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Perché JpMorgan e Goldman Sachs non vogliono rinunciare agli affari con l’Arabia Saudita

Arabia Saudita

Nonostante la crisi politica tra la Casa Bianca e l’Arabia Saudita, i grandi nomi della finanza – JpMorgan, Goldman Sachs, Hsbc e non solo – vedono grandi opportunità di profitto nel regno. Ecco perché

L’amministrazione di Joe Biden ha promesso ritorsioni contro l’Arabia Saudita dopo i tagli dell’OPEC+ alla produzione di petrolio. Ma le manovre geopolitiche della Casa Bianca non sembrano interessare granché a Wall Street, visto che i grandi imprenditori americani – come Jamie Dimon e David Solomon, rispettivamente presidente e amministratore delegato di JPMorgan e Goldman Sachs – vogliono continuare a discutere di affari con Riad e stanno partecipando al vertice sugli investimenti Future Investment Initiative, che si concluderà il 27 ottobre.

È UN BUON MOMENTO PER L’ARABIA SAUDITA

La “Davos del deserto”, come viene soprannominata la conferenza, giunge in un momento piuttosto favorevole per l’economia saudita, al di là delle forti tensioni con gli Stati Uniti.

Grazie infatti agli alti prezzi del petrolio, il paese può esibire la crescita più rapida tra tutti i membri del G20 e potrà sfruttare il proprio surplus di bilancio per convogliare somme miliardarie nei mercati e nella realizzazione di progetti infrastrutturali.

Considerato il contesto di generale rallentamento dell’economia mondiale, dunque, l’Arabia Saudita rappresenta una grossa opportunità di guadagno per gli investitori.

BLACKSTONE, HSBC, SOCIÉTÉ GÉNÉRALE E NON SOLO

Oltre ai già menzionati, tra i partecipanti alla Future Investment Initiative – scrive Bloomberg – figurano anche l’amministratore delegato di Blackstone Steve Schwarzman, il fondatore di Moelis & Company Ken Moelis e il fondatore di Bridgewater Associates Ray Dalio. Dall’Europa sono arrivati l’amministratore delegato di HSBC Noel Quinn e quello di Société générale Frédéric Oudéa. L’evento ospita anche una nutrita delegazione dalla Cina, con oltre ottanta dirigenti di alto livello di società cinesi.

LA PRESNZA DEL FONDO SOVRANO SAUDITA NEGLI USA

Prima di questa crisi con la Casa Bianca, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita (chiamato Public Investment Fund, o PIF) stava aumentando la sua esposizione agli Stati Uniti, allargando il suo team a New York per gestire un portafoglio di circa 40 miliardi di azioni di società statunitensi, con partecipazioni in BlackRock, JPMorgan e Uber.

COSA VUOLE LA CAMERA DI COMMERCIO USA

“I nostri legami commerciali [tra Stati Uniti e Arabia Saudita, ndr] sono una componente significativa e win-win delle relazioni bilaterali”, ha dichiarato Steve Lutes, vicepresidente per gli affari mediorientali della Camera di commercio degli Stati Uniti. “Le imprese americane operanti in un’ampia gamma di settori stanno crescendo e facendo successo in Arabia Saudita, quindi è importante che i rapporti commerciali vengano isolati da qualsiasi ricaduta derivante dai disaccordi politici tra Washington e Riad”.

COSA FARANNO JPMORGAN E FRANKLIN TEMPLETON

La banca statunitense JPMorgan vuole assumere altri venti persone entro la fine del 2022 da aggiungere il suo team nell’Arabia Saudita, composto da un centinaio di dipendenti (nel 2016 era più piccolo di oltre la metà).

La società di investimento Franklin Templeton sta pensando di aprire in Arabia Saudita il proprio centro di riferimento per la regione mediorientale.

COSA VUOLE L’ARABIA SAUDITA

L’Arabia Saudita spera che questa attenzione da parte del mondo finanziario si traduca in un numero maggiore di investimenti domestici: benché gli investimenti diretti esteri nel paese siano sempre aumentati dal 2017 (quando si tenne la prima edizione della Future Investment Initiative), si sono quasi sempre diretti verso progetti petroliferi. Riad, però, vorrebbe diversificare la propria economia, riducendo la centralità del greggio.

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