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Bankitalia, i diamanti, Bertini e i lacché

Diamanti Bankitalia

Tutte le ultime novità sul caso del funzionario della Banca d’Italia, Carlo Bertini, sospeso dal servizio e dalla retribuzione per 12 mesi

 

Il 20 dicembre è stato notificato alla Falbi, in quanto sindacato che ha affiancato il funzionato di Bankitalia, Carlo Bertini, in Commissione di Disciplina, il provvedimento adottato dal Consiglio Superiore dell’istituto centrale governato da Ignazio Visco nella seduta dello scorso 17 dicembre.

La sanzione comminata a Bertini è quella della sospensione dal servizio e dalla retribuzione, per una durata di dodici mesi.

“Continuiamo a credere nel ruolo dialettico e, se necessario, di contrapposizione del Sindacato e siamo altresì convinti che la Banca e soprattutto la categoria non abbiano bisogno di una schiera di lacchè”, ha scritto la Falbi nel suo comunicato.

“Alla fine a pagare per la vicenda in Bankitalia è solo Bertini”, ha commentato il Fatto Quotidiano.

Ma la vicenda della vendita di diamanti da parte delle banche e di come Bankitalia ha vigilato avrà presto eco anche in Parlamento.

A chiedere lumi all’Istituto centrale governato da Ignazio Visco, e per tutelare Bertini, sono giunte – come raccontato da Startmag – le parole di esponenti del Movimento 5 Stelle, della Lega e di Fratelli d’Italia.

La Commissione di inchiesta sulle banche, presieduta da Carla Ruocco, dovrebbe sentire direttamente il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il prossimo 20 gennaio, dopo che la settimana scorsa li programma Report, trasmesso da Rai3, ha fatto emergere, spiega Ruocco, “profili inquietanti relativamente alla vicenda della vendita di diamanti ai propri clienti da parte dei maggiori istituti di credito operanti sul territorio nazionale”. La presidente intende proporre “un approfondimento su una questione che, se venisse confermata, getterebbe pesanti ombre sul rapporto di fiducia che deve intercorrere tra banche e clientela. I risparmiatori, entrando in banca, devono sentirsi al sicuro”, spiega Ruocco.

Dal canto suo, Bankitalia, nella sua comunicazione successiva alla trasmissione, ha spiegato “di aver esercitato specifiche azioni di moral suasion nei confronti delle singole banche coinvolte. Sulla base della richiesta di informazioni della Vigilanza, gli intermediari hanno comunicato l’avvio di iniziative di rimborso nei confronti dei clienti”.

LA VERSIONE DELLA BANCA D’ITALIA SUL CASO BERTINI

A fine ottobre, intanto, è stata più che dimezzata la lunga lista dei candidati ed essere parti civili nel procedimento per la presunta maxi truffa sulla vendita di diamanti a prezzi gonfiati che vede imputate 105 persone e 5 società, tra cui Banco Bpm, Unicredit, Mps e Banca Aletti. Il gup di Milano, Manuela Scudieri, ha escluso oltre la metà delle circa 600 parti offese individuate dalla Procura, a cui si aggiungono altri risparmiatori e associazioni di consumatori, che hanno chiesto di entrare nel processo, ha ricordato Mf-Milano Finanza.

La vicenda dei diamanti da investimento venduti allo sportello di alcune banche a prezzi gonfiati è partita nel 2012 nei resoconti della procura di Milano, si è chiusa nel 2021 (nel 2017 è intervenuto l’Antitrust con una multa) e ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio di 105 persone e cinque società, di cui quattro banche. Due gli intermediari coinvolti: International Diamond Business spa (in fallimento) e Diamond Private Investment spa (in liquidazione). L’indagine è stata condotta dalla Procura di Milano, sotto la direzione del pubblico ministero, Grazia Colacicco, che ha operato con il supporto del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono truffa, autoriciclaggio, riciclaggio, corruzione fra privati e, in un caso, ostacolo all’autorità di vigilanza. I clienti che avevano investito nelle pietre preziose si sono trovati in mano diamanti che poi sul mercato hanno scoperto valere in media il 30%, con punte del 20%, di quanto loro avevano pagato. Ciò è stato possibile perché nel 2016 venivano siglati molti contratti con commissioni fino al 24% a favore degli istituti, che facevano gonfiare il prezzo delle pietre.

Le persone giuridiche per cui è stato chiesto il processo sono Banco Bpm, che insieme a un suo ex dirigente (Maurizio Faroni), dovrà anche rispondere di ostacolo all’autorità di vigilanza (l’istituto è nato nel 2017, dalla fusione del Banco Popolare e di Bpm, ereditando il dossier diamanti), la sua controllata Banca Aletti, Unicredit, Banca Mps e Idb. Altre due società indagate, Intesa Sanpaolo e Dpi, hanno invece chiesto il patteggiamento, ottenendo già il parere favorevole della procura. Il procedimento, che aveva portato al sequestro preventivo per 747 milioni di euro, nel tempo si è ristretto a circa 370 milioni, un terzo dei quali costituiti da pietre chiuse in blister con il proprio certificato di garanzia.

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ESTRATTO DEL COMUNICATO DELLA FALBI:

Soprattutto, riteniamo che nella circostanza sia stato affermato un pericoloso precedente per tutti i Colleghi della Banca, che, da questa vicenda, traggono una inequivocabile lezione: in Banca è opportuno “legare l’asino dove vuole il padrone”, perché ogni gesto di autonomia di giudizio, che dovesse contrastare con il volere dei superiori, può essere foriero di gravi conseguenze.

In sostanza si è cancellato il principio di indipendenza che è fondamentale prerogativa del funzionario pubblico e soprattutto di chi agisce all’interno di un’Istituzione di regolamentazione e controllo.

Riteniamo che i rischi reputazionali della Banca non derivino dai comportamenti di Carlo Bertini, bensì dalla gestione dell’intera vicenda messa in atto dalla Banca e dai suoi più alti esponenti.

In questo anno abbiamo tentato di stare vicini e di supportare al meglio il Collega Bertini e continueremo a farlo per qualsiasi esigenza dovesse avere, perché riteniamo che il dovere primo del Sindacato sia quello di tutelare qualsiasi Lavoratore che si trovi in difficoltà con il proprio datore di lavoro.

In questi casi il Sindacato non può avere nessun dubbio o esitazione a schierarsi: da che parte stare è un dovere etico!

Il rispetto di tale principio è una garanzia dovuta per tutti i Lavoratori, che debbono sapere di poter contare sul Sindacato nell’ipotesi in cui avessero bisogno di tutela.

A tal proposito non possiamo che esprimere il più profondo sconcerto per quanto si è verificato nel corso del citato incontro con il Direttore Generale, dove numerose altre Organizzazioni Sindacali non hanno mostrato alcuna esitazione a schierarsi … con la Banca!

Noi continuiamo a credere nel ruolo dialettico e, se necessario, di contrapposizione del Sindacato e siamo altresì convinti che la Banca e soprattutto la categoria non abbiano bisogno di una schiera di lacchè.

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