La Corte dei conti richiama l’attenzione sul Piano banda larga nelle aree bianche: avviato nel 2015, la conclusione – prevista a fine 2024 – è posticipata a fine 2026.
A fine ottobre 2025 il “Piano Banda Ultralarga – Aree Bianche” registra sì un avanzamento significativo – con livelli di copertura elevati soprattutto per le sedi della Pubblica amministrazione e le aree industriali – a fronte però di ritardi ancora presenti nel collegamento delle abitazioni civili e di un cronoprogramma complessivo slittato di circa un anno.
È quanto emerge dall’analisi della Corte dei conti contenuta nella Delibera n. 71/2025/CCC. Come ricorda la magistratura contabile, il soggetto attuatore del piano è Infratel Italia (la società statale incaricata di redigere i bandi di gara) e il concessionario è Open Fiber.
“Il percorso verso il conseguimento dei target previsti per il 2026”, sottolineano i magistrati contabili “risulta però ancora lungo, soprattutto in alcune realtà regionali”. Pertanto, la Corte dei conti fotografa un progetto in progressione ma ancora lontano dal completamento, condizionato dalla presenza di comuni critici, dai contenziosi legati all’applicazione delle sanzioni (”Solo il 2% di esse è stato incassato e più della metà risulta oggetto di contenzioso”) e dalla mancanza di un’anagrafica centralizzata delle unità immobiliari.
Tutti i dettagli.
COS’È IL PIANO BUL
Come ricorda la Corte dei Conti, il Piano si inserisce nell’ambito della più ampia Strategia italiana per la banda ultralarga (Strategia BUL), approvata dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 3 marzo 2015 e successivamente implementata dal Piano di investimenti per la diffusione della banda ultralarga, adottato in data 10 agosto 2015. Allo scopo, il territorio è stato ripartito nei cluster A (aree nere), B (aree grigie), nonché C e D, dedicati alle aree bianche.
Nel quadro degli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea per il 2020, la Strategia BUL mirava, tra l’altro, a garantire una copertura ad almeno 100 megabit al secondo (Mbps) fino all’85% della popolazione italiana e per tutte le sedi ed edifici pubblici – in particolare, scuole e ospedali – delle aree di maggior interesse economico e concentrazione demografica, delle aree industriali, delle principali località turistiche e degli snodi logistici, nonché ad almeno 30 Mbps per la restante popolazione nelle cc.dd. «aree bianche» entro il 2020.
IL RUOLO DI OPEN FIBER
Open Fiber è risultata aggiudicataria di tutti i lotti in cui si articolano le Gare 1, 2 e 3. L’importo complessivo di aggiudicazione è stato pari a 1,6 miliardi, a fronte di un valore complessivo messo a gara di 2,8 miliardi, con un ribasso del 43% (cfr., deliberazione n. 4/2024/CCC), ricostruisce la delibera della Corte dei Conti.
I FONDI PUBBLICI
La Strategia BUL (2015) prevedeva a copertura dell’iniziativa infrastrutturale tre tipologie di fondi di origine europea, nazionale e regionale (FESR, FEASR, FSC), nonché ulteriori risorse.
IL CONTROLLO DEL MIMIT E LA VIGILANZA DELEGATA A INFRATEL
Il piano Bul è posto sotto il controllo del Mimit quindi le attività di presidio strategico del Piano sono in capo al Comitato Interministeriale per la Transizione Digitale (CITD), a cui sono attribuiti compiti di coordinamento e monitoraggio dell’attuazione delle iniziative relative alla Strategia BUL.
L’attività di vigilanza sul progetto è in capo a Infratel, delegata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“Nelle precedenti verifiche sul Piano questo Collegio aveva più volte riscontrato deficit nei processi di vigilanza ministeriale, sottolineando come, in linea generale, la delega di funzioni non spogliasse il delegante di qualsiasi competenza, ma imponesse a quest’ultimo una diligente verifica sul corretto e tempestivo esercizio delle funzioni temporaneamente demandate” puntualizza la Corte dei Conti. “Gli elementi informativi acquisiti nel corso della presente istruttoria mostrano un significato progresso delle azioni poste in essere dal Mimit nel 2025” evidenzia ancora la magistratura contabile, in risposta alle raccomandazioni formulate nel 2024 e degli aggiornamenti al cronoprogramma presentati da Open Fiber.
STATO DI COPERTURA
E ora passiamo allo stato di avanzamento del piano.
Su una programmazione complessiva di 8,3 milioni di unità immobiliari interessate dal Piano, di cui 6,3 milioni da connettere in tecnologia Ftth e 2 milioni in Fwa, a fine ottobre 2025 risultavano coperti il 77% degli immobili Ftth, pari a 4,8 milioni effettivi, e il 61% di quelli Fwa, pari a 1,25 milioni. Quasi completata, invece, la connessione delle sedi delle Pubbliche amministrazioni e delle aree industriali, con una copertura del 99,8%: 27.141 sedi connesse sulle 27.183 previste. Rispetto a novembre 2024, l’avanzamento ha segnato una crescita del 14% nel tasso di copertura Ftth delle abitazioni civili e del 20,8% per le sedi PA e le aree industriali.
LO SLITTAMENTO IN AVANTI DEL PIANO
Secondo la Corte dei Conti, il nuovo calendario, che prevede lo slittamento in avanti di circa un anno, dovrebbe essere considerato definitivo, con l’ultimazione dell’88% dei collaudi entro il 2025 e del restante 12% nel 2026.
RAFFORZAMENTO DELLA GOVERNANCE E MISURE CORRETTIVE
Per sostenere il rispetto della nuova tempistica, il Mimit ha rafforzato il sistema di governance, intensificando il monitoraggio e il coordinamento tra Infratel, concessionario e amministrazioni territoriali e definendo target più stringenti. La Corte segnala come effetti concreti di queste azioni la riduzione del numero dei comuni definiti critici, scesi da 136 nell’agosto 2025 a 116 nell’ottobre dello stesso anno, e la revisione dei piani economico-finanziari di fine 2024. Quest’ultima ha riequilibrato la sostenibilità dell’intervento attraverso l’aumento del contributo pubblico di 660 milioni di euro, la proroga delle concessioni e l’introduzione di meccanismi di subentro, con un incremento medio del valore contrattuale pari a circa un quarto dell’aggiudicazione originaria.
LE CRITICITÀ LEGATE ALLE REGIONI
Secondo la magistratura contabile, il percorso verso il conseguimento dei target previsti per il 2026 “risulta però ancora lungo, soprattutto in alcune realtà regionali”.
Nello specifico, Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta si collocano, infatti, sotto la soglia di realizzazione del 70% per gli obiettivi legati alle abitazioni civili (Liguria ed Emilia-Romagna, anche per quelli riferiti alle sedi PA). In otto regioni, invece, il tasso raggiunto è tra il 70 e il 90% e solo nelle otto residue risulta superata la soglia del 90%.
Nel complesso, va comunque considerato – aggiunge la Corte dei Conti – che un’importante quota aggiuntiva di unità immobiliari (oltre 441.000, pari al 7% del target) risulta già in fase di collaudo e un ulteriore milione (circa il 16%) in fase di lavorazione, con 5.144 Comuni italiani effettivamente raggiunti dall’infrastruttura di rete Ftth e 4.671 coperti in Fwa.
LA QUESTIONE DELL’ANAGRAFE DEI CIVICI
Nella delibera, la Corte “ribadisce che la mancanza di un’anagrafica centralizzata delle unità immobiliari – problematica riscontrata anche in passato da questo Collegio con riguardo al Piano in discorso e ai sub investimenti Piano Italia a 1 giga e 5G – può impattare significativamente sulle operazioni di realizzazione di questa tipologia di interventi, inducendo continue revisioni (cfr. deliberazioni n. 18/2022/CCC, n. 4/2024/CCC e n. 58/2024/CCC).” Pertanto, si tratta “di una criticità strutturale a cui dovrebbe essere posto rimedio da parte dei soggetti istituzionalmente deputati alla formazione e al costante aggiornamento dell’anagrafica de qua” rileva la magistratura contabile.
IL COMPLETAMENTO SLITTATO A FINE 2026
Per quanto riguarda il profilo temporale, la nuova data di conclusione del Piano ricade nell’ultimo quadrimestre del 2026, vale a dire tra settembre e dicembre, a seconda del lotto di riferimento, sottolinea la Corte dei Conti. Nel precedente ciclo di controllo il Mimit aveva delineato tre possibili scenari di ultimazione dell’opera; nel cosiddetto “terzo scenario”, ipotizzato in caso di un ulteriore accumulo di ritardi da parte di Open Fiber, la ricezione dell’ultimo AS BUILT era prevista nel corso del 2026. Questa ipotesi risulta ora coerente con il nuovo target temporale comunicato secondo la Corte.
PENALI QUASI MAI INCASSATE
Infine, sul fronte degli strumenti di controllo, la Corte evidenzia una ridotta efficacia del ricorso alle penali per governare i ritardi nelle fasi progettuali e autorizzative.
“Solo il 2% di esse è stato incassato e più della metà risulta oggetto di contenzioso. La Corte ha quindi raccomandato al Ministero delle imprese, anche tramite il concedente Infratel Italia, di rafforzare ulteriormente controlli e interventi correttivi per assicurare il rispetto del nuovo cronoprogramma” ha concluso la magistratura contabile.





