Economia

Banchi rotanti non a norma. Parola di azienda che li produce per le scuole

di

mazzucato

Il punto sul caso dei nuovi banchi per le scuole. Numeri, tempi, interviste e approfondimenti

La parte dell’appalto che prevede le sedie con le ruote è stramba perché «non ci sono norme Uni che le consentano per i minorenni. Sarà un bel guaio per i presidi, in caso di incidente».

Parola di Emidio Salvatorelli, titolare di Vastarredo, una delle aziende selezionate dal Commissario Domenico Arcuri per rifornire le scuole italiane di ogni ordine e grado di due milioni di banchi e 700mila sedie, più 500mila con le ruote, all’inizio dell’imminente anno scolastico.

Che cosa sono le norme Uni di cui Salvatorelli ha parlato con Repubblica? Le norme UNI sono un corpus di norme giuridicamente riconosciute, che regolamentano i livelli di sicurezza e qualità di molteplici settori dell’attività produttiva, industriale e del terzo settore: “La struttura che si trova dietro queste indicazioni è l’Ente Italiano di Unificazione, un’associazione privata a cui aderiscono più di 7000 tra imprese e liberi professionisti, istituti scientifici e associazioni di categoria. La sua funzione è quella di produrre norme ed indicazioni, in coordinamento con gli istituti sovrannazionali, come l’ISO e il CEN”.

IL CASO BANCHI

I nuovi banchi per le scuole che riapriranno il 14 settembre verranno forniti da 11 aziende, delle quali sette italiane e quattro straniere appartenenti alla Ue. A settembre (a partire dal giorno 8, secondo il comunicato diffuso ieri dal Cts) arriveranno i primi, poi da inizio ottobre ne arriveranno altri, ed entro fine mese l’operazione sarà conclusa, ha sintetizzato oggi il Sole 24 Ore: “Il criterio per l’assegnazione riguarda il margine di rischio di contagio: più è alto e prima verranno forniti i nuovi banchi monoposto, che comunque – ha detto il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri – per una parte non insignificante «non hanno nulla a che fare con la richiesta del distanziamento, ma sono il risultato di una volontà di rinnovare il parco delle attrezzature delle scuole: in 173mila casi sono state richieste sedie, ma non banchi». Sono le informazioni emerse nella riunione tra lo stesso Arcuri, Anci, Upi e i sindacati ieri sera a Roma”.

I NUMERI SUI BANCHI

A livello nazionale è stato mediamente richiesto il 29% di banchi monoposto rispetto al totale della popolazione studentesca, ma il dato è molto differente fra le diverse regioni, sottolinea il Sole: “In particolare in Valle d’Aosta sono stati richiesti l’8% dei banchi rispetto al totale degli studenti, in Trentino Alto Adige il 12%, in Veneto il rapporto banchi-studenti è del 15%. In Emilia Romagna è stato richiesto il 16%, in Campania il 61%, otto volte di più che in valle d’Aosta e quattro volte di più che in Veneto e in Emilia Romagna in una situazione in cui l’epidemia ha colpito meno duramente. In Sicilia è stato richiesto il 69% dei banchi rispetto al totale degli studenti”.

IL CASO MASCHERINE

Sulla scuola tiene banco anche il caso mascherine. Agostino Miozzo, il segretario del Cts, ieri ha parlato in un’intervista a Skytg24 dell’obbligo di utilizzo della mascherina. «Ai ragazzi sopra i 6 anni sarà chiesto di portarla». Poche le eccezioni che cita: alunni non udenti o con problemi neurologico o psicologici, interrogazioni, mensa, palestra. Per molte ore si ritiene che sia tornato l’obbligo di usare il dispositivo anche al banco, quando è rispettato il metro di distanza tra le ormai famose “rime buccali” degli studenti. È il comunicato del Cts delle 19.20 a correggere il tiro: «Il parere del 12 agosto è confermato». Significa che la mascherina deve essere usata quando ci si sposta a scuola e in classe ma se «non si riesce a garantire il distanziamento fisico». Se il metro è assicurato quando i ragazzi sono seduti al banco, allora il dispositivo si può abbassare. Ma tante scuole non sono ancora pronte ad assicurare la distanza nelle aule, e così il Cts conferma la deroga del 12. Si può scendere sotto il metro ma a quel punto la mascherina torna obbligatoria. «Bisogna andarci piano con le eccezioni », è stato ribadito ieri dai tecnici. Devono essere poche e durare il più breve tempo possibile. In serata, Miozzo è corso ai ripari: al Tg1 ha fatto marcia indietro per tornare in linea con i suoi tecnici, scrive oggi Repubblica.

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