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Il business di Amco (Tesoro) con le banche è un aiuto di Stato e farà aumentare il debito pubblico?

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Una frase di Crosetto ripropone il tema Amco dibattuto tra gli addetti ai lavori: la società del Tesoro farà aumentare il debito pubblico? Dati, indiscrezioni, commenti e scenari

Dossier Amco per governo e banche. I subbugli continuano.

Ecco le ultime novità.

Agli addetti ai lavori non è affatto sfuggito un passaggio nell’intervista odierna di Guido Crosetto, imprenditore e co-fondatore di Fratelli d’Italia al Corriere della Sera. Nel descrivere la buriana che colpirà l’economia in autunno, Crosetto ha paventato anche lo scenario di una la ri-classificazione di Amco tra il debito pubblico.

Amco è il servicer di proprietà del Mef e si occupa principalmente di acquistare crediti marci delle banche per poi impacchettarli e cercare di recuperare il possibile.

“Vedo possibili decisioni di Bankitalia preoccupanti, come la classificazione in debito pubblico di ciò che prima non lo era (i soldi messi dallo Stato in Autostrade per l’Italia o il meccanismo dell’Amco, per i crediti finanziari): aumentando il debito di decine di miliardi e togliendo ad un governo strumenti per intervenire in crisi industriali o bancarie», ha detto Crosetto, vicinissimo alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

La tempistica dell’intervista è impressionante. Proprio oggi, infatti, il quotidiano finanziario Mf scrive che si sta insabbiando – causa spappolamento della maggioranza di governo, crisi di governo ed esecutivo Draghi agli sgoccioli – un disegno di legge già pronto nei cassetti di Alessandro Rivera e Stefano Cappiello alla direzione generale del Tesoro (ministero dell’Economia).

“Sembra – scrive il quotidiano finanziario del gruppo Class – che a Roma non sia stato chiarito se il progetto possa rientrare o meno negli affari correnti che un esecutivo dimissionario può affrontare”.

Qual è l’idea-progetto del Tesoro ben gradito ad alcune banche? Far gestire proprio ad Amco tutte le sofferenze e incagli assistiti da garanzie di Stato.

Altra coincidenza. Oggi, 4 agosto, è in agenda un consiglio di amministrazione di Bper. In molti si aspettano che in quella sede la banca ufficializzerà l’aggiudicazione di una maxi gara di Utp (Unlikely to pay, come si chiamano oggi gli incagli) proprio alla sgr del Tesoro. Prima ancora che si conosca l’esito della gara, ha fatto dibattito tra gli addetti ai lavori la scelta di Bper di invitare Amco alla gara.

Amco, in effetti, è a perenne rischio di aiuti di Stato: “Offre prezzi-monstre, che nessun servicer privato si sognerà mai di quotare, ma i suoi conti evidenziano massicce svalutazioni”, dice un analista che preferisce l’anonimato.

In breve: il ruolo di Amco è molto controverso e divisivo.

Le (poche) banche che la invitano alle gare sono evidentemente ben liete di incassare un maxi-prezzo per cedere i propri Utp. Le (molte) banche che non la invitano considerano Amco un aiuto di Stato, una distorsione di mercato, una concorrenza sleale per i numerosi servicer partecipati da hedge fund americani e inglesi.

Il laconico passaggio di Crosetto su Amco mostra che il tema inizia a guadagnare ampia notorietà. E che Rivera e Cappiello, che di qui a non molto finiranno nel solito tritacarne dello spoils system (qui le indiscrezioni di Start Magazine), sono osservati speciali.

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