Economia

Arrabbiati contro il governo? Sì, no, ni. Le capriole di Confindustria (nel parere del Cnel)

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Che cosa hanno approvato i rappresentanti di Confindustria ai vertici del Cnel nel parere sulla manovra del governo

“Siamo arrabbiati”. “Siamo molto arrabbiati”. Siamo molto arrabbiati e determinati”. “Non permetteremo a nessuno di scipparci il futuro”. Sono alcuni dei tonitruanti commenti che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha riservato alla manovra economica e finanziaria del governo M5s-Lega negli scorsi giorni.

I giudizi negativi della confederazione degli industriali non si rintracciano per nulla, però, nel parere che esponenti confindustriali come il direttore generale, Marcella Panucci, e il vicepresidente Elio Catania, hanno firmato come membri di spicco del Cnel, dove Catania è il vice di Tiziano Treu (nominato presidente del Cnel durante il governo Gentiloni) e Panucci è consigliere.

Ma cosa è scritto nel parere che l’assemblea del Cnel ha approvato?

Bene gli investimenti pubblici, ma l’incremento non è sensibile. Ok la semplificazione del sistema di tassazione, però serviva ridurre il cuneo fiscale. Dubbi sulla bontà dei condoni. Benissimo la sterilizzazione degli incrementi Iva. D’accordo sulla maggiore flessibilità di pensionamento.

Sono in estrema sintesi i giudizi – con luci e ombre – dell’organo costituzionale che Treu ha illustrato oggi in Parlamento nel corso di un’audizione. Dunque non un giudizio negativo sulla legge di bilancio approvata dal governo Conte.

Il parere del Cnel, presieduto dall’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, nominato durante il governo Gentiloni, sottolinea luci e ombre della manovra nel documento approvato dai vertici dell’organo costituzionale che rappresenta le maggiori confederali sindacali, compresa Confindustria (vicepresidente del Cnel è il confindustriale Elio Catania).

Ecco di seguito alcuni brani del parere, come svelato ieri da Start Magazine:

INVESTIMENTI PUBBLICI

“In questo quadro, si valutano positivamente la scelta di avviare azioni utili ad espandere, accelerare e rendere più efficiente la spesa per investimenti pubblici, e la proposta attivazione di una task force specificamente dedicata. In termini di risorse, tuttavia, i pur positivi aumenti di stanziamenti per Regioni (art. 61 e 63) e Amministrazioni centrali per investimenti non appaiono tali da rappresentare quella inversione di rotta che potrebbe rendere economicamente giustificabile l’aumento del disavanzo”.

IMPOSTE E TASSE

“Nel valutare positivamente la volontà di tendere ad una semplificazione del sistema di tassazione diretta e indiretta, il CNEL ritiene positiva una progressiva riduzione della pressione fiscale su famiglie, imprese e lavoro, in particolare imprese piccole, medie e artigiane. La proposta di allargare la platea dell’attuale regime forfettario (15%) per le partite IVA, andava, tuttavia, coordinata con altri strumenti, in particolare con la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro dipendente, anche al fine di evitare sperequazioni e fenomeni distorsivi ed elusivi. Il Consiglio raccomanda a Governo e Parlamento di riconsiderare un intervento più incisivo per la riduzione del cuneo fiscale”.

RAVVEDIMENTI OPEROSI

“Solo all’interno di un generale rinnovamento del sistema fiscale, il CNEL considera coerente e sostenibile il maggior ricorso a meccanismi di ravvedimento operoso e di soluzioni concordate delle controversie fiscali (antecedenti all’applicazione delle sanzioni o all’avvio delle procedure conflittuali), ribadendo contrarietà per interventi unicamente rivolti al condono e a sanatorie, tanto più se comprendono anche fattispecie illecite”.

DOSSIER IVA

“Il CNEL valuta positivamente la sterilizzazione degli aumenti delle aliquote dell’IVA precedentemente introdotti e ricompresi nei quadri macroeconomici, e le associazioni rappresentate, in particolare quelle del commercio, ne auspicano il completo riassorbimento nei prossimi anni”.

PENSIONI

“Sul fronte delle pensioni, premesso che anche in questo caso risulta unicamente stanziato un fondo per il finanziamento della misura solo, allo stato, sommariamente descritta, osserva come i principi sottesi alla scelta di accrescere la flessibilità in uscita verso il pensionamento siano razionali, in linea teorica, e sostanzialmente condivisibili. Il Consiglio raccomanda che nella applicazione di questa flessibilità si tenga conto delle condizioni delle persone e dei loro percorsi di lavoro (lavori pesanti, lavoratori precoci). Segnala inoltre la necessità alla luce della frammentazione del mercato del lavoro che vengano introdotte misure a favore dei giovani quali garanzia per il loro futuro previdenziale”.

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ECCO IL PARERE COMPLETO

Parere sul Disegno di legge di Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021

Premessa.

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha espresso le proprie osservazioni e i propri orientamenti in un documento preliminare alla Nota di aggiornamento del DEF 2018, deliberato in prima lettura dal Consiglio di Presidenza in data 20 settembre 2018; in tale documento erano illustrate le priorità segnalate con urgenza dalle Parti sociali lungo sei direttrici di intervento: occupazione e sviluppo, investimenti, istruzione e formazione, competitività delle imprese, fiscalità, Pubblica Amministrazione.

Preso atto delle scelte compiute dal Governo con la predisposta Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018 deliberata dal Consiglio dei ministri del 27 settembre 2018, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha già formulato proprie osservazioni in data 10 ottobre 2018.

Il CNEL condivide la visione di un Paese che investe, cresce e riduce – in un’ottica comune dei problemi strutturali – i divari e le ineguaglianze esistenti, ampliatesi in ogni segmento sociale per effetto della recente crisi e in misura significativa tra le fasce già in partenza relativamente più deboli e svantaggiate.

Il CNEL promuove il rilancio e lo sviluppo sostenibile, sul sentiero di riduzione del debito pubblico, e in questo contesto formula le seguenti osservazioni.

 

A – Equilibrio deficit/PIL.

Già nel parere sulla Nota di aggiornamento al DEF, approvata dall’Assemblea in data 10 ottobre 2018, il Consiglio ha richiamato l’attenzione circa la sostenibilità complessiva della manovra, in particolare per ciò che riguarda il rapporto deficit/PIL. La decisione del Governo di proporre un profilo decrescente del disavanzo per il triennio 2019-2021 dopo il picco di extra-deficit previsto nel 2019, è coerente con la considerazione che solo in via temporanea può essere ammesso il finanziamento con disavanzo del rilancio della domanda aggregata, e solo se questo scostamento viene impiegato per accrescere la dotazione di capitale al fine di aumentare la crescita potenziale del Paese.

L’Italia è l’unica tra le grandi economie dell’UE che si colloca ancora oggi molto al di sotto dei livelli di reddito della fase pre-crisi, sia in termini di prodotto sia soprattutto in termini di investimenti, pubblici e privati. In generale, le politiche di austerità attuate soprattutto dopo il 2012, pur se indispensabili per contenere la crisi finanziaria allora in atto, con le loro tendenze pro cicliche e recessive hanno contribuito ad una minore crescita del PIL e, quindi, a un maggior peso del debito pubblico. Appare comunque rischioso attuare una inversione di rotta rispetto agli impegni assunti in sede internazionale ed europea, posto che le risorse non paiono impegnate integralmente per potenziare una ripresa duratura della crescita. In tale contesto, infatti, la scelta di accrescere il disavanzo al 2,4% risulta in linea di principio sostenibile solo se transitoria e mirata in via assolutamente prevalente a destinare risorse aggiuntive agli investimenti, in linea con la raccomandazione dell’OCSE del novembre 2016 (Escaping the Low-Grouth Trap). A differenza di ciò, non pare invece ammissibile rinunciare a una costante e duratura riduzione del debito pubblico. Impregiudicata la congruenza con le disposizioni del Trattato citato, e dalle disposizioni dell’articolo 81 della Costituzione, appare di estremo rilievo assicurare il mantenimento dei livelli di fiducia sui titoli del nostro debito pubblico, al fine di garantire la stabilità del sistema finanziario e preservare l’impiego di essi quali corrispettivi per l’attivo del sistema bancario.

Il parere della Commissione del 23 ottobre 2018 rappresenta la prima attuazione della disposizione presente all’art. 7, paragrafo 2, del regolamento 473/2013 sugli obblighi previsti dal semestre europeo per tutti i membri dell’Unione. La Commissione ritiene che il documento programmatico di bilancio trasmesso dal Governo a Commissione ed Eurogruppo rappresenti un caso eccezionale nel quale si sia verificata “una inosservanza particolarmente grave degli obblighi di politica finanziaria definiti nel patto di stabilità e di crescita”, e richiede dunque “la presentazione di un documento programmatico di bilancio riveduto”. La Commissione segnala al punto 8 che le previsioni macroeconomiche sottostanti il documento programmatico di bilancio non sono state validate dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio e che quindi le previsioni di disavanzo sono esposte a ulteriori correzioni al rialzo.

Segnala al punto 11 come, a fronte di una richiesta del Consiglio dell’Unione di migliorare il saldo strutturale dello 0,6% del PIL, la previsione programmatica approvata rappresenti un peggioramento dello 0,8%, determinando uno scostamento dell’1,4% del PIL nel 2019. Al punto 15 la Commissione avverte che “l’elevato stock del debito pubblico priva l’Italia del margine di manovra fiscale necessario per stabilizzare la sua economia in caso di shock macroeconomici…”.

Al paragrafo 16 preconizza una non conformità dell’Italia al parametro della riduzione del debito, e rammenta l’obbligo per il Paese di enumerare e spiegare i fattori significativi che possono aver determinato questo mancato adempimento. Al paragrafo 17 la Commissione afferma, in linea con le precedenti raccomandazioni del Consiglio, che “per promuovere la crescita potenziale e affrontare la persistente stagnazione della produttività occorre una strategia organica di riforma”.

Preso atto della gravità insita nella procedura che la raccomandazione del 23 ottobre della Commissione sembra ipotizzare, il Consiglio esprime l’auspicio che il confronto con l’Europa debba essere costruttivamente orientato e mirato ad evitare in tutti i modi l’avvio di una procedura di infrazione, che rappresenterebbe un indebolimento del Paese in questa delicata fase in cui la precaria ripresa degli ultimi tre anni sembra affievolirsi ulteriormente. Il Consiglio esprime tuttavia la convinzione che la Commissione europea possa nuovamente tener conto della eccezionalità delle condizioni di un territorio come quello italiano del tutto peculiare all’interno dell’Unione, come anche i recenti eventi catastrofici di origine climatica hanno reso evidente. L’opera di manutenzione del territorio e di rinnovamento della dotazione infrastrutturale esistente sono di tale momento da giustificare lo scorporo dai parametri del patto di stabilità e di crescita.

Il Consiglio, non ritenendo adeguata alle condizioni macroeconomiche e sociali del Paese un’impostazione basata sull’incremento della spesa corrente, sottolinea la assoluta necessità di destinare le risorse agli investimenti materiali e sociali, al rafforzamento delle grandi reti infrastrutturali pubbliche del Paese: sanità, istruzione e formazione, innovazione e ricerca, viabilità e messa in sicurezza del territorio. Gli investimenti pubblici sono la leva maestra per produrre sviluppo e occupazione, generare uguaglianza ed inclusione, innescare un processo moltiplicativo attraendo gli investimenti degli operatori privati. Ciò è possibile se si prospetta un nuovo sistema di governance pubblica, a sostegno delle politiche industriali e dell’innovazione del sistema Paese.

 

B – Crescita e investimenti.

Il Consiglio ritiene necessario il rafforzamento di azioni e misure a sostegno della crescita, posto che a riguardo le misure indicate nella manovra di bilancio non paiono sufficienti a garantire la sostenibilità dell’aumento del disavanzo previsto. A condizioni date, le stime di crescita per il triennio appaiono ottimistiche rispetto ai parametri presi in considerazione, tenendo conto in particolare delle recenti tendenze protezionistiche a livello di commercio globale e degli aumenti del prezzo delle materie prime.

Il Consiglio – data la limitatezza delle risorse – ritiene necessario che gli investimenti siano rigorosamente orientati e selezionati, e al riguardo segnala alcune direzioni prioritarie: gli investimenti in infrastrutture, grandi e piccole, e nella loro manutenzione, gli investimenti nella messa in sicurezza del territorio, e quelli nelle attività di servizio alle persone e alle famiglie, che rispondono a una domanda elevata e non adeguatamente soddisfatta. L’articolo 64 è un passo nella giusta direzione, ma l’opera di manutenzione della rete di infrastrutture del trasporto e del territorio assume una dimensione di emergenza tale da dover essere posta in modo autonomo all’attenzione degli organi dell’Unione europea. Va considerato infatti che riferendosi ai soli investimenti pubblici, dal 2008 ad oggi, per le politiche di austerity attuate e per scelte di tagli di spesa non appropriate, sono venute a mancare risorse per oltre 300 miliardi e che tale vuoto di investimento emerge in tutta evidenza in termini di obsolescenza del capitale fisso.

Occorre anche tener conto, di fronte a fenomeni naturali e climatici ormai ricorrenti, che i costi da affrontare in termini di emergenza di fronte a catastrofi climatiche e naturali stanno aumentando in modo significativo, tanto da far considerare del tutto esiziale il crollo della spesa in conto capitale. E’ pur vero che l’Italia ha ottenuto – tra il 2014 e il 2016 – dall’Unione europea deroghe e flessibilità condizionate all’inversione della curva degli investimenti pubblici e che a consuntivo tale inversione di rotta non si è verificata. Esiste dunque un problema di credibilità che deve essere seriamente affrontato. Talune misure del disegno di legge di bilancio sono un passo in questa direzione, e in particolare gli articoli 17 e 18. In questo quadro, si valutano positivamente la scelta di avviare azioni utili ad espandere, accelerare e rendere più efficiente la spesa per investimenti pubblici, e la proposta attivazione di una task force specificamente dedicata. In termini di risorse, tuttavia, i pur positivi aumenti di stanziamenti per Regioni (art. 61 e 63) e Amministrazioni centrali per investimenti non appaiono tali da rappresentare quella inversione di rotta che potrebbe rendere economicamente giustificabile l’aumento del disavanzo.

Per questi motivi, si auspica un sostanziale aumento delle risorse destinate agli investimenti e il ri-orientamento delle risorse pubbliche a questi destinate verso le spese in conto capitale.

Il Consiglio raccomanda altresì – in aggiunta alle disposizioni presenti agli articoli 65 e 75 – che sia presa in considerazione una vasta semplificazione delle procedure di affidamento degli appalti pubblici, sotto soglia di gara europea (i cosiddetti “piccoli appalti”), almeno limitatamente ai Comuni al di sotto del 5000 abitanti, nelle aree montane in via di spopolamento, e specificamente per quegli Enti territoriali interessati da processi di ricostruzione post-sismica o da aventi catastrofici di origine climatica.

Tra le direttrici strategiche su cui intervenire si considerano indefettibili gli investimenti destinati alle infrastrutture del Paese e all’innovazione tecnologica, digitale e sociale, soprattutto a supporto della competitività e dell’export del sistema delle imprese, attraverso un ripensamento della governance, anche a base famigliare.

Al medesimo fine di sostenere la crescita e la competitività del sistema paese, il Consiglio considera indispensabile assicurare un forte impulso all’attuazione della riforma e al potenziamento della Pubblica Amministrazione (e, qui, in particolare a quanto previsto dalla legge 7 agosto 2015, n. 124), e prevedere ulteriori azioni di semplificazione amministrativa e di riduzione dei tempi della giustizia.

L’implementazione di interventi di semplificazione e la velocizzazione dei tempi decisionali delle Amministrazioni pubbliche risultano fattori non più rinviabili. Tra le misure atte ad aumentare l’efficienza nella P. A., il CNEL individua l’investimento nella formazione del personale – in particolare della dirigenza, di cui vanno preservate l’autonomia e l’autorevolezza -, e rileva l’insufficienza delle risorse da destinare ai rinnovi contrattuali del comparto.

La fase di assunzioni straordinarie previste dagli articoli dal 28 al 33 rappresentano una positiva occasione di inserimento di giovani nella Pubblica Amministrazione; pur tuttavia il Consiglio raccomanda che le procedure di urgenza scelte non facciamo venir meno l’impegno, già normativamente in funzione, di meccanismi regolari, a scadenze prefissate, di concorsi, come richiesto dal dettato costituzionale.

 

C – Fisco.

Le politiche fiscali costituiscono uno strumento di redistribuzione e possono essere un veicolo di sviluppo. Il CNEL avrebbe auspicato un intervento più generale sul sistema fiscale volto a ricostituire un complessivo patto economico sociale, mirato in particolare alla riduzione del cuneo fiscale, al deciso contrasto dell’economia sommersa e dell’evasione ed elusione fiscale.

Nel valutare positivamente la volontà di tendere ad una semplificazione del sistema di tassazione diretta e indiretta, il CNEL ritiene positiva una progressiva riduzione della pressione fiscale su famiglie, imprese e lavoro, in particolare imprese piccole, medie e artigiane. La proposta di allargare la platea dell’attuale regime forfettario (15%) per le partite IVA, andava, tuttavia, coordinata con altri strumenti, in particolare con la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro dipendente, anche al fine di evitare sperequazioni e fenomeni distorsivi ed elusivi. Il Consiglio raccomanda a Governo e Parlamento di riconsiderare un intervento più incisivo per la riduzione del cuneo fiscale.

Solo all’interno di un generale rinnovamento del sistema fiscale, il CNEL considera coerente e sostenibile il maggior ricorso a meccanismi di ravvedimento operoso e di soluzioni concordate delle controversie fiscali (antecedenti all’applicazione delle sanzioni o all’avvio delle procedure conflittuali), ribadendo contrarietà per interventi unicamente rivolti al condono e a sanatorie, tanto più se comprendono anche fattispecie illecite.

Il CNEL valuta positivamente la sterilizzazione degli aumenti delle aliquote dell’IVA precedentemente introdotti e ricompresi nei quadri macroeconomici, e le associazioni rappresentate, in particolare quelle del commercio, ne auspicano il completo riassorbimento nei prossimi anni.

 

D – Lavoro, welfare e contrasto alla povertà.

Nel riaffermare l’importanza degli investimenti come principale volano per una strutturale ed effettiva crescita occupazionale, il CNEL considera non sufficienti le azioni volte a sostenere l’occupazione, in particolar modo dei giovani e delle donne, e le misure di sostegno per le imprese, in particolare nel Mezzogiorno. Ribadisce che la via maestra per abbattere le disuguaglianze e contrastare la povertà è il lavoro. La manovra deve per questo concretizzarsi in nuove politiche che mettano al centro degli obiettivi la quantità e la qualità dell’occupazione, l’accesso e la partecipazione al mercato del lavoro delle fasce demografiche più giovani, delle donne e dei cittadini delle aree del Mezzogiorno.

Al medesimo fine di favorire, nel medio periodo, una buona occupazione, considera non sufficienti le azioni e gli investimenti su istruzione e formazione. In particolare si ritiene indispensabile: prorogare ed estendere il credito di imposta per la formazione di lavoratori coinvolti in piani di innovazione (Industria 4. 0); migliorare la politica dei percorsi di alternanza scuola-lavoro; potenziare i fondi comunitari e nazionali per la formazione continua. Il Consiglio pone all’attenzione del Parlamento e del Governo la considerazione di tentare uno sforzo aggiuntivo in materia di formazione continua. Per esempio, potrebbe essere utile l’istituzione di un obbligo di formazione continua annuale per la dirigenza pubblica, centrale e locale, da attuarsi da parte della Scuola Nazionale di amministrazione con piattaforma digitale. L’investimento in capitale umano rappresenta un elemento centrale nel miglioramento della competitività del sistema. Gli sforzi in questa direzione non appaiono commisurati con la gravità della sfida da affrontare per riportare l’economia italiana sul sentiero di una crescita sostenuta. Le nuove tecnologie digitali stanno trasformando in profondità non solo le forme del lavoro, ma gli skills necessari alle persone che lavorano. Le ricerche, anche del Consiglio, mostrano che tali tecnologie penalizzano i lavori di routine e valorizzano i lavori ad alta intensità di conoscenza e capacità relazionali. La formazione è pertanto lo strumento fondamentale per evitare tendenze alla polarizzazione del mercato del lavoro e per migliorare le chances occupazionali di tutti i lavoratori. Questo richiede non solo più investimenti nella scuola e negli insegnanti, per recuperare i ritardi accumulati, ma un vero ri-orientamento delle priorità di intervento e della organizzazione del sistema formativo. Attenzione specifica va prestata ai giovani a rischio, che hanno abbandonato precocemente la scuola, e a quelli con competenze deboli, che hanno crescente difficoltà di inserimento nel mercato. Sono questi due gruppi particolarmente critici nel Paese, soprattutto nelle aree del Sud.

Il Consiglio, valuta positivamente, nell’attuale contesto nazionale e internazionale, l’attenzione al contrasto della povertà e delle disuguaglianze e l’impegno mostrato dal Governo con la previsione di azioni volte a ridurle. In tal senso, nel parere espresso a maggio 2018 sui documenti di programmazione economico-finanziaria, il CNEL aveva positivamente accolto l’introduzione nel sistema di assistenza del Reddito di Inclusione (REI), considerando che il nostro Paese, fino ad allora, era tra gli ultimi in Europa a dotarsi di uno strumento di carattere universalistico pur segnalando la sua natura non ancora strutturale e la necessità di un suo congruo potenziamento.

Le disposizioni previste all’articolo 21 per l’introduzione di un reddito di cittadinanza sotto il profilo dimensionale non possono che apparire una positiva evoluzione negli strumenti di contrasto alla povertà, ma si ritiene non convincente la contestuale riduzione di altre risorse già destinate ad altri strumenti di welfare. In relazione al reddito di cittadinanza il CNEL, rilevando che allo stato risulta unicamente stanziato un fondo destinato al finanziamento della misura, raccomanda, anche in questa sede, che l’implementazione della misura stessa avvenga secondo criteri adeguati in termini di condizionalità, reinserimento lavorativo, prova dei mezzi, congruità dell’offerta di lavoro, individuazione – senza discriminazioni illegittime – della platea dei beneficiari, coinvolgendo pienamente le parti sociali sul territorio e gli Enti locali, che sono decisivi per una efficace applicazione delle misure di sostegno al reddito.

Raccomanda inoltre che sia rafforzato il sistema degli ammortizzatori sociali introducendo le necessarie modifiche normative il sistema dei servizi sociali e dell’impiego, a integrazione dei trasferimenti monetari. Si fa riserva di valutare nel dettaglio le misure per l’implementazione del nuovo strumento, una volta presentate. Le misure di contrasto alla povertà non possono ridursi alla erogazione di sussidi monetari, pur necessari, e vanno anche distinti dalle politiche attive per il lavoro, perché la povertà non dipende solo dalla mancanza di lavoro o dal lavoro povero, ma riflette molte condizioni individuali e familiari delle persone. Per questo è necessario un ventaglio di misure e di politiche, di sostegno economico, di prevenzione e di assistenza.

Si considera positivo, anzi indispensabile, il sostegno alle politiche attive del lavoro e nello specifico il rafforzamento dei centri per l’impiego quale condizione necessaria per il successo del nuovo strumento. Tale operazione impone un periodo di riorganizzazione e potenziamento che implica: i) tempi fisiologici di attuazione; ii) un sistema virtuoso di cooperazione inter-istituzionale tra diversi livelli di governo; iii) una intensa interazione tra pubblico e privato. Ciò anche con il fine superare le difficoltà, lamentate dalle imprese, di reperimento sul mercato delle figure professionali di cui hanno bisogno e facilitare, quindi, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Al riguardo, il CNEL auspica la realizzazione di investimenti in formazione e tecnologie (anche con la partecipazione delle imprese e degli enti bilaterali), così da sostenere lo sviluppo di competenze tali da soddisfare il fabbisogno delle imprese e, qui, soprattutto nel settore manifatturiero. Il Consiglio ha già prodotto un contributo di idee trasmesso alla Commissione lavoro del Senato per l’uso della tecnologia blockchain in materia di centri per l’impiego per favorire la trasmissione dei dati nel sistema da parte di tutti i portatori di interesse.

Sul fronte delle pensioni, premesso che anche in questo caso risulta unicamente stanziato un fondo per il finanziamento della misura solo, allo stato, sommariamente descritta, osserva come i principi sottesi alla scelta di accrescere la flessibilità in uscita verso il pensionamento siano razionali, in linea teorica, e sostanzialmente condivisibili. Il Consiglio raccomanda che nella applicazione di questa flessibilità si tenga conto delle condizioni delle persone e dei loro percorsi di lavoro (lavori pesanti, lavoratori precoci). Segnala inoltre la necessità alla luce della frammentazione del mercato del lavoro che vengano introdotte misure a favore dei giovani quali garanzia per il loro futuro previdenziale.

Nel complesso il Consiglio auspica che si ridefinisca una visione di medio e lungo periodo a carattere sistemico per uno sviluppo durevole e sostenibile del Paese.

Nei termini sopra esposti è espresso il parere del Cnel.

IL PRESIDENTE

Prof. Tiziano TREU

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