Economia

Banca Ifis, Aigis e il bubbone Greensill

di

Greensill Capital

Numeri, misteri e scenari su Aigis Banca dopo l’intervento di Banca Ifis

 

L’acquisizione di Aigis Banca da parte di Banca Ifis lascia delle questioni irrisolte, prima fra tutte quella relativa ai titoli Greensill Capital, fondo londinese che porta il nome del suo fondatore.

L’operazione dei giorni scorsi ha visto l’intervento anche del Fitd – Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, il consorzio a cui aderiscono tutte le banche italiane (ad eccezione di quelle di credito cooperativo) e che ha come scopo garantire i depositanti attraverso degli interventi nei confronti di istituti sottoposti a procedure di liquidazione coatta amministrativa e di risoluzione.

Come scrive Milano Finanza, Fitd – che è intervenuto nell’operazione con 48,8 milioni – e Ifis hanno corrisposto a titolo simbolico un prezzo di un euro, che garantisce l’assenza di impatti materiali sui ratios patrimoniali, di asset quality e sul conto economico del gruppo.

GREENSILL, IL CRAC DI MARZO E LA QUESTIONE DEI 30 MILIONI

Resta da capire – si diceva – che ne sarà dei titoli Greensill, dal momento che Aigis ha un’esposizione di 30 milioni di euro, fondi che erano stati investiti da Aigis in notes emesse proprio da Greensill, che però nel marzo scorso aveva realizzato un crac miliardario.

Il business di Greensill Capital consisteva nell’acquistare fatture dai clienti e impacchettarle in prodotti finanziari (le cosiddette notes) che venivano rivendute sul mercato.

AIGIS, GREENSILL E IL RUOLO DI SANJEEV GUPTA

Tornando ad Aigis, va detto che nella sua liquidazione un ruolo è stato svolto anche da Sanjeev Gupta, magnate dell’acciaio noto in Italia per la Magona di Piombino nonché uno dei principali clienti di Greensill. Sembra infatti che nelle notes Greensill in mano ad Aigis ci siano anche fatture di Gfg Alliance, il gruppo di Gupta. E non finisce qui. Secondo un articolo del Financial Times ripreso da La Stampa, “Greensill avrebbe anticipato a Gfg liquidità in cambio di una sorta di promesse di affari a venire, con controparti a volte all’oscuro. Lo scorso anno lo stesso Gupta, riporta ancora il Ft, avrebbe avviato una trattativa per comprare un quota «significativa» in Gbm Banca, il vecchio nome di Aigis. La circostanza è riportata in documento della Bafin, l’autorità tedesca che stava indagando su Greensill Bank. E d’altra parte proprio in Germania si trovano circa 10 mila dei 15 mila clienti di Aigis”.

L’ANALISI DEL CORRIERE DELLA SERA SU AIGIS E BANCA IFIS

Se non fosse stata salvata dal Fitd con 48,8 milioni e il passaggio di attivi e passivi per 1 euro da Banca Ifis, il crac della piccola Aigis Banca, travolta a sua volta dal default del colosso australiano Greensill, avrebbe fatto danni ben più gravi: 400 milioni di depositi garantiti da rimborsare entro sette giorni, ha sottolineato il Corriere della Sera: “Il Fitd ha scelto il male minore: meglio coprire le perdite che pagare i depositanti. In quel caso la beffa sarebbe stata ulteriore: perché due terzi dei 15 mila clienti di Aigis sono tedeschi”.

Ma come hanno fatto 10mila tedeschi a diventare clienti di una banca sconosciuta? “Grazie a una piattaforma che compara i conti deposito ad alto rendimento nei vari Paesi – ha scritto il Corriere della Sera – E il «turismo finanziario»; e uno dei Paesi più interessanti è l’Italia, dove un conto deposito come nel caso di Aigis, rende lo 0,90%. Senza rischi, perché fino a 100 mila euro a garantire sono le banche italiane. È un fenomeno che — rivelano alcuni banchieri — da due anni sta prendendo piede e che Banca d’Italia sta monitorando. Il meccanismo è legale, data la libertà di circolazione dei capitali in Ue. Ma porta a varie distorsioni. Una, in particolare: essendo vincolati anche a 5 anni, la banca che offre quei conti si assicura una raccolta a medio termine a un costo minimo, quando quella durata andrebbe finanziata con altri strumenti come i bond, a tassi ben più alti, essendo meno garantiti dei conti. Tanto, se va male, a coprire il buco ci pensano gli altri”.

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