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Niet all’oro russo: fini e incognite

Oro Russo

I Paesi del G7 si preparano a vietare le importazioni di oro russo, per privare Mosca di un’altra fonte di entrate fondamentale. Fatti, numeri e scenari (Cina e India cosa faranno?)

Domenica mattina il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato, tramite un post su Twitter, che i paesi membri del G7 imporranno un divieto di importazione dell’oro russo come forma di ritorsione per l’invasione dell’Ucraina. I leader del G7 – un foro che riunisce sette stati economicamente avanzati: America, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia e Regno Unito, più l’Unione europea – sono a Monaco per partecipare al vertice del gruppo.

L’ANNUNCIO DEGLI USA E DEL REGNO UNITO

A detta di Biden, la messa al bando dell’oro servirà a privare la Russia delle entrate (“decine di miliardi di dollari”) che le consentono di finanziare la guerra all’Ucraina, iniziata lo scorso 24 febbraio. Gli Stati Uniti, l’Europa e il resto degli alleati hanno già imposto sanzioni contro Mosca: hanno espulso diverse banche russe dal sistema internazionale di messaggistica finanziaria SWIFT, ad esempio, e hanno vietato o limitato gli acquisti di combustibili fossili, di cui il paese è un grande esportatore.

Sempre domenica, anche il Regno Unito ha detto che vieterà le importazioni di oro russo, specificando che il ban si applicherà all’oro estratto e raffinato di recente e non a quello già acquistato.

QUANTO CONTA LA RUSSIA NEL MERCATO DELL’ORO

Stando al World Gold Council, un’associazione industriale del settore aurifero, la Russia è la seconda maggiore produttrice di oro al mondo, con una quota del 10 per cento sul totale globale.

Foreign Policy fa sapere che nel 2011 le esportazioni di oro sono valse all’incirca 15 miliardi di dollari a Mosca, vale a dire grossomodo il 6 per cento del ricavato dalla vendita di petrolio e gas nello stesso anno.

L’agenzia Reuters ha scritto che la Russia ha triplicato le sue disponibilità di oro da quando ha invaso e annesso illegalmente la penisola ucraina della Crimea, nel 2014. L’oro è un asset molto importante per la banca centrale russa, che già opera in “condizioni fortemente limitate”, scrive CNBC, a causa delle sanzioni internazionali.

GLI EFFETTI DEL BANDO

L’AGI scrive che il 90 per cento della produzione aurifera russa viene destinata ai paesi membri del G7 e in particolare al Regno Unito: l’anno scorso quello russo (per 15 miliardi di dollari) è valso il 28 per cento del totale delle importazioni britanniche di oro.

Secondo l’agenzia di stampa italiana, se il G7 dovesse mettere al bando l’oro russo, gli oligarchi (i grandi ricchi) non potranno più utilizzarlo per convertire i loro beni e aggirare, così, le sanzioni. Mosca potrebbe tuttavia riorientare le esportazioni verso paesi come l’India e la Cina che stanno acquistando grandi quantità del suo petrolio.

COME VA (BENE) IL RUBLO

Nonostante le sanzioni senza precedenti imposte dagli americani, dagli europei e dai governi affini, la settimana scorsa il rublo (la valuta russa) ha toccato il suo valore più alto negli ultimi sette anni, dopo il collasso registrato a febbraio. Nello specifico, il cambio rublo-dollaro è a 52,3 rubli per 1 dollaro. Il Cremlino ha esibito la forza del rublo come prova del fatto che le sanzioni non stiano funzionando: non è detto che sia così, però, perché l’alto grado di isolamento del paese potrebbe danneggiarne seriamente l’economia nel lungo periodo, al di là dei guadagni immediati.

La banca centrale russa, intanto, sta lavorando per indebolire la valuta nazionale, temendo che un rublo forte possa rendere meno competitive le esportazioni.

– Leggi anche: Le sanzioni anti Russia funzionano? Cosa si dice alla Casa Bianca

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