modo.

Anche perché – come evidenziato da un’analisi di Bindelli – cambiare i principi contabili significherebbe (implicitamente) aver sbagliato la scelta fatta dal legislatore nel 2005 (che la Banca d’Italia suggerì).

Il Parlamento oggi si è mosso con un emendamento. Il leghista Paolo Tosato e il pentastellato Gianmauro Dell’Olio hanno presentato al Senato un emendamento che disapplica per le capogruppo dei Gruppi Bancari Cooperativi i principi contabili internazionali, imposti in Italia a tutti gli enti creditizi dal D.Lgs. 38/2005.

Secondo questi principi, con la creazione del gruppo la continuità aziendale delle aderenti si interrompe, e quindi i loro attivi devono essere valutati al valore di mercato (fair value) nel bilancio consolidato del gruppo.

“Con l’emendamento presentato oggi dai relatori Dell’Olio (M5S) e Tosato (Lega) si rimedia a una grave falla nella riforma del credito cooperativo, riforma fortissimamente voluta dal Pd. In assenza di interventi sarebbe emersa una perdita di circa 2,6 miliardi nei primi bilanci consolidati delle due societa’ capogruppo”, ha commentato il presidente della commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai, sull’emendamento alla manovra dei relatori depositato in Commissione Bilancio del Senato.

L’economista Bagnai ha bacchettato Banca d’Italia, Bce e società di consulenza. Ecco come: “Questo intervento conferma la volontà politica dell’attuale maggioranza di non interferire con il processo di creazione dei gruppi, ma avvalora la richiesta fatta a suo tempo dalla Lega di una moratoria per approfondire tutte le implicazioni della riforma, e l’impegno del ministro Fraccaro sul fronte del cosiddetto ‘scudo antispread’. E’ sorprendente e anche un po’ preoccupante che un ‘buco’ di questa entità sia emerso a venti giorni dall’entrata in vigore della riforma, considerando che questa e’ passata per il duplice vaglio della vigilanza nazionale e sovranazionale, e che le capogruppo hanno fatto consistenti investimenti in consulenze da parte di prestigiose società internazionali. Abbiamo chiesto a tutte la autorità coinvolte, a partire dalla vigilanza, di esercitare la massima attenzione affinché episodi simili non si ripresentino”, ha aggiunto.

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