Economia

Assicurazioni Generali, ecco i subbugli in assemblea

di

Unicredit Banca Generali

Tutti i dettagli sull’assemblea di Assicurazioni Generali

“Sarà un onore per me onorare un secondo mandato come ad di Generali, che guiderò con passione ed entusiasmo nella realizzazione del nuovo piano industriale”. Così il ceo del gruppo Generali, Philippe Donnet, dopo che l’assemblea ha votato il nuovo cda, in cui è stato confermato assieme al presidente Gabriele Galateri (Donnet sarà nominato Ceo dal cda che si terrà a valle dell’assemblea).

CHI ENTRA NEL CDA DI GENERALI

La lista di maggioranza presentata da Mediobanca per il rinnovo del cda delle Generali ha ottenuto la maggioranza dei voti in assemblea, raccogliendo il 60,7% delle preferenze. Per la lista di Assogestioni ha votato invece il 38,9% dei presenti, con un’affluenza di capitale al momento del voto pari al 55,7%. In rapporto al capitale presente la percentuale di chi ha votato i due nomi di Assogestioni è pari al 21,6% ed equivale grossomodo alla percentuale di investitori istituzionali presenti nel capitale di Generali. Al termine del voto, il presidente Gabriele Galateri ha ringraziato i soci per la fiducia rinnovata e salutato Paola Sapienza e Ornella Barra, che da quest’anno non saranno più nel board.

TUTTI I NOMI

Nel cda di Generali, oltre a Galateri e Philippe Donnet, sono nominati Francesco Gaetano Caltagirone, Clemente Rebecchini, Romolo Bardin, Lorenzo Pellicioli, Sabrina Pucci, Alberta Figari, Diva Moriani, Paolo Di Benedetto, Antonella Mei-Potchler, Roberto Perotti e Ines Maria Lina Mazzilli.

L’AZIONARIATO DI GENERALI

Il gruppo Benetton tramite Edizione ha arrotondato la propria quota al 4% di Generali. E’ stato reso noto in assemblea alla lettura dei soci rilevanti oltre il 4%. Mediobanca ha ridotto la propria partecipazione sotto il 13% (12,92% per l’esattezza), mentre sono confermati Caltagirone, attraverso alcune partecipate, con il 5% e Leonardo Del Vecchio al 4,86% attraverso Dolfin. Un peso doppio rispetto al 2016, quello dei soci Benetton, Caltagirone e Del Vecchio.

LA QUOTA FORTE DI MEDIOBANCA

La quota di Mediobanca si è diluita dal 12,97 al 12,92% a seguito dell’aumento di capitale deciso da Generali nel 2016 e aggiornato annualmente per i piani di incentivazione del management (performance shares). Il tutto senza nessun intervento diretto di Piazzetta Cuccia, che ha mantenuto invariata la propria partecipazione.

GLI STRALI DI CALTAGIRONE

Su Mediobanca nei giorni scorsi si sono abbattuti gli strali indiretti di Francesco Gaetano Caltagirone che ha esternato rimostranze per il trattamento riservato al gruppo Benetton, che non ha avuto rappresentanti nella lista di Piazzetta Cuccia per il Leone di Trieste: “Questo consiglio è espressione di un mondo delle Generali di tre anni fa, nel frattempo c’è un nuovo azionista ed è un peccato che non sia rappresentato, forse anche ingiusto”. “Una difesa d’ ufficio dei Benetton, passati in tre anni da una presenza in assemblea dello 0,94% ad una quota di un soffio superiore al 4%”, ha chiosato il quotidiano la Repubblica. O forse un siluro anche, a scoppio ritardo e sempre indiretto, perché Piazzetta Cuccia non ha assecondato le aspirazioni di qualche socio privato di andare alla presidenza al posto di Gabriele Galateri di Genola, confermato.

CHE COSA HA DECISO BENETTON

All’assemblea Generali, comunque, i Benetton hanno appoggiato la lista Assogestioni. È quanto ricostruito da Radiocor in base ai numeri della votazione che ha portato alla conferma dell’attuale assetto di vertice. In particolare, la lista Assogestioni ha incassato il favore di quasi il 39% del capitale presente, pari ad oltre il 21,7% di Generali. Quota simile a quella depositata dai fondi. Una parte dei fondi stessi, però, circa un 4%, avrebbe votato la lista di maggioranza presentata da Mediobanca che ha incassato il 60,78% dei consensi. Di qui l’ipotesi, confermata da fonti accreditate, che siano stati proprio i Benetton a schierarsi con il mercato. Tuttavia la decisione non avrebbe alcuno spirito polemico o di contrapposizione alla lista proposta da Mediobanca. Piuttosto sarebbe coerente con la linea fin qui sposata da Edizione, ossia che il 4% detenuto nelle Generali è una partecipazione finanziaria. E per questo Ponzano Veneto avrebbe deciso di schierarsi con il mercato nonostante continui a supportare l’attuale management della compagnia.

IL COMMENTO DI GALATERI

“Questa modifica non l’ho sollecitata io, ma gli azionisti debbono poter essere liberi di fare quello che vogliono e di scegliere i manager senza vari vincoli, tra cui quello di età”, ha detto il presidente Gabriele Galateri di Genola rispondendo alla domanda di un azionista prima del voto che ha abolito con oltre il 98% il vincolo di 70 anni per il presidente, 77 per i consiglieri e 65 anni per l’amministratore delegato. “Nel mondo moderno – ha proseguito – la governance di una società è diventata trasparente efficace e positiva e ci possono essere persone con meno di 70 anni che non sono in grado di essere presidenti di una società e viceversa”. (qui l’approfondimento di Start sulla questione del limite di età saltato per la presidenza del Leone).

LE PAROLE DI DONNET

Generali ha “completato il programma di cessioni” e ora guarda ad opportunità per crescere in Europa, ha detto l’amministratore delegato Philippe Donnet rispondendo alla domanda di un azionista in assemblea. “Se ne faremo altre non lo so – ha aggiunto – non è previsto al momento e non c’è nessun progetto sul tavolo, ma se ci sono operazioni che possono creare valore finanziario e strategico per gli azionisti le faremo”. Quanto ad eventuali acquisizioni Donnet ha spiegato che “abbiamo definito un quadro strategico per rafforzare ulteriormente la nostra presenza e leadership in Europa , ci saranno opportunità, ne sono abbastanza convinto, le guaderemo con disciplina strategica e finanziaria”. “Non solo vogliamo rafforzare la presenza in Europa – ha proseguito Donnet – vogliamo anche rafforzare quella nell’asset management per che deve contribuire a far crescere l’utile tra il 15 e il 20%”. Quanto alla sede di Generali, alla domanda di un socio se è previsto uno spostamento in Olanda, ha replicato secco il presidente Gabriele Galateri di Genola spiegando che “la nostra sede è e resta a Trieste” e “non ci sono le condizioni e le possibilità per proporre un progetto di voto maggiorato”, come invece previsto in Olanda.

GLI OBIETTIVI DI GENERALI SECONDO DONNET

L’obiettivo dei prossimi anni di Generali è “è far crescere l’utile per azione” e, “mantenendo il multiplo attuale sul prezzo del titolo, come pensiamo possa avvenire in un contesto normale, pensiamo che possa crescere anche il titolo”, ha detto Donnet in assemblea, spiegando che “se cresce l’utile per azione può crescere anche il dividendo, ma deve crescere in modo sostenibile”. “Non dobbiamo più rendere il risultato troppo dipendente dalle plusvalenze, non lo facciamo più – – ha proseguito – così come non manteniamo più un pay-out ratio (rapporto di redistribuzione dell’utile in dividendo, ndr). “Nei prossimi anni – ha concluso – salirà il dividendo ma si ridurrà il pay-out.

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